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Biblioteca

Ti consiglio un libro: I Vicerè di Federico de Roberto. Il “vero” Gattopardo

By Pierluigi Cuccitto
4 Agosto 2016 2 Min Read
1

Andiamo a scuola, all’università e oltre.. e sentiamo sempre il termine “gattopardesco”, che sta a significare “cambiare tutto perchè nulla cambi”, una frase che mostra il trasformismo della politica italiana, degli italiani stessi e delle sue classi dirigenti. Deriva dal romanzo “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, scritto nel secondo dopoguerra del Novecento. Da allora, questo termine è diventato proverbiale.
Pochi sanno però, che “Il Gattopardo” non è un romanzo così nuovo e innovativo come potrebbe sembrare, perchè qualcuno era arrivato prima di lui a raccontare una storia molto simile. Tomasi di Lampedusa riprende infatti molto, se non quasi tutto, da un romanzo storico dei primi anni sessanta dell’Ottocento, “I Vicerè” di Federico de Roberto, che narra la storia della famiglia siciliana degli Uzeda, di chiare origine spagnole- erano infatti stati i Vicerè dell’isola- mentre in Italia stava avvenendo il grande terremoto dell’Unità, con tutti i suoi lati positivi e negativi.
La storia si concentra sulla vita di Consalvo Uzeda, il figlio maggiore del conte Uzeda, che attraverso una vera e propria formazione, giunge alla sua crescita e maturazione, che coinciderà con il suo ingresso nella politica italiana, all’insegna del trasformismo, al grido di “Viva la Repubblica! Viva la Monarchia!”, in un paradossale, comico e tragico discorso finale, che è il suggello definitivo a vicende tutte all’insegna dei continui ribaltamenti di bandiera, da parte di quasi tutti i personaggi.
Il romanzo è un grandissimo affresco storico, che ci parla della Sicilia feudale e tardo-Borbonica, con tantissimi personaggi che ci mostrano praticamente tutte le classi sociali, ma con uno stile narrativo per nulla moralista o didascalico, anzi: lo stile di questo romanzo è decisamente realista e amaro, e porta il lettore a immergersi totalmente nelle vicende e nella vita dei personaggi, alcuni memorabili, come i tre zii di Consalvo, tre personaggi che sono quasi il simbolo del trasformismo.
E’ un romanzo disincantato, che mostra senza retorica, senza veli e senza ipocrisie la realtà dell’epoca, e che rivela a chi legge come si sia formata l’Italia in quegli anni, diventando una vera e propria controstoria dell’Unità d’Italia.
Un romanzo che per questo è stato ostracizzato per più di cento anni, perchè cozzava decisamente contro l’immagine rassicurante, romantica e didascalica che le scuole, l’opinione pubblica e la politica avevano dato dell’Unità.
Per questo, quando il clima attorno all’Unità cominciò a cambiare, e gli storici cominciarono ad analizzare il periodo con lucidità ed equilibrio, il ricordo dei Vicerè e del suo autore era sbiadito e offuscato da questa damnatio memoriae, tanto che il romanzo il Gattopardo all’epoca- era il 1960- sembrò davvero innovativo.
Non era affatto così, e lo si vede dalla trama de Il Gattopardo,che riprende ampiamente i Vicerè.
Un romanzo assolutamente da leggere, di cui non voglio svelarvi nulla, perchè è una continua sorpresa a ogni pagina.
Lascio solo come assaggio una frase di uno dei personaggi principali, per rendere l’idea della storia:

“In questa casa chi fa il rivoluzionario e chi il borbonico; così sono certi di trovarsi bene, qualunque cosa avvenga!”

Buona lettura!

Letto: 230
Pierluigi Cuccitto

Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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Di Pesaro. Ho trentaquattro anni, vivo e scrivo da precario in un mondo totalmente precario, alla ricerca di una casa dell’anima – che credo di aver trovato – e scrivo soprattutto di fantasy e avventura. Ho sempre l’animo da Don Chisciotte e lo conserverò sempre!

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One Comment
  1. Alex ha detto:
    18 Luglio 2023 alle 22:20

    Mi dispiace anche se dal punto di vista storico i Viceré è molto più completo,il Gattopardo come stile è superiore…i Viceré troppo prolisso,non delinea i personaggi e c ecc…ho fatto fatica a leggere….ci sarebbero molte cose da dire

    Rispondi

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