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Approfondimenti

Il poeta Dino Campana: estratto dalla mia tesi “Il sole nero”

By Vincenzo Costabile
14 Marzo 2016 5 Min Read
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Dino Campana

“Pace non cerco, guerra non sopporto | Tranquillo e solo vo pel mondo in sogno | Pieno di canti soffocati.” (Dino Campana, “Poesia facile” in Canti orfici)

Il poeta Dino Campana è stato reso celebre, seppur per lo più dopo la morte, dal suo libro in prosa poetica i Canti orfici, pubblicato per la prima volta nel 1914. Alcuni eventi e periodi della vita di Campana rimangono avvolti nell’indeterminatezza.Dino Campana nacque a Marradi, paese in provincia di Firenze, il 23 Agosto 1885, figlio di uno stimato insegnante elementare e di una madre casalinga, descritta dai biografi come bizzarra e fervente religiosa, che sembrava avere con Dino rapporti ambivalenti, alternando affetto e forte disapprovazione. L’infanzia di Campana trascorse in modo felice, come raccontò anni più tardi a uno psichiatra lo stesso poeta, sebbene dopo la nascita del fratello secondogenito nel 1888 sembra che Dino sia passato in secondo piano agli occhi della madre. Comunque Campana non mostra avere problemi fino all’età di 15 anni, quando riceve una bocciatura a scuola e secondo diversi studiosi inizia a mostrare i primi sintomi di disordini mentali. Riuscirà a recuperare l’anno di liceo perso studiando privatamente, ma in seguito lo stesso poeta racconterà che in quel periodo: “Mi prese una forte nevrastenia; non potevo stare in nessun luogo”.

E’ infatti a quella età che iniziarono i viaggi, i vagabondaggi e le peregrinazioni che contraddistinsero la sua vita fino all’ultimo ricovero in manicomio. Viaggi che spesso erano compiuti a piedi, sui monti e nei boschi vicini al suo paese o nei paesi vicini, ma non solo: infatti riuscì ad attraversare a piedi anche le Alpi; oppure imbarcato, a volte clandestinamente, su navi e treni. Una irrequietezza e una erranza che hanno portato alcuni a paragonarlo a Rimbaud. Le testimonianze raccolte e i racconti del poeta fanno riferimenti a viaggi in Svizzera, Francia, Belgio, Argentina e Russia, sebbene sia stata contestata una sua effettiva permanenza in Russia, che è presumibilmente frutto dell’immaginazione di Campana. Di rientro da Parigi, nel 1906, viene internato in manicomio a Imola su richiesta del padre e poi dimesso. L’anno successivo parte per l’Argentina dove svolge una moltitudine di lavori per mantenersi: portiere, suonatore di triangolo, pompiere e manovale. Nel 1908 fa ritorno in Europa, ma passando dal Belgio viene prima incarcerato per vagabondaggio e poi trasferito in una casa di cura, come scrisse Campana: “una specie di manicomio”. Infine tramite l’intervento della famiglia riesce a fare ritorno a Marradi. Nel 1912 vive un periodo più tranquillo, si riiscrive all’università a Bologna alla facoltà di chimica, a cui si era iscritto anche dopo il diploma, ma che aveva lasciato, e dopo qualche mese chiede il trasferimento a Genova. A Bologna vengono pubblicate le sue prime prove poetiche, su un giornale di amici goliardi; alcuni di questi lavori saranno in seguito inseriti nei Canti orfici. Nel 1913 si reca a Firenze con la prima versione del suo manoscritto per conoscere intellettuali e redattori al fine di pubblicarlo. L’unica copia del libro venne persa dallo scrittore Ardengo Soffici e Campana esasperato minacciò di vendicarsi a colpi di coltello. Il 1914 decise di riscriverlo affidandosi alla memoria e lo stesso anno lo pubblicò a proprie spese. Riprese a vagare per l’Italia e allo scoppio della prima guerra mondiale non fu ritenuto idoneo al servizio militare. Nel 1916 conobbe la scrittrice Sibilla Aleramo, con la quale ebbe una tumultuosa relazione e che rappresentò la donna più importante della sua vita. Momenti di gioia e amore nella vita di coppia si alternavano a incontenibili deliri del poeta e liti. Per tutta la vita di Campana i suoi sentimenti e atteggiamenti verso le donne risultarono ambivalenti. A volte mostrava indifferenza, o fastidio del tutto, verso l’altro sesso, altre volte rincorreva le ragazze in modo barbaro e selvaggio; a volte celebrava l’amore in maniera romantica, altre volte si affiancava a prostitute. All’inizio del 1918 a Marradi viene colto da una crisi e dà in escandescenze e di conseguenza viene ricoverato in manicomio, prima a Firenze e dopo nel manicomio di Castel Pulci, con una diagnosi di demenza precoce, come allora veniva chiamata la schizofrenia. Qui trascorrerà 14 anni della sua vita, tra periodi di delirio e altri di quiescenza. Nel 1931 gli psichiatri constatano un netto miglioramento del quadro clinico e una remissione dei sintomi e programmano pertanto le sue dimissioni per il 1932. Queste non ebbero mai luogo, perché il poeta fu colto da improvvisa morte per setticemia acuta il primo Marzo 1932. La causa della malattia potrebbe essere stata il ferimento con il filo spinato durante un tentativo di fuga.

Franco Mongini, neurologo e professore universitario di medicina, nel suo libro Il genio tra nevrosi e follia: Carlo Emilio Gadda, Dino Campana afferma che dai dati a disposizione è ragionevole pensare che Campana abbia sviluppato la schizofrenia nell’ultimo periodo della vita, mentre da giovane poteva avere un disturbo schizotipico di personalità, borderline, o protratti sintomi prodromici della schizofrenia. Inoltre secondo Mongini, Campana era soggetto a episodi psicotici anche prima di sviluppare la schizofrenia, ipotesi supportata dalle testimonianze di suoi improvvisi scoppi di violenza, con comportamenti aggressivi verso cose e persone. Dall’analisi del carteggio del poeta non è possibile stabilire una linea di demarcazione tra la fase schizofrenica e quella precedente, sebbene ciò che ne viene fuori è l’evolversi di un pensiero che da bizzarro, più tardi diventa chiaramente alterato e delirante. Comunque anche nel periodo anteriore, verso i suoi amici letterati “Dino alterna platealmente invettive feroci e accenti premurosi e amichevoli, sconfortata autocommiserazione ed esibita sicurezza delle proprie capacità”.

Nel 1914 Dino scrive di aver “verificato che per fare qualcosa di leggibile bisogna essere bastonati a sangue”. Per il poeta la scrittura non era solo una forma di riscatto rispetto alle avversità della vita e delle altre persone (reali o presunte che fossero), ma come scrive in una lettera “io ho bisogno di essere stampato: per provarmi che esisto”.

In accordo con il rapporto a U invertita tra creatività e psicopatologia, da quando inizia a soffrire della psicosi vera e propria non ha prodotto più niente di valido, ma nella fase precedente, quella prodromica o schizotipica, Mongini afferma che “la scelta degli argomenti, le sue descrizioni potentemente immaginifiche e la capacità di esprimere sensazioni quanto mai arcane e complesse siano state in qualche modo condizionate favorevolmente dalla sua situazione psicologica”. Questo sarebbe dovuto a una serie di elementi come “la tendenza a una ideazione fortemente immaginifica e magica; la sensazione di esperire, grazie a capacità percettive che esulano dalla comune sensorialità, la presenza di un mondo altro, l’impressione che a tratti, a mezzo tra sogno e realtà, il proprio sé vada incontro a un processo di dissociazione e depersonalizzazione”. Insomma l’essere un visionario, quasi un “veggente” (nell’accezione di Rimbaud), avrebbe un riflesso positivo sull’opera artistica di Campana, che tuttavia non deve la sua qualità solo a questo, quanto anche alla sensibilità e alla capacità del poeta di immergersi nei paesaggi e negli ambienti che descrive, al suo essere “visivo”.

L’esperienza di essere immersi nella natura e nel contemplare l’arte (Campana era amante di tutte le forme d’arte) abbiamo visto essere definita in psicologia dall’absorption, che è risultata correlata positivamente con la schizotipia.

Facendo una analisi basata sui tipici tratti della schizotipia potremmo dire che Campana nel periodo di produzione artistica aveva elevati livelli nei fattori delle esperienze inusuali (ideazione magica e alterazioni delle percezioni) e dell’impulsività anticonformistica, oppure nella dimensione della personalità psicoticismo, tutti tratti che nelle ricerche sono risultati correlati positivamente con la creatività.

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Vincenzo Costabile

Studente appassionato e allo stesso tempo svogliato di psicologia. Giocatore e istruttore di scacchi. La ricerca della verità, che sia la psiche umana o una posizione sulla scacchiera, mi ha fatto scontrare col mistero. E' forse così che è nata la mia passione verso l'arte? L'artista crea un enigma da una soluzione, ha scritto Karl Kraus. Per risvegliare la meraviglia, la magia e l'amore per l'ignoto.

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Vincenzo Costabile

Studente appassionato e allo stesso tempo svogliato di psicologia. Giocatore e istruttore di scacchi. La ricerca della verità, che sia la psiche umana o una posizione sulla scacchiera, mi ha fatto scontrare col mistero. E' forse così che è nata la mia passione verso l'arte? L'artista crea un enigma da una soluzione, ha scritto Karl Kraus. Per risvegliare la meraviglia, la magia e l'amore per l'ignoto.

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