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Approfondimenti

Genesi ed evoluzione di un assassino: psicopatologia di Joker

By Vincenzo Costabile
3 Maggio 2020 4 Min Read
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Una infanzia caratterizzata da abusi, neglect e un rapporto di attaccamento con la madre disorganizzato. Il compagno della madre che picchia il bambino causandogli un trauma cranico, possibile origine organica della sua risata spastica, che affiora nei momenti in cui è teso. Una madre a sua volta affetta da problemi psichici, con una diagnosi di narcisismo e psicosi che la porterà anche a dei ricoveri in istituti psichiatrici. Eppure in mezzo a tutta questa sofferenza il bambino rimane sempre sorridente, tanto da essere soprannominato dalla madre col nomignolo di “Happy”. Quand’è che “Happy”, il bambino che sorride nella sofferenza, diventa “Joker”, il feroce assassino? L’attaccamento disorganizzato tra madre e bambino comporta una mancanza di organizzazione del comportamento da parte del caregiver, dovuto a un atteggiamento della madre spaventato e/o spaventante, che può portare a fenomeni dissociativi della coscienza in età adulta, a modelli operativi interni caratterizzati dalla formula attacco/fuga e ad una visione del mondo come luogo ostile.

Nell’età adulta Arthur Fleck convive con la madre, il suo unico affetto e sogna di diventare un comico di cabaret. Il suo modello di riferimento è il comico televisivo Muarray. Ma nel frattempo per guadagnare si veste da clown per fare pubblicità ai locali e intrattenere i bambini. Fleck è seguito dai servizi sociali attraverso colloqui di sostegno e supporto farmacologico. Nel passato i suoi sintomi e il suo dolore psicologico avevano richiesto il ricovero in un ospedale psichiatrico. Fleck ha una visione di sé come persona fragile e inadeguata, sopraffatta dai pensieri negativi, che crea un sé compensatorio come persona votata a portare gioia e risate. Questo si manifesta nelle sue fantasie, quando sogna di essere riconosciuto, elogiato ed abbracciato dalle figure da lui rappresentate come paterne: il comico Murray e il presunto padre Wayne, candidato a sindaco della città. I toni caratterizzati da drammatizzazione, il sé compensatorio, la ricerca di affetto e attenzione da persona e da uomo di spettacolo possono far pensare ad un disturbo istrionico di personalità.

Ancora persiste empatia con le altre persone, una progettualità per il futuro (diventare un comico professionista). Queste caratteristiche si perdono a seguito di ulteriori traumi: viene aggredito in metro da dei giovani Yuppies e risponde estraendo una pistola e uccidendoli. Fa visita a Wayne, che lo rinnega come figlio e gli tira un pugno. Viene deriso in diretta televisiva da Murray. Il padre, l’autorità, non è più vissuta come ideale da raggiungere, ma viene svalutata e rievoca angosce primitive, persecutorie e castranti. Nello stesso periodo i servizi sociali subiscono dei tagli e così Fleck perde il supporto terapeutico e farmacologico.

Nella deriva psicotica di Joker c’è una regressione dell’Io che viene sopraffatto dall’Es, il principio di piacere, come puro godimento al di fuori della legge del Super-Io e del principio di realtà. In alcuni momenti di dissociazione, immagina di avere una relazione con la vicina di casa, per poi scoprire che si era trattato di allucinazioni. Il trauma finale, il momento in cui perde completamente empatia e progettualità (divenendo come narrato in un altro film su Batman “un agente del caos”), è la scoperta degli abusi subiti nella prima infanzia, a cui segue l’uccisione della madre malata da parte di Joker. E’ l’atto da cui non si può tornare indietro.

La visione di Sé è cambiata, non è più una vittima, ma un carnefice e attraverso la violenza acquisisce sicurezza: “Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente, ma esisto. E le persone iniziano a notarlo.” La visione del mondo è cambiata, il mondo è visto come un luogo ancora più ostile in cui bisogna imporsi con la violenza e la manipolazione per non esserne oppressi. Gli altri sono o “deboli” oppure ostacoli ai propri desideri e quindi meritano di essere aggrediti. Diventa insensibile a ciò che gli altri provano ed è assente la paura per le conseguenze e le punizioni delle sue azioni. Queste caratteristiche (visione di sé, visione del mondo, visione degli altri) sono tipiche del disturbo antisociale di personalità. Il dolore psicologico che aveva lamentato finora non lo tormenta più, perché insieme all’empatia e alla progettualità, recide il contatto con le proprie emozioni profonde: “Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia. Adesso vedo che è una commedia.”

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Vincenzo Costabile

Studente appassionato e allo stesso tempo svogliato di psicologia. Giocatore e istruttore di scacchi. La ricerca della verità, che sia la psiche umana o una posizione sulla scacchiera, mi ha fatto scontrare col mistero. E' forse così che è nata la mia passione verso l'arte? L'artista crea un enigma da una soluzione, ha scritto Karl Kraus. Per risvegliare la meraviglia, la magia e l'amore per l'ignoto.

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Vincenzo Costabile

Studente appassionato e allo stesso tempo svogliato di psicologia. Giocatore e istruttore di scacchi. La ricerca della verità, che sia la psiche umana o una posizione sulla scacchiera, mi ha fatto scontrare col mistero. E' forse così che è nata la mia passione verso l'arte? L'artista crea un enigma da una soluzione, ha scritto Karl Kraus. Per risvegliare la meraviglia, la magia e l'amore per l'ignoto.

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