• Tempistiche.

    Siamo una società frettolosa. Sarà che sono uno che ha bisogno dei suoi tempi per fare le cose.. ma questa “filosofia efficiente” mi ha sempre creato un gran disturbo. In più, ora siamo nella società dell’informazione, dove le parole spesso rischiano di perdere di significato, visto che ora possiamo parlare tutti, e di qualunque cosa. Ebbene, non si smette mai di imparare. Lentamente sto imparando che questo mondo pretende che siamo tutti uguali, tutti rapidi, efficienti, brillanti.. ma la vera felicità non è questa. La felicità sta nel non voler essere come tutti, ma nel voler essere se stessi, e sperare che altri capiscano questo, e che lascino che tu possa camminare con i tuoi passi, al tuo ritmo.. e sia disposto ad ascoltarti, quando è in grado di farlo. Ho sempre creduto in queste cose, ma ora che so che è possibile incontrare persone che capiscano questo, so che noi stessi dobbiamo far sì che anche gli altri possano avere la stessa forma di rispetto che noi pretendiamo. Crescere è questo: comprendere che il mondo non gira intorno a noi.. ma che assieme ad altri camminiamo, e possiamo cominciare a vedere il mondo anche con gli occhi degli altri.
    Pierluigi Cuccitto

     

  • Se l’informazione non informa.

    Informare è una cosa seria: presuppone responsabilità, coscienza, conoscenza. Cosa succede, allora, se quelli che dovrebbero essere i professionisti della comunicazione sono superficiali, incoerenti o semplicemente ignorano quello di cui parlano? Il dovere di fornire un contraddittorio è troppo spesso trascurato e pur di fare notizia e confezionare finti scoop ci si dimentica della necessità di dar voce a tutte le parti coinvolte, ci si dimentica, per dirla in altri termini, che i “fatti” non esistono se non esistono le persone. Dovrebbero riflettere a fondo, coloro che sono nella posizione di informare, sul privilegio di cui godono e sull’obbligo a cui al tempo stesso devono sottostare. Perché in-formare è letteralmente “dare forma a qualcosa o qualcuno, dare forma ed essere ad una cosa innanzi agli occhi della mente”, ma senza metodo è in agguato il pericolo di de-formare e senza contenuti tutto si riduce a fabbrica del niente. E invece l’informazione dovrebbe cercare di essere libera, anche dai propri limiti e dai propri errori.
    Daniela Costanzo

     

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 Tornano i nostri #laboratori di lettura, i nostri raduni spontanei volti all’esercizio al #dialogo e alla #discussione, nonché alla condivisione di esperienze, informazioni e sentimenti.
Armati, come sempre, di libri, articoli, spunti di riflessione o, semplicemente, della “propria testa”.

L’#URGENZA vuole essere la chiave di lettura di questo e dei prossimi incontri; urgenza di capire il nostro presente nelle sue facce più attuali e, per certi versi, delicate.

Ecco perché per questo primo incontro (altri due si terranno a Sambiase e a S.Eufemia) abbiamo pensato a temi che vertono sulla questione drammatica della violenza di genere, femminicidio, cyberbullismo e su tutta la discussione sociale delle recenti settimane, ispirata dai fatti di Melito Porto Salvo, Rimini o Napoli.

Il tentativo è quello di svestirci ancora una volta di titubanze, scetticismi e luoghi comuni, di metter giù la maschera e toccare con mano uno dei tanti problemi che attanaglia il nostro presente, in modo particolare la nostra terra, ancorata a una visione maschilista, a una mentalità per certi versi atavica, amplificata all’ennesima potenza dai media. Anche l’uso esasperato e incontrollato dei social network contribuisce a una spersonalizzazione di vittime e carnefici e spinge a una riflessione più approfondita sui rapporti umani.

Siete tutti invitati a partecipare, come sempre, nella maniera più libera e spontanea e a dire la vostra.


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