Giovanni Ti Amo – COYOTE!: l’equazione dell’amore non torna mai
Uno più uno fa due, giusto? Se parlassimo di rapporti tra persone, non proprio. Tu porti te stesso, l’altra persona porta se stessa, e il risultato dovrebbe essere una somma riconoscibile. Ma come spesso tendiamo a semplificare, sappiamo benissimo che non è così.
Le relazioni non sono mai state un’addizione. Sono una reazione chimica dove i reagenti cambiano forma, perdono pezzi, si contaminano a vicenda. E a un certo punto alzi la testa e non sai più quale parte di te era già lì e quale te la sei inventata per restare dentro la vita di qualcun altro. Lo so perché ci sono passato.
Lo stesso a volte accade con i dischi. Una copertina attira la mia attenzione: il volto di un ragazzo completamente sfocato, uno sfondo che dalla preview non riuscivo bene a capire, e una scritta rossa microscopica. Ho dovuto concentrare moltissimo lo sguardo per leggerlo: COYOTE!
Senza troppe altre alternative, ho deciso comunque di dare il beneficio del dubbio. Ho premuto play senza sapere chi fosse questo Giovanni Ti Amo. Anche se il nome dell’artista non è che mi stesse effettivamente trasmettendo troppa fiducia.
Ma eccoci qui.
Chi cazzo è Giovanni Ti Amo
Esclusi i commenti sul pessimo nome per un personaggio nato come latin lover, Giovanni è un cantautore casertano che è partito con un EP scritto in pandemia tra cameretta e scantinato, DONGIOVANNI. Poi nel 2024 è arrivato ULTRAFRAGOLA, il debutto vero che lo porta anche sul palco del MI AMI Festival.
Il suo ultimo lavoro
Per capire bene questo album serve un avvertimento: se ascolti COYOTE! in superficie, rischi di trovarci testi semplici e una retorica sentimentale che non centra il punto. La vena autobiografica di Giovanni non è un vezzo, è la chiave di lettura senza la quale il tutto crolla. Questo disco funziona se accetti di entrarci dentro con lo stesso livello di onestà che lui ha messo nel scriverlo.
E partiamo proprio dal nome dell’album. COYOTE! è l’animale che si adatta a qualunque branco pur di non restare solo. E Giovanni Ti Amo ha deciso di mettere nell’album esattamente quel meccanismo rapportato al mondo umano, quello del people pleasing portato all’estremo, un tratto che si rivede moltissimo anche nella sua vita privata. Non la gentilezza, attenzione. Quella roba più profonda che non ti fa vivere serenamente: la paura del rifiuto, il terrore del silenzio punitivo, il bisogno di piacere che ti porti dentro dall’infanzia e che nelle relazioni diventa un tasto per l’autodistruzione.
Facciamo un salto dentro e vediamo cosa ho sentito.
La confessione a luci spente
AMARE, TRADIRE apre il disco e ti mette subito con le spalle al muro. Una frase dalla retorica da cantautore ITPOP che potrebbe far storcere il naso, ma la musica ti ferma prima che tu possa andartene. Il punto sta nel contrasto tra il personaggio Giovanni Ti Amo e Giovanni persona, un ragazzo che si mette in dubbio molto spesso. Sotto la superficie, la retorica del dolore diventa il tassello per produrre qualcosa di sentito.
PRIMA DELLA SETE entra nella visione del mondo di Giovanni persona, un Giovanni people pleaser. Ma invece di toccare l’argomento frontalmente, lo fa con la metafora della pianta d’appartamento. Qualcuno che combatte per farsi accettare, disposto a tutto pur di stare bene con tutti, ma che vive col terrore di essere respinto nonostante vorrebbe dire quello che pensa.
Tagliarsi via pezzi per entrare nello spazio di un altro
Se tutto questo è complesso nelle relazioni tra persone, nella sfera romantica il meccanismo si tramuta in un servilismo incontrollabile.
CAMBIARE PER TE è il manifesto dell’autosabotaggio sentimentale: limi angoli, rinunci a opinioni, ridisegni i tuoi confini finché non sei più tu ma una versione accettabile per qualcun altro. E quando realizzi quanto ti sei piegato, l’istinto di ribellione è naturale.
Dove l’acqua non restituisce contorni
IL MARE è il momento di massima vulnerabilità del disco. Il tema è la perdita di intensità emotiva: l’uomo che era capace di provare tutto con violenza si ritrova a sentire tutto pacato e ovattato. A volte ci troviamo in relazioni dove esprimere alcune parti di sé diventa la goccia che fa traboccare il vaso. Mentre l’unico desiderio è che dall’altro lato la nostra persona non sia il vaso, ma il mare. Perché il mare non straborda. Accoglie quella goccia, perché c’è tutto lo spazio per vivere le emozioni scomode anche con qualcuno.
e le sue onde prosegue naturalmente, come un’appendice che non vuole lasciarti andare. Un intermezzo romantico necessario a questo punto.
Quello che resta quando alzi il volume
TU NON SEI LA MIA CHITARRA cambia le carte in tavola. La chitarra è l’ossessione, la cosa a cui dai tutta l’attenzione che dovresti dare a chi hai accanto. La consapevolezza di non essere facile da amare, di avere una fissazione talmente forte che rischia di compromettere tutto. E questo torna alla retorica del cantautore che trasforma la sofferenza in un pezzo.
RETTILE dimostra come essere people pleaser alla fine ti faccia cedere, soprattutto quando ti trovi faccia a faccia con la tua bella e non sai dirle no. Un dualismo tra l’attrazione irresistibile e la consapevolezza che, nonostante ti impegni con tutto te stesso, non riesci a diventare la persona che il partner vorrebbe.
LOVESONG è autocritica allo stato puro. La domanda è chiara: se le tue imperfezioni ti impediscono di amare nel modo giusto, sei comunque meritevole di essere amato? Giovanni risponde nell’unico modo che conosce: scrivere una canzone.
VIRGOLA sembra l’attimo distensivo delle battute finali, ma ci ricrediamo dopo pochissimo. Una relazione iniziata con il piede giusto che si ritrova in crisi. I gesti di gentilezza che destabilizzano, e alla fine il silenzio che respinge automaticamente l’altro.
L’ultima riga
un mondo in cui siamo io e te non esiste. Tutto minuscolo, come se non avesse nemmeno la forza di alzare la voce. Una canzone malinconica che attraversa la fine del sentimento.
Come suona?
Dieci tracce di garage-rock che alternano distorsioni crude a momenti di fragilità che ti arrivano addosso quando meno te lo aspetti. Una particolarità importante è l’aver ripreso le influenze dei corrido messicani e averle riproposte in TU NON SEI LA MIA CHITARRA, un dettaglio che dà al brano tutto il suo carattere e porta una ventata d’aria fresca in una produzione italiana. Un disco che suona esattamente come il posto dove è nato: grezzo, imperfetto, con commenti sparsi tra le tracce che rendono il lavoro più vero. Vario, ma con una coerenza e uno stile nel suono ben riconoscibili.
Conclusioni
COYOTE! è un disco sincero che sa quali tasti toccare, e nel panorama attuale è una qualità che vale più di qualunque produzione impeccabile perché ha qualcosa da dire e da raccontare.
E devo essere onesto: questo disco mi ha preso alla gola perché ci ho trovato dentro pezzi di me. CAMBIARE PER TE è come ho vissuto il mio autosabotaggio sentimentale, quel piegarsi fino a non riconoscerti più e poi l’istinto di fottertene per stare bene. IL MARE è diventata una delle mie tracce preferite perché racconta una sensazione che ho sempre avuto difficoltà a spiegare. E poi, quando arriva il breakdown con le chitarre, è davvero qualcosa che non ti aspetti al primo ascolto. Quando Giovanni canta della chitarra come ossessione che compromette tutto, penso che se applicassi la stessa attenzione che do ai dischi alle mie compagne, sarei probabilmente il miglior partner del mondo. Peccato che non sia così. Io e Giovanni non siamo troppo diversi.
Giovanni Ti Amo ha fatto una cosa coraggiosa: ha preso l’equazione dell’amore, quella che ci raccontiamo come semplice, e l’ha smontata pezzo per pezzo. Ha mostrato tutte le variabili nascoste, i resti che non tornano, i decimali che ignoriamo per far quadrare i conti. E l’ha fatto con un suono nato in un magazzino di una tabaccheria, con carta e penna, con la voce di chi ha smesso di fingere.
Alla fine, 1+1 non fa 2. A volte fa zero. A volte fa un numero che non esiste. Ma il tentativo di calcolare quella somma impossibile, di provarci ogni volta sapendo che non tornerà, è forse la cosa più umana che abbiamo. E questo disco lo racconta come pochi altri hanno fatto.
Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
