“Parlano poco gli alberi, si sa …”

12 Agosto 2016, era il giorno del mio ventisetteseimo compleanno.

Eppure, il sottoscritto non aveva molta voglia di festeggiare, anzi: ero solo desideroso di riposare, dopo lo stress subito nelle mie svariate disavventure Bolognesi, il servizio civile, il lavoro…

Quindi Domenico mi propose di fare una performance teatrale a Serrastretta.

Vi chiederete, forse, come mai ho deciso di parlarne solo ora.

Ebbene, solo ora ho la giusta ispirazione, perché proprio in questo momento, osservo il panorama di casa mia, è una vista splendida per me. E in queste sere quando contemplo tale panorama mi viene sempre in emnte quanto sia bella la nostra terra, e quanto io abbia dato un contributo per preservarla, insieme a Domenico e Piergiorgio.

Come mio solito me la prendo con calma, con la mia (quasi) inguaribile pigrizia, anzi no. Ero in ansia e andavo di fretta ma i miei volevano festeggiarmi, sì.

Volevano festeggiare qualcuno che non sentivo il bisogno di nulla, tranne di andare via, in fretta.

Mi ricordo che ci perdiamo, ma alla fine riusciamo ad arrivare…

 

Dopo difficoltà che non vi elencherò, riusciamo a fare il nostro “lavoro”, e anche se non compiuta negli orari previsti, è stata una cosa molto bella.

Io e Domenico, facevamo “finta” di essere fratelli … E Io dopo un qualche Incidente misterioso, avevo deciso di fare silenzio:

Mi alzavo solo per dire una poesia, di Eugenio Montejo:

” Parlano poco gli alberi, si sa.
Passano tutta la vita meditando
e muovendo i loro rami.
Basta guardarli in autunno
quando si riuniscono nei parchi:
soltanto i più vecchi conversano,
quelli che donano le nuvole e gli uccelli,
ma la loro voce si perde tra le foglie
e assai poco percepiamo, quasi niente.

È difficile riempire un piccolo libro
coi pensieri degli alberi.
Tutto in essi è vago, frammentario.
Oggi, ad esempio, mentre ascoltavo il grido
di un tordo nero, di ritorno verso casa,
grido ultimo di chi non attende un’altra estate,
ho capito che nella sua voce parlava un albero,
uno dei tanti,
ma non so cosa fare di quel grido,
non so come trascriverlo. “

Domenico diceva “HA PARRATU?” ma il mio personaggio lo negava. E alla fine, beviamo una birra allegramente…

Poco dopo me ne andavo con Alberto, un caro amico di Bologna che ospitavo quei giorni, che è venuto a vedere la nostra terra…

La nostra terra, meravigliosa. Una sera, tornando a casa, ho ammirato di nuovo questo spettacolo, e mi sono detto: ” Cara terra, sei bellissima. Il tuo problema è uno solo. Dovresti solo essere te stessa, e non tentare di essere meglio di quello che sei”.

Chiaro riferimento alla nostra mentalità,a quello che accade, e anche alle stranezze successe all’ecofaggeta.

Non esistono persone solo buone o cattive, una terra buona e cattiva… I difetti del sud? Le persone, la mentalità, la criminalità … I pregi: il sentirsi a casa, la bellezza dei paesaggi, il clima…

Non è semplice per me, che sono vissuto in due luoghi, amando entrambi … Non credo sia facile per altri che lo fanno per forza, a cui può mancare sempre casa.

Una delle ultime sere a Bologna, prima di scendere, ero stato invitato da un mio collega, un grande amico, addirittura a cena dai suoi … (immaginate le battute che ho fatto, dato che portava a ME e non una donna…) Il padre mi ha detto che una volta gli uomini del sud, erano chiamati “marocchini”, nientemeno.

Noi, i primi ad essere immigrati, i primi a voler o dover andare via, e proprio grazie a questi pregiudizi, sentirci più che mai, contenti e fieri delle nostre origini.

Patrioti,

briganti.

 

 

 

 

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