Si vive ancora. Un giorno per volta.

Uomini e donne senza tempo, con troppo tempo per pensare al passato e giovani con troppo tempo ma senza tempo per pensare al futuro, avvolti da sogni dimenticati, cancellati, distrutti.

Utopie irrealizzate, fluttuanti nella mente e nello spirito, sempre acceso, vivo, immortale.

Schermi che dicono la verità, mentendo, illudendo.

Rapporti finti, fugaci, futili.. Mani sfiorate, toccate, strette, lasciate..

E ancora voci e volti dimenticati, mai visti e immaginati.

Amori sognati, non detti, dichiarati, persi. Menti che mentendo si dicono aperte, schiave dell’idea altrui.

Bocche cucite piene di parole e pensieri affollati, incastrati.. bocche aperte stupite, vuote, stupide.

Un altro giorno finisce e uno nuovo inizia, c’è ancora tempo per ricominciare.



A chi… compie gli anni!

A chi conosci da pochi mesi ma pare siano anni, lunghi e intensi, belli e vivi.

A chi ti sa guardare e non si ferma all’apparenza, con gli occhi sempre aperti anche se assonnati.

Ai flussi di coscienza improvvisi, le riflessioni notturne e agli acciacchi, sempre più frequenti.

A chi ti saluta ogni mattina e ogni sera, a chi si preoccupa di sapere come stai e cosa fai.

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Il respiro non serve, ti percepisco

L’oppressione di cieli grigi senza sole, di percorsi recintati

da illusioni che non lasciano spazio all’immaginazione.

Cammino sulle sponde di una notte senza stelle, trascinando

il peso di un’anima in cerca di altri orizzonti da cui affacciarsi,

da cui scrutare l’inizio di un nuovo giorno, aspettando che la sua musica

inizi a suonare, colorando nuovi canti, dipingendo nuovi versi.

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Infilo la testa sott’acqua per contare gli attimi che mi separano dal prossimo respiro

Son troppo lunghi questi miei labirinti mentali in cui vago e mi perdo, annusando angoli e vie d’uscita, nascosti ed offuscati dalla fitta nebbia dei pensieri miei.

Incessanti i miei passi stanchi trascinano il mio corpo per queste vie deserte, a stento illuminante da pochi raggi di pallidi soli. Non so cosa ci faccio qui, e soprattutto non so come ci sia finito, ma neanche quando e perché.

Gli odori e i sapori assomigliano a qualcosa, qualcuno, ad echi e suoni di posti lontani, a luci e paesaggi già visti e ammirati.

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Fuori fa freddo e io guardo la linea delle montagne

Sembra ormai un lontano ricordo quell’estate di cui tutti parlano incessantemente, quella in cui ognuno, pare, abbia passato momenti indimenticabili: serate fra amici, gite al mare, incontri casuali e baci rubati.

Ne parlano così tanto – è questa l’idea di cui mi vado convincendo – perché forse hanno lasciato qualcosa in sospeso e che proprio non riescono a risolvere una volta per tutte, tipo quando inizi un disegno o un quadro e alla fine manca sempre quel pezzetto finale che non ti consente di dire “Ho finito!”.

Eppure, lì fuori, qualcosa sta davvero succedendo. Io lo vedo, e lo sento. Basta alzare un po’ gli occhi dagli smartphone, dai nostri pc o dai nostri piedi che a passo confuso si muovono lungo le strade e i marciapiedi.

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