Stati Alterati di Coscienza e creatività: l’esperienza mistica

Stati Alterati di Coscienza e creatività: l’esperienza mistica

Nella mia tesi di laurea ho trattato l’ipotesi che la creatività e la psicopatologia avessero una correlazione. Nello specifico che i due costrutti fossero legati da un rapporto ad U invertita (Richards et al.,1988; Abraham, 2014): ovvero che al crescere del disturbo mentale aumentino i livelli di creatività, grazie alla mediazione di fattori quali: una maggiore impulsività, il pensiero divergente, l’apertura all’esperienza, la disinibizione cognitiva, una più alta tolleranza all’ambiguità e un pensiero iper-inclusivo; tuttavia ciò avverrebbe fino a raggiungere una soglia oltre la quale il disturbo diventa compromettente per le capacità della persona e le prestazioni creative diminuiscono progressivamente con l’aggravarsi della malattia.

I tratti cognitivi e di personalità utili al creativo per la sua opera, potrebbero anche predisporlo a una maggiore vulnerabilità alle psicopatologie.

Ma non sono solo gli stati alterati di coscienza patologici ad essere potenziale fonte di creatività, ma anche quelli non patologici, come le esperienze mistiche.

In un esperimento di Michalica e Hunt (2013) è stata esplorata l’ipotesi che artisti e persone rientranti nello spettro schizofrenico avessero livelli più elevati di absorption. Tellegen e Atkinson (1974) descrivono l’absorption come “la tendenza a diventare assorti nella natura, nel leggere un libro e negli stati alterati di coscienza spontanei”. Roche e McConkey (1990) l’hanno descritta come “un’apertura all’esperienza emotiva e alle alterazioni cognitive in una grande varietà di situazioni”. Michalica e Hunt hanno misurato l’absorption utilizzando la Tellengen Absortpion Scale (TAS: Tellengen e Atkinson, 1974), composta da 34 item che possono essere presentati con un formato di risposta dicotomico (vero/falso) o su una scala a 5 punti di tipo Likert. Nell’esperimento è stato testato se l’absorption mediasse la relazione tra creatività ed esperienze mistiche e schizotipia. I risultati hanno mostrato che artisti e persone con sindrome schizotipica hanno livelli più elevati di questo costrutto, ma non le persone schizofreniche.

Tuttavia le persone schizofreniche hanno, come gli artisti, un numero maggiore di esperienze mistiche rispetto al gruppo di controllo, misurate dal Questionnaire of Mystical Experiences di Hood, che le descrive come esperienze più trascendenti rispetto a quelle più comuni, legate all’absorption e alla schizotipia. Questi risultati mostrano che vi sono delle similarità tra personalità creative e persone che sono affette da disturbi mentali o che sono predisposte a svilupparli, come la tendenza ad avere esperienze percettive e pensieri inusuali.

E’ interessante come esperienze psicotiche e mistiche abbiano elementi in comune (argomento studiato da Heriot-Maitland in un articolo del 2008) come ad esempio: le preoccupazioni religiose, udire voci attribuite a Dio, al diavolo o a entità sovrannaturali, deliri di grandezza, nei quali chi ne soffre non è raro che si attribuisca una importanza di tipo spirituale e avverta la sua vita come dotata di un significato speciale. Tuttavia le esperienze mistiche, quando non sono spontanee, sono conseguenti a un lungo lavoro di preghiera, meditazione o ascetismo, quindi sotto il controllo della persona che le sperimenta, al contrario delle esperienze psicotiche, che sono fuori controllo. Altre differenze importanti si rintracciano nelle loro rispettive conseguenze comportamentali e del tono emotivo. A livello comportamentale le esperienze mistiche sembrano condurre ad un miglioramento della vita, mentre quelle di tipo psicotico ad un impoverimento sociale e comportamentale. A livello emozionale, sebbene vi possa essere inizialmente uno stato di euforia comune a entrambi i gruppi, in seguito nel gruppo psicotico le emozioni tendono ad essere negative. Secondo Harry Hunt (2007) durante l’esperienza mistica l’individuo si trova in comunione con una sorta di “coscienza cosmica” o “animismo astratto”. I sintomi positivi della schizofrenia (quindi deliri e allucinazioni) potrebbero portare l’individuo a sperimentare delle sensazioni simili, come se a seguito dell’anedonia e degli altri sintomi negativi, si realizzasse una sorta di potenziamento compensatorio che arricchisse la realtà e l’esistenza di significato, per quanto questo significato possa essere bizzarro o terrificante. Questa ipotesi è in accordo con quanto teorizzato da Freud nell’articolo La perdita di realtà nella nevrosi e nella psicosi (1924), ovvero che nelle psicosi l’Io cede all’Es rinnegando la realtà esterna che non accetta, i cui elementi vengono poi rimpiazzati attraverso deliri e allucinazioni. In entrambi i casi, nell’esperienza mistica e in quella psicotica, si tratterebbe quindi di stati alterati di coscienza “funzionali”, che avrebbero in comune anche la perdita della distinzione tra la realtà soggettiva e quella oggettiva, tra l’Io e il Non-io. Tuttavia mentre le esperienze mistiche si concludono con una trasformazione della coscienza del soggetto in maniera integrativa, perché è mantenuta una prospettiva adeguata durante il processo, le esperienze psicotiche allucinatorie/deliranti, essendo causate da processi patologici, conducono a una disgregazione della coscienza. Nel libro Neuropsicologia dell’esperienza religiosa, Franco Fabbro ci offre un punto di vista neuropsicologico sull’argomento: “i sogni, le allucinazioni e alcune esperienze spirituali (stati di meditazione profonda, estasi mistiche) sembrano associarsi a circuiti neuronali parzialmente simili. Tutte e tre le situazioni determinano un’attivazione di strutture cortico-limbiche, che si estendono dalla porzione mediale del lobo temporale al giro cingolato anteriore fino alla corteccia prefrontale. Contemporaneamente si assiste a una ipoattivazione o disattivazione delle aree parieto-occipitali. Per quanto riguarda gli aspetti neurochimici, tutti e tre gli stati di coscienza sono caratterizzati da un aumento della dopamina, mentre l’acetilcolina è aumentata soltanto nei sogni, la noradrenalina è diminuita nei sogni e nelle esperienze religiose, la serotonina sembra diminuire in tutte e tre le condizioni”[1].

 

Batson e Ventis (1982), utilizzando il modello del processo creativo di Wallas (1926), hanno ipotizzato una similitudine tra la creatività e l’esperienza mistica. Il modello di Wallas divide il processo creativo nelle fasi di “(1) preparazione (porsi interrogativi importanti), (2) incubazione (abbandonare questi interrogativi), (3) illuminazione (il verificarsi di un nuovo insight) e (4) la verifica (la soluzione viene testata e implementata). Con la credenza che esperienze mistiche e creative differiscano solo per i contenuti, piuttosto che per il processo, Batson e Ventis hanno proposto il loro modello a 4 fasi dell’esperienza mistica: (1) crisi esistenziale (interrogativi esistenziali personali), (2) resa (disperazione e fallimento nella ricerca del significato esistenziale), (3) nuova visione (trascendere le vecchie strutture cognitive per scoprire un nuovo significato), e (4) nuova vita (vivere la vita con nuove strutture cognitive)”[2].

Effettivamente l’esperienza mistica e il processo creativo hanno in comune l’elemento di trasformazione della realtà, attraverso uno sguardo nuovo su di essa.

E’ interessante il caso di William Blake, il quale ha scritto il poema Milton in uno stato di estasi mistica, come se fosse sotto dettatura di qualche entità.

Tuttavia, come fa notare Brown (2008): “La creatività non è l’esperienza dell’ispirazione, ma il concetto che ispira e il lavoro che segue, al quale la tecnica e l’abilità sono sussidiarie. Nel mistico, la tecnica è necessaria, ma manca l’abilità per raggiungere l’Idea, dalla quale non viene niente eccetto che esultanza personale”[3].

In ogni caso il fatto che possano esistere somiglianze tra il processo creativo e l’esperienza mistica non significa necessariamente che esista una correlazione positiva tra creatività e misticismo, sebbene le ricerche recenti indagano in questa direzione.

[1]                 Fabbro F. (2010), Neuropsicologia dell’esperienza religiosa, Astrolabio, Roma, p. 315

[2]                 Heriot- Maitland C. (2008), Mysticism and madness: Different aspects of the same human experience?, in “Mental Health, Religion & Culture”, 11(3), 309

[3]                 Brown J. (2008), The Inward Path: Mysticism and Creativity, in “Creativity Research Journal”, 20(4), 367

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