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Ti consiglio un libro: Fight Club.

By Teresa Borgia
22 Aprile 2016 3 Min Read
0

 

Fight Club è il primo romanzo dello scrittore statunitense Chuck Palahniuk pubblicato nel 1996, in Italia edito Mondadori.
Il regista David Fincher ne ha tratto l’omonimo film di culto, il quale consegnò il libro alla fama di cui gode tutt’ora.

Il protagonista è un anonimo impiegato trentenne che, pur godendo di un buon lavoro, non ha più fiducia nel genere umano e nella società. Oltre a sentirsi passivo nei confronti di tutto ciò che lo circonda, soffre di una terribile insonnia che lo costringe a partecipare a svariati gruppi di sostegno per persone con malattie terminali: qui trova il conforto che il resto del mondo gli nega.
E’ in questi luoghi che conoscerà Marla Singer. Ma l’evento che porterà alla distruzione di ogni sua prospettiva, sarà l’incontro con Tyler Durden. Tyler è un guru moderno, disilluso della cultura del consumismo, auspica la distruzione del mondo capitalistico.
I due, uniti dal senso di vuoto della proprio esistenza, trovano la loro valvola di sfogo negli incontri clandestini di boxe che si tengono nei sotterranei di bar: è così che nasce il primo Fight Club, il primo passo del più ampio desiderio di distruggere l’intera società.

Se puoi svegliarti in un luogo diverso.
Se puoi svegliarti in un fuso orario diverso.
Perché non ti puoi svegliare diverso tu stesso?

E’ stato il primo libro di Palahniuk che ho letto.
Quello che salta subito all’occhio è senza dubbio il suo stile difficile da digerire, frammentato ma che racchiude in sé un messaggio molto chiaro ed esplicito. L’autore non utilizza mezzi termini: il linguaggio è crudo, violento così come sono crude e violente le immagini che ci racconta. La narrazione sembra volerci disorientare di proposito, pieno di flashback e di sottili metafore, la prospettiva cambia in continuazione.
Con il suo stile martellante, Palahniuk riesce a criticare aspramente la società capitalistica e il consumismo sfrenato che sembra aver inghiottito l’ultimo briciolo di umanità.

Disseminato di metafore e allusioni, quella che sicuramente mi ha colpita di più è stata quella del sapone. Tyler, per finanziare il progetto ancor più grande e ambizioso – quello di distruggere l’intera società- , produce saponette con “il grasso più ricco e più cremoso del mondo, il grasso della terra”.

Il sapone da sempre simbolo dell’igiene, in questo romanzo, diviene merce che finanzia la distruzione. Distruzione che, in questo caso io, ho associato all’idea di pulire una società malata e sporcata dal consumismo, dal capitalismo, dall’inumanità che nega ogni conforto emotivo; quasi a voler eliminare da una bellissima e candida camicia bianca un alone di sporco ostinato.
Ma è davvero così che si fa pulizia, eliminando, distruggendo dalla radice tutto ciò che per noi è impuro e sporco?
Forse sì, forse no.
Qualsiasi sia la prospettiva adottata troveremo, sicuramente, dei pro e dei contro. L’incerto, la doppiezza del romanzo si riflette nella risposta.

Pur riconoscendo l’originalità stilistica e narrativa, il romanzo non è riuscito ad entusiasmarmi più di tanto forse perché caricato di troppe aspettative.
Il mio consiglio comunque è quello di leggerlo perché è un romanzo che nel bene o nel male incuriosisce, smuove qualcosa nella mente di ognuno.

t.

Letto: 6
Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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    Accade.
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Teresa Borgia

Per paura e timidezza verso me stessa evito ogni forma di descrizione: interiore ed esteriore. Scrivo in gran segreto per mettere in ordine pensieri e sentimenti confusi e per riprendermi da notti insonni.

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