Ave Solis Meo
Quella donna mi coglie nel sonno
con in mano il mio cuore
che come il servo al padrone
la segue e con esso il mio corpo:
così mi conduce sulle sponde
di un mare su cui giace un uovo
mentre dal cielo tempestoso piove
una sferzante pioggia d’oro
quand’ecco ch’un fremito scuote la terra
e appresso a questo un gemito
così possente che tutto m’impietra:
ai piedi m’accascio e tremo
di lei che sta dritta e altèra
fissando quel guscio che si crepa
e altri gemiti del primo più e più possenti
si susseguono e piango e batto i denti
e dalla scorza che vien meno
ecco ch’emerge con forza il viso
d’un corpo fulgente gigantesco:
negli occhi come folgore mi guarda fisso
e all’improvviso un fuoco nel corpo intero
m’accende tal che la ragione non crede
e mi dimeno e urlo il dolor mio per l’aere
che dal sonno siffatto urlando mi desto.
Lilium Sige
Dipinto: Salvador Dalì – L’aurora, 1948
Facevo il quinto superiore quando mi ritrovai, con sorpresa, a scrivere la mia prima poesia che ,con quei versi, entrò in punta di piedi nella mia vita per poi diventarne, a poco a poco, un aspetto d'assoluta indigenza. Qual è il motivo per cui scrivo? Ebbene, scrivo per ritornare a Casa con la speranza che, nel farlo, possa portarci anche te che ora stai leggendo...