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Territorio

I ragazzi di Curinga: un elogio alla normalità

By Francesco M.
11 Ottobre 2018 5 Min Read
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Sulle pendici del Monte Contessa è adagiato il paese di Curinga. Esso appare quasi nascosto a chi si avvicina dalla costa, incastonato tra versanti scoscesi e ripidi. La asperità del territorio, che ne fanno la fortuna per la bellezza che si ammira da ogni angolo del paese, sono state una rovina nella notte dell’alluvione del 5 Ottobre 2018 per le numerose frane e i cedimenti delle infrastrutture necessarie a collegare il paese agli altri centri della zona.

Come ogni paese dell’entroterra Curinga sconta l’endemica emorragia di giovani, andandosi a svuotare nei mesi non estivi, venendosi così a creare una spaccatura tra chi è rimasto e chi è andato via. Ci si aspetterebbe di sentire dagli stessi abitanti parole di sconforto su un luogo a volte ingrato, con poche prospettive, seguito da disinteresse per le sorti di casa propria.

Eppure, la mattina del 6 Ottobre, davanti al Municipio del paese, c’è un grande assembramento di ragazzi, desiderosi di aiutare. Nessuno di loro ha, verosimilmente, mai affrontato situazioni simili, si legge inesperienza sui loro volti, ma anche tanta voglia di fare. Aspettano impazientemente che arrivino gli strumenti da lavoro e tutti vogliono essere i primi ad averli tra le mani.

Normalità è quanto è stato possibile osservare nello sguardo e nei gesti delle persone che, volenterosi, hanno dato una mano nell’opera di pulizia del paese dal fango e dai detriti. Nessun guadagno, nessun merito, alcuna medaglia hanno ottenuto quei ragazzi. Non c’era alcuna telecamera per loro, alcuna macchina fotografica a immortalare istericamente ogni gesto. Nell’epoca delle iperconnessioni non si vedevano telefoni per le mani a riportare ogni singolo gesto. Tutti, osservando il proprio vicino, erano spronati a fare del proprio meglio per non sentirsi esclusi da quella esperienza comune. Tutti volevano esserne parte.

Spesso le vite di ognuno, gli impegni e le ambizioni portano lontano dalla realtà. L’individualizzazione che comporta il concentrarsi su di sé sfocia agevolmente nella chiusura dal reale  e nell’allontanamento dalla concretezza. Da dietro uno schermo giudichiamo per le mere idee, per meri pensieri espressi. Se si è lontani da un interlocutore viene immediato catalogarlo in questa o quella categoria. Quando però ci sono difficoltà da affrontare nessuno può farcela da solo. Allora chi ti è vicino, indipendentemente da tutto, è un fratello. Non importano le idee o il vissuto di ognuno, non esistono giudizi. Lealtà e fratellanza: le ho sentite mentre mangiavo pane e salame con i ragazzi del paese, ma mai quando sono stato circondato da accademici o persone di cultura.

C’è un’umanità nei paesini che troppo spesso dimentichiamo. Guardo questi ragazzi che vivono lì, alcuni di loro, forse, si chiedono che prospettive gli riservi il futuro, eppure come posso dirgli, come posso fargli capire che possiedono già qualcosa di più alto? Come posso far capire che le ricchezze più grandi sono l’orgoglio, la condivisione, l’appartenenza e il costruire qualcosa insieme che duri nel tempo?

Siete stati capaci di mostrare che il vostro compito è quello di amare questi luoghi, di volerli, di difenderli. Se cadrà la fine su questo posto sono certo che avrete il coraggio necessario per andarvi in contro. Quando, in un giorno qualunque, vi rincontrerete per le vie del paese o per i meandri del mondo, la mente andrà subito alle mani sporche e alla fronte sudata. Vi ritroverete identici, simili, diversi in nulla: non sarete sconosciuti, ma fratelli. E così sarà nel corso degli anni: la condivisione rende cittadini capaci di rispettare il proprio vicino e i propri luoghi.

Esiste una storia che trascende i grandi eventi storici e che si compone del vissuto delle persone, anche delle più umili.  Questa storia non ha minore dignità di quella dei governi e degli imperi: mentre questi sono destinati a sparire e crollare, ci sono sentimenti e valori che non mutano col mutare del tempo, come la solidarietà, la condivisione e il senso di fratellanza. Questa storia, quella degli uomini e dei luoghi, è allora più confortate, perché insegna che ci sono cose che niente può cambiare. Anche voi, amici, appartenete a questa storia, che procede attraverso i secoli.

Queste parole non sono un resoconto, ma una dedica a voi, ragazzi, che avete dimostrato che non c’è solo indifferenza, poca cura, superficialità tra i vostri coetanei. C’è forza e coraggio. Spesso queste restano nascoste perché non si sa adeguatamente valorizzare ed indirizzare coloro che necessitano, per la loro età, di guide sicure ed autorevoli. A voi, cari amici, non ho alcun consiglio da dare, alcuna frase di motivazione. Avete già dentro di voi quello che è necessario per essere buoni vicini, buoni amici e buoni cittadini. Spero che l’energia e la passione da voi mostrata riusciate ad incanalarla in quelli che sono i vostri desideri e le vostre passioni. In un mondo globale, liquido, che annulla le differenze, che proclama come necessità l’appiattimento culturale e morale e che tende a sminuire coloro che hanno a cuore la custodia di un luogo è doveroso ricordare che nulla assicura maggiore slancio e libertà che radici ben salde.

Chiunque sarebbe orgoglioso di fare la vostra conoscenza. Non esiste sconfitta per chi crede e persevera. Ad maiora!

Letto: 20
Francesco M.

Sono nato dall'increspatura dell'onda. Non ho deciso io il mio destino, ma il mare che tutto sospinge e muove. - Tu navigherai - mi disse un giorno. E così sono alla ricerca di Itaca. Ho un cuore mediterraneo, crocevia di emozioni e incoerenze, come i molti popoli di questo mare.

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Francesco M.

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