Sulla vita
“…chi non impara nulla dai fatti spiacevoli della vita costringe la coscienza cosmica a riprodurli tante volte quante sono necessarie per apprendere ciò che insegna il dramma di ciò che è accaduto. Ciò che neghi ti sottomette; ciò che accetti ti trasforma”.
Carl Gustav Jung
“La vita è bella!”. Più volte ho ascoltato queste parole, e ogni volta mi risultava presente una sorta di dissonanza non particolarmente definita, una stonatura che permeava totalmente questa frase, almeno fina a poco tempo fa dove, riascoltandola, o sarebbe meglio dire sentendola, mi è apparso tutto chiaro. Ecco che un senso di censura, di occultamento arrivava ai miei sensi, un po’ come a voler nascondere della polvere sotto al tappeto di un ottimismo fine a se stesso. Ma nascondere cosa? Il dolore e la sofferenza. Come se questi fossero indegni di essere vissuti, come se la vita si potesse vivere a metà. Fuggiamo dal dolore, ma così facendo non facciamo altro che aumentarlo, relegandolo, volontariamente o meno, nell’inconscio dove acquisirà sempre più potere su di noi, guidando la nostra vita come un silente regista. Così passeremo la nostra esistenza seguendo un copione, il copione di un dolore, nascosto nelle profondità di noi stessi, che non volevamo vedere perché ci faceva paura, perché credevamo di morirne. Ma esso ritorna in svariati modi per essere visto e trasceso. Quanti di noi hanno vissuto eventi ricorrenti nella nostra vita, dinamiche ripetitive, che si susseguivano più o meno identiche le une e le altre, spesso anche lamentandoci di ciò, cercando invano di modificare quella storia? Dinamiche col partner, sul lavoro, nei rapporti coi propri genitori, coi propri figli e così via? In tali occasioni c’è una parte di noi che chiede di essere vista, che emerge da un vissuto in cui è rimasta congelata, chissà dove e quando, fungendo da matrice per gli eventi futuri e, eventualmente, per il nostro destino. A questo punto potresti pensare “quindi la vita è sadica proponendomi in modo reiterato ciò che è doloroso!”. Niente affatto. Anzi, tutto l’opposto. Il dolore è la certezza di essere vivi, di essere umani. La vita cerca semplicemente di integrarsi e, così facendo, integrarci ad essa, di ristabilire un equilibrio, ponendoci di fronte a quelli che sono i nostri demoni affinché si possa crescere. Ebbene sì. Solo così, a mio avviso, si può realmente parlare di evoluzione, andando a portare la luce della consapevolezza nell’oscurità dell’inconscio. A noi caro/a lettore/lettrice auguro di riuscire a trovare la forza e il coraggio di vivere appieno, perché la vita, prima di essere bella, è degna di essere vissuta, tanto nei suoi baci quanto nelle sue lame.
Facevo il quinto superiore quando mi ritrovai, con sorpresa, a scrivere la mia prima poesia che ,con quei versi, entrò in punta di piedi nella mia vita per poi diventarne, a poco a poco, un aspetto d'assoluta indigenza. Qual è il motivo per cui scrivo? Ebbene, scrivo per ritornare a Casa con la speranza che, nel farlo, possa portarci anche te che ora stai leggendo...