Le Canzoni Giuste – Sotto la panca: Nonsense deviato dagli anni 90
La musica è uno spazio enorme. Così grande che ci sta dentro tutto: il cantautorato che ti spacca il cuore, il post-punk che ti fa sentire vivo alle tre di notte, ma anche la roba leggera, scherzosa, ridicola. Quella che non vuole insegnarti niente, non vuole salvarti la vita, vuole solo farti ridere come un coglione mentre sei al PC con le cuffie addosso. E no, non è musica di serie B. È semplicemente un altro angolo dello stesso spazio.
Questo è un disco che tendenzialmente va fuori dalla mia comfort zone, così ho deciso di testarlo in prima battuta mettendolo in play mentre facevo altro al PC. Un test che faccio spesso: se un disco riesce a strapparmi dalle schede aperte, vale qualcosa. Al secondo pezzo stavo già ridendo. Al settimo avevo chiuso tutto il resto.
Questo è Sotto la panca, il quarto album de Le Canzoni Giuste. Che chiameremo LCG d’ora in poi, per brevità.
Chi cazzo sono Le Canzoni Giuste?
Sono cinque tipi: Iacopo Ligorio, Luca Degl’Innocenti, Bruno Contin, Marco Imperatore e Samuele Spadoni. Cinque nomi che probabilmente non vi dicono niente.
Dal 2018 fanno quello che loro chiamano “mischiare parole serie e suoni strani”. Niente che abbia a che fare con i soliti cantautori che si struggono con la chitarra acustica e lo sguardo perso nel vuoto. Questa è gente che nel 2019 pubblica Per l’amor del cielo e va in tour a piedi. A piedi, capito? Nel 2021 escono con Felici e Contenti e cosa fanno per promuoverlo? Un gioco da tavolo.
Hanno anche partecipato ad Area Sanremo, Premio Bertoli, Arezzo Wave e finiscono pure in un talent su La5 che si chiamava iBAND, che probabilmente ricordano solo loro. Aprono concerti ai Finley e ai Patagarri.
Il loro ultimo album, Deficienza Artificiale, è uscito nel 2024, e già dal titolo capisci che questi non hanno paura di prendersi per il culo da soli prima che lo facciano gli altri.
Ma è finalmente arrivato il momento di ascoltare per intero questo album e capire cosa è passato nella testa di cinque folli come loro. E per aggiungere ulteriormente caos, stavolta mi permetto di rimescolare l’ordine delle tracce, perché questo disco è un continuo rimando alla mia infanzia e ho fatto del mio meglio per cogliere tutto.
Sotto la panca
Sotto e sopra, la capra… se la cava
Tutto è racchiuso tra il simpatico proverbio della capra e la panca. E LCG si giocano subito all’apertura la title track.
Sotto la panca è il pezzo che ti piazza la domanda addosso subito: chi ti ha detto che stare in basso è peggio? Parte dalla maestra sadica che ci gode a sottolineare ogni tuo errore, le relazioni dove vieni trattato male, la pressione sempre più comune del non essere mai abbastanza. Ma forse tutto questo accade perché siamo incanalati a guardare tutti nella stessa direzione e ci siamo dimenticati che cambiare prospettiva potrebbe ridare un altro senso a quello che siamo, a quello che viviamo. LCG ci invitano a sederci sotto la panca, anche se gli altri ti guardano male. E alla fine, chi se ne frega.
Sopra la panca è il suo riflesso allo specchio deformante. Il proverbio viene smontato e rimontato in mille forme musicali, prendendo una marea di citazioni: dal popolare canto dei pastori sardi al tema di Pokémon (l’unica band che non ha paura di Nintendo e The Pokémon Company), poi rifatto in pizzica, per passare a pezzi leggendari come Let It Be dei Beatles e Bohemian Rhapsody dei Queen.
Ridere per non piangere
Fragole è un ritratto grottesco di Bruno Contin, membro della band, raccontato attraverso le sue manie. Il bite notturno, il parmigiano nel microonde, l’odio per i funghi e i monopattini. Insomma, se state cercando ispirazione per prendere per il culo qualche amico, potete sempre partire da qui e poi ritagliarci sopra il Bruno del vostro gruppo.
Sono un fico prende l’autostima e la gonfia fino alla stratosfera. Essere fichi non c’entra niente con l’aspetto, c’entra con il fregarsene del giudizio. Poi qui le citazioni principali sono due. Una sono certo al 100% che riprende L’ombelico del mondo di Jovanotti. L’altra la troviamo al ritornello e secondo me vuole riprendere un ormai vecchio sketch comico/televisivo proposto da Alexjo: Sono fico. Che poi, qualcuno sa che fine abbia fatto Alexjo?!
Tempo è un pezzo che saprei già a chi mandare. Una dedica ai ritardatari cronici, quelli che vivono sempre in affanno, ma che in realtà hanno solo bisogno di rallentare e avere più tempo per se stessi. La citazione alla stanza dello spirito e del tempo di Dragon Ball è perfetta. Tra l’altro, ad avercela davvero la stanza dello spirito e del tempo… mi trovo con una pending list di album da ascoltare fin troppo lunga.
Se avete mai sentito parlare di pet therapy, sapete quanto la vicinanza di un amico pelosetto aiuti nei momenti no. Giuliano, sempre in tono molto leggero, racconta di come la vita adulta ci porti spesso all’esaurimento tra sfortune, persone insopportabili e una stanchezza che attanaglia tutta la popolazione. E di come, anche nei momenti in cui l’umore è a terra, i nostri animaletti facciano l’unica cosa che non sappiamo più fare tra persone: starci accanto. Poi spero che siate vecchi abbastanza da aver capito che Giuliano non è un nome a caso, ma un ripescaggio dai cartoni animati con i quali siamo cresciuti. Giuliano è il gatto di Kiss Me Licia, un riferimento che apprezzo tantissimo.
La satira col sorriso
Benito e Spoiler (feat. Domenico Bini) li ho raccontati a fondo quando sono usciti come singoli. Se te li sei persi, fai un salto qui: Benito e Spoiler. Nel contesto dell’album trovano il loro posto naturale: Benito nella pancia satirica, Spoiler nella zona più scanzonata e nerd.
Sushi 3000 feat. Davide Borri è stato il primo singolo a tastare il terreno per questo nuovo album. Spara un po’ nel mucchio parlando di guerre, omologazione, culto del benessere, burn out, FOMO. C’è anche qualche punzecchiata politica, ma niente di rilevante alla fine dei conti. È più un raccontare le assurdità del secolo che stiamo vivendo.
Gengis Khan è il pezzo più cattivo del disco. L’idea è semplice e brutale: se l’umanità fa schifo è perché nel DNA c’è un frammento del conquistatore mongolo.
Un fotoromanzo spaziale
E poi c’è Regalami una stella. Che è il momento in cui il disco prende una curva che non ti aspetti.
Una love song surreale tra Giorgia Meloni ed Elon Musk. E ragazzi, io amo questa merda da shitposting. Già ero impazzito con il ritorno in trend di Meloni-chan grazie allo scambio di cortesie tra la nostra Premier e quella giapponese, ma appena ho sentito di razzi Starlink, Tesla come indomito destriero e Palazzo Chigi come castello dove la principessa aspetta il principe azzurro, il tutto condito da scambio di cuori su X in una formula pop da fotoromanzo tenero, ho perso totalmente la concentrazione sulle mie faccende. Il sound esce completamente dal tono dell’album, e proprio per questo spicca. È il pezzo che ti resta in testa non per il ritornello (che comunque funziona), ma per l’immagine assurda che costruisce. La satira politica travestita da ballad. Probabilmente la gemma nascosta di tutto il disco.
Una nota su Aeu
Aeu. Nessun testo, solo versi, suoni, ritmo corporeo. Penso si siano davvero divertiti in studio, but not in my cup of tea.
L’IA ha scritto questa canzone (e fa cagare apposta)
Qui apro una parentesi che merita spazio.
La traccia 12, Le Canzoni Giuste mi fanno cagare, ha il testo scritto interamente da ChatGPT e la musica generata da Suno (intelligenza artificiale che crea musica, per chi non la conoscesse). L’idea è che l’IA risponde a tono al loro lavoro precedente, Deficienza Artificiale, stroncandoli senza pietà. Nel contesto di un disco che porta quel titolo come precedente, secondo me non è un caso.
Il risultato è estremamente prevedibile: un pezzo che suona “giusto” in superficie ma lo senti che è un involucro vuoto. Frasi generiche, rime prevedibili, quella patina di competenza che solo un algoritmo che segue le regole alla perfezione può creare. E il bello è che Le Canzoni Giuste lo sanno. Lo mettono lì, nella tracklist, come monito. “Ecco cosa succede quando togli l’umano dalla musica.”
E qui mi permetto di allargare il discorso, perché è un tema che andrebbe affrontato con più coraggio in generale. L’IA è sicuramente uno strumento che può velocizzare tantissimo alcuni processi noiosi, o aiutarti a schiarirti le idee, ma per molti sta diventando un sostituto del proprio lavoro creativo. E questo sta uccidendo ogni tipo di espressione artistica.
Questa traccia, nel suo essere volutamente brutta, è uno dei commenti più intelligenti che il disco fa.
Personalmente sono molto incuriosito dalle potenzialità tecnologiche e c’è qualche progetto AI che a caldo mi è sembrato interessante, ma avere una barriera così bassa per produrre musica, a mio parere, non fa altro che aggiungere ulteriore rumore in un’industria che sta cadendo a pezzi in Italia.
Proprio per questo motivo sono più in linea con le politiche di Bandcamp, che ha deciso di eliminare i progetti AI dalla sua piattaforma. Essere artisti emergenti è molto complesso oggi. Hai mille cose a cui dover stare attento, e se poi chiunque può lanciarsi in questo settore, vuol dire che siamo arrivati alla frutta. Anche perché, una volta fatto il boom con canzoni ridicole, materialmente stai solo ingrossando le app di streaming, eliminando tutta la parte di spettacoli e live e contribuendo ad azzoppare il mercato. La musica è un linguaggio universale di comunicazione, trasmette messaggi ed emozioni. La sua funzione naturale è sempre stata quella di unire le persone.
Conclusioni
Dicevo all’inizio che la musica è uno spazio enorme e che ci sta dentro tutto. Sotto la panca occupa il suo angolo senza chiedere permesso a nessuno. Tredici tracce che non vogliono convincerti di niente, non cercano la standing ovation. Ti chiedono solo di premere play e di divertirti insieme a loro.
Vero che non ci sono grandi messaggi o trattati filosofici, ma ogni tanto possiamo concederci quella leggerezza che ci concedevamo il pomeriggio guardando Italia 1. Perché tutto sotto la panca mi ha riportato alla mia infanzia di fronte alla tv e agli spettacoli di quando ero ragazzo.
Poi ho il sospetto che tutto si accentui durante un loro live.
Ma lo scopriremo prossimamente!
Al prossimo disco.
Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
