San Sebastiano, o il martirio d’Amore
Ah, me sciagurato, me misero
più volte trafitto
da te che mi sei
più inviso che amico
ché per vile diletto
accresci la mia passione
volgendo nel contempo
l’altrui sguardo altrove
e, per fuggire al nuovo tormento,
mi rivolgo, indigente,
a colei che ti portò nel ventre
fecondata dal gagliardo Dio delle guerre
ora che scocchi l’ultimo dardo
fatalmente diretto
verso il mio cuore ancora intatto
e te, oh Dea, mossa a compassione
operi la trasformazione
per cui si muta il metallo
da plumbeo ad aureo
disarmandone il fascino
seppur conficcatosi, ormai,
in ciò di cui, veemente,
fece reclamo.
E sebbene sopraggiunga
il mortale dolore, ancor più
m’investi del tuo divino Amore
rendendomi, nella morte,
l’ultimo membro
degno della stirpe d’Adone
e per questo dono, ti prego,
lascia che dal mio cruore
sbocci, per te, il sacro mirto
in segno della mia eterna devozione.
Lilium Sige
Dipinto: Guido Reni -San Sebastiano, 1615
Facevo il quinto superiore quando mi ritrovai, con sorpresa, a scrivere la mia prima poesia che ,con quei versi, entrò in punta di piedi nella mia vita per poi diventarne, a poco a poco, un aspetto d'assoluta indigenza. Qual è il motivo per cui scrivo? Ebbene, scrivo per ritornare a Casa con la speranza che, nel farlo, possa portarci anche te che ora stai leggendo...