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Musica

Laguna Bollente – FANTA SBOCCO: quando Spotify non basta

By Aleister Rush
30 Maggio 2025 5 Min Read
0

A differenza dell’articolo precedente su HACHIKO, stavolta mi ci è voluto più tempo del previsto per scrivere. FANTA SBOCCO, l’ultimo lavoro dei Laguna Bollente (Elia Fabbro e Dunia Maccagni), mi ha tenuto compagnia nelle cuffie per giorni. Ogni ascolto aggiungeva qualcosa: note, riflessioni, intuizioni. Scriverne è stato un processo lento, ma necessario.

Li seguo dal 2020, dai tempi di DISCOCESSO, un EP che già allora era una dichiarazione d’intenti: disagio, ironia e il bisogno urgente di raccontare la prima vita adulta senza cliché. Il passo successivo, NORD SUD OVEST SERT, una parodia tagliente al disco degli 883, un modo ironico per Dunia di “vendicarsi” dei clienti che la torturano con l’ascolto di Max Pezzali ogni giorno mentre lavora come cameriera.

I primi due dischi dei Laguna Bollente sono stati pensati per uscire in cassetta. Il primo, DISCOCESSO, è uscito grazie al supporto di BADBIRD INDIPENDENT, un collettivo che invita apertamente a copiare e diffondere i nastri (anche se, a oggi, non ne ho mai vista una copia in circolazione).

Con Nord Sud Ovest Sert la band è approdata su Dischi Sotterranei, etichetta che li accompagna tuttora e che cura anche la distribuzione del loro nuovo vinile: FANTA SBOCCO. Un lavoro più maturo e strutturato rispetto ai precedenti. Non più cinque brani come da tradizione, ma dieci tracce suddivise nei due lati del disco, una sorta di doppio album in miniatura.

Il loro rifiuto dei canali convenzionali è netto: niente Instagram, niente TikTok, nemmeno Spotify. Una scelta radicale, quasi anacronistica, che però rende il progetto ancora più autentico, vivo, necessario.

Il side A parte con ALLA CORTE DEL RE dove la produzione è più pulita, la voce di Dunia finalmente intelligibile senza perdere intensità. Il paesaggio sonoro resta stratificato: basso, chitarra distorta e liriche che raccontano un disagio lucido e lisergico.

SETTE MEDIATICHE è costruita su un basso ipnotico e protagonista insieme al beat, con il suo black humor e le frasi sconnesse, restituisce lo sguardo disilluso di molti giovani. In un’Italia in cui la saturazione mediatica — tra programmi trash e politica inefficace — ha generato indifferenza e senso di abbandono. Il brano racconta un Paese sempre più imbarbarito e alienato. Una realtà che ha perso l’equilibrio tra rappresentazione e verità, tra senso e spettacolo.

Legandosi con i temi precedenti, GLITTER rincara ulteriormente la dose, ponendo lo sguardo molto personale alla  condizione lavorativa di Dunia che denuncia le dinamiche di potere e le contraddizioni di un sistema che esalta l’apparenza a scapito della dignità individuale anche per chi fa lavori umili per mantenersi.

Il tocco di classe arriva con RADIO R, un brano che mi ha letteralmente stordito al primo ascolto. A colpirmi non è stata solo la musica – asciutta, diretta, con una batteria in primo piano e una chitarra quasi del tutto ripulita, ma il modo in cui il testo reinterpreta una poesia che per me è speciale: Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale di Eugenio Montale. I Laguna Bollente la “mutilano dove serve”, come scrivono loro stessi con ironia, piegandola al ritmo e selezionando solo alcune parti della poesia. È un gesto forte, ma che funziona. Mi ha strappato un sorriso sincero e, allo stesso tempo, ha risvegliato in me ricordi che non pensavo sarebbero riemersi in questo contesto. Un colpo basso, sì, ma anche un regalo inaspettato.

MI VORRANNO SPREMERE chiude il lato A e ci regala, finalmente, la voce di Elia come protagonista assoluto. Con un tono disarmante e diretto, racconta quella sensazione sempre più diffusa di sentirsi soli, fragili, sopraffatti da aspettative e pressioni. In un sistema che consuma tutto e tutti, l’ansia sociale diventa una conseguenza naturale, quasi inevitabile. È una traccia sincera e spietata, che dà voce a un disagio generazionale troppo spesso sottovalutato, e che mette in luce quanto sia facile banalizzare situazioni personali delicate con soluzioni superficiali.

Girando il disco sul lato B Dunia torna alla voce con DELLE REGOLE. Regole che spesso non piacciono neanche a me. Parla a chiunque abbia smesso di credere nelle regole ma non sa come uscirne.

FACCIAMO BASTA è forse il brano che più mi ha spinto a fermarmi, riascoltare, rileggere. Non è una canzone facile. È la fotografia di un’identità collettiva disillusa, che alterna rabbia, pietà e sarcasmo. Non si chiede più cambiamento: si chiede solo tregua. Interessante la scelta del synth che mette in secondo piano l’hi-hat della batteria, anche se in chiusura del brano mi risulta molto fastidioso per come viene utilizzato. Forse per questo il “basta” nel titolo?

UN’ASTRAZIONE, UNA STAZIONE, UN JET, un vero e proprio stream-of-consciousness postmoderno. che confonde. È come uno zapping mentale tra le varie immagini proposte dal testo, sempre nello stile Laguna Bollente. La conclusione dove rimangono voce e basso asciutti è la chicca.

Con uno stacco non proprio gentile CAMPARI NOIA prende il posto, proprio come quando sono al bancone e improvvisamente mi appare un Campari in mano senza aver chiesto niente al mio barman di fiducia. Quel senso di stanchezza lucida di quando sei a fine serata viene resa ancora più vivida dall’accompagnamento.

A chiudere ULTRALOOP. Non c’è spazio per l’evasione: tutto è routine, tutto corre, tutto urla. È come sentirsi ospiti del proprio corpo, mentre la mente si rifiuta di partecipare. E io, a volte, ho proprio bisogno di canzoni che mi dicano che non è solo un mio problema.

Pur apprezzando le ridondanze sonore, i testi sconnessi e la produzione indipendente — marchi di fabbrica dei Laguna Bollente — la scelta di estendere il disco a dieci tracce non mi ha convinto del tutto. L’ascolto si appiattisce in alcuni passaggi, e la tensione che teneva insieme i lavori precedenti qui tende a disperdersi.

Riascoltarli, però, è stato un promemoria prezioso: vale la pena andare oltre gli algoritmi e cercare quella musica che arriva dritta, senza filtri. Il loro lavori sono tutti disponibili sul loro canale YouTube, mentre su SoundCloud e Bandcamp al momento trovate soltanto i primi due.

In ogni caso sosterrò i Laguna Bollente acquistando FANTA SBOCCO a questo link, che a somme fatte merita un posto nella mia collezione grazie ad un fortissimo lato A.

Se cercate nuovi ascolti, avete tanto da recuperare qui! 

 

Al prossimo disco.

Letto: 222
Aleister Rush

Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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Dunia MaccagniElia Fabbrolaguna bollentepost punk
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Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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