Mexico86 – Fuori tema: Un album impossibile da ignorare
Sai qual è il problema di essere sempre nel posto giusto al momento giusto? Che non scopri mai niente di interessante. È quando sei fuori tema, quando stai cercando tutt’altro, quando la vita ti ha appena dato una bastonata sui denti, è lì che trovi le cose che contano. Come i Mexico86, per dire.
Era il 18 novembre, sera. Una di quelle giornate di lavoro che finiscono bene, sai quelle rare volte in cui tutto fila liscio e arrivi a casa senza l’urgenza di buttarti sul divano come un cadavere. Ero al pc, il solito giro su Spotify mentre rispondevo alle ultime mail. E poi vedo questa copertina. Non so perché ma mi ha fermato. Forse perché non urlava niente, forse perché aveva qualcosa di onesto. Click. Play.
Chi cazzo sono Mexico86?
I Mexico86 esistono dal 2015 più o meno (non sono riuscito a trovare fonti attendibili a riguardo), anche se su Spotify sono arrivati nel 2017 dopo aver firmato con INRI. Non li conoscevo, lo ammetto.
Questi hanno avuto una serie di sfighe che manco in una tragedia greca. Dopo aver preso gli accordi con INRI, il frontman perde il padre ed è questa la causa del primo stop. Poi arriva il covid a dare il colpo di grazia. Nel mezzo, gente che lascia la band per questioni di sopravvivenza economica (avete presente, no? La musica è bella ma l’affitto bisogna pagarlo). Quindi se qualcosa poteva andargli storto, gli è andato storto.
Ma di certo una delle qualità di questi ragazzi campani che “rubano” il nome al loro super eroe, Maradona (e non come me che frequentano il bar Mexico), è di certo la voglia di non arrendersi mai.
Così, il 21 ottobre 2024 il loro secondo disco vede la luce con Freakhouse Records.
Fuori Tema
Nove tracce, nessun concept specifico, nessuna velleità. Solo canzoni che stanno in piedi da sole, tenute insieme da un sound che, mi perdonerete il francesismo, ha le palle di essere quello che è. Il garage rock dei Mexico86 parla italiano ma non si scusa per il rumore che fa.
L’ho ascoltato tutto d’un fiato la sera, Spotify che macinava tracce mentre fuori il tempo mi conciliava l’ascolto. CD e vinili ancora non pervenuti, per quelli bisogna aspettare l’11 dicembre alla Fonoteca al Vomero di Napoli, dove si terrà un listening party e dove saranno disponibili anche delle copie fisiche. Ma comunque il tutto rimane godibilissimo anche in digitale.
Ora, scendiamo nel merito.
Io non riesco apre il tutto introducendo l’intolleranza a quella che è la realtà che siamo costretti a vivere tutti i giorni. La necessità di evadere: tra consumismo sfrenato e lavoro ci troviamo spesso a desiderare vite totalmente diverse da quelle in cui ci siamo inscatolati. Forse ponendo uno sguardo più attento a quanto spesso, nonostante ci sia la necessità, nel nostro dialogo interiore diciamo “non ci riesco”.
Cani alza il volume. È garage rock che suda, che spinge, che non ha paura di sporcarsi le mani. Qui viene fuori una strana dicotomia: il soggetto per certi versi sembra essere il racconto delle dinamiche di giochi di potere tra partner, e quello che potrebbe essere il racconto visto dagli occhi di un cane nei confronti del padrone. Sicuramente quello che rimane è la reazione quasi rabbiosa e istintiva che viene immortalata nel testo.
Deflesso apre la parentesi sui rimpianti con una malinconia di fondo. Forse si riferiscono a serate finite troppo presto, forse a relazioni dove andare con i piedi di piombo non ha fatto altro che peggiorare le cose. O il banale rimorso di non aver fatto abbastanza per anticipare l’uscita di questo album.
Fuori tema, la title track, arriva a metà disco. L’idea di essere fuori posto, diverso e fuori dal coro è quello che viene condensato in quasi tre minuti. Con la consapevolezza che questa sensazione ti fa sentire anche un po’ solo, ma meglio così che tradire i propri ideali.
La parte migliore è un bellissimo monito. Ci troviamo spesso in diverse fasi della vita dove le speranze alle quali ci attacchiamo diventano inevitabilmente delusioni. E qualunque cosa succeda non dobbiamo farci inglobare dai momenti no e vedere tutto nero, ma anzi, fissare tutto quello che ci stiamo scrollando di dosso per vedere ancora meglio la parte migliore che ci è rimasta.
Capita anche a me è un pezzo con una carica ed un’energia importante. Non abbattersi, provare e riprovare perché anche se le cose non vanno nel migliore dei modi, hai imparato qualcosa. Come dice un proverbio giapponese “anche le scimmie cadono dagli alberi” ed è necessario per migliorare e andare verso le proprie idee.
Edera è la ballad di questo disco. Molto intima e dolce, totalmente diversa dal tono a cui ci hanno abituato fino a questo punto. Ottima per spezzare il ritmo, un esperimento riuscito che con il testo si amalgama bene con tutto il resto.
Trema è il mio pezzo preferito, che ha qualcosa di familiare con la precedente La parte migliore, ma a mio gusto suona decisamente meglio. Qui viene fuori la voglia di sperimentare e non aver paura a farlo con tutti gli strumenti nelle loro mani. Il testo prende quasi uno spazio secondario, impostato per essere minimale ma evocativo.
Ritorneranno i giorni è una degna chiusura. È una promessa, una speranza, un arrivederci. Dopo anni di merda, perdite, pandemia, tutto il campionario delle sfighe possibili, si chiude guardando avanti. Non con ottimismo da pubblicità del mulino, ma con quella determinazione di chi le ha prese tutte ma è ancora in piedi.
Perché funziona (e perché importa)
Fuori tema è un disco che arriva dopo anni di silenzio, totalmente diverso da quello che è stato il loro debutto con Sprovveduta. Ha l’urgenza di chi ha dovuto tenere tutto dentro troppo a lungo che scalpita e si dimena per uscire, proprio per farsi notare. Non è perfetto. Alcune tracce potrebbero osare di più, alcune soluzioni sono prevedibili nella seconda metà del disco, ma il risultato rimane comunque eccellente.
Quello che mi ha colpito, alla fine, è che i Mexico86 non stanno cercando di essere niente altro che loro stessi. In un mondo dove tutti vogliono essere i nuovi qualcosa, questi vogliono solo essere una band che suona garage rock, che sfruttano tutti gli strumenti che hanno sotto mano senza troppa paura. E lo fanno con una convinzione che li rende impossibili da ignorare.
Fuori tema sa di persone che hanno qualcosa da dire e lo dicono. Senza chiedere il permesso.
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Al prossimo disco.
Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
