Nimby – Barbarie: Sintesi vuota di una Giornata
È un periodo stranissimo della mia vita. Ho 26 anni e mi sono trovato spesso in una stasi particolarmente scomoda. Forse, ai più, suona molto familiare il concetto di “Blocco del lettore”: quel fastidioso momento di stallo in cui nessun libro sembra effettivamente interessarti, nessun testo è in sintonia con il tuo mondo interiore. O, ancora, quando una donna apre il proprio armadio ed esclama: “Non ho niente da mettere!”… in un armadio che straborda di capi, alcuni dei quali mai indossati.
Be’, a me è successo lo stesso, per diverso tempo. Ma, invece di intaccare i miei vestiti (rigorosamente neri, un po’ per pigrizia e un po’ perché sono un metallaro che sta invecchiando), o le mie letture, i miei ascolti si sono fossilizzati per anni, per i più svariati motivi.
Mi sono sbloccato? Sì. Ma facciamo un piccolo salto nel passato.
Particolarmente svogliato, i miei amici provano a corrompermi, invitandomi a una manifestazione pubblica nota del territorio, dove, a fine serata, avrebbero lasciato spazio sul palco a un po’ di musica live. Ammetto che hanno saputo prendermi per la gola. Tutto mi sarei aspettato, tranne che riscoprire la musica alternativa che amo visceralmente e di scapocciare come non facevo da tempo immemore. È stato un bellissimo “tram sui denti”. I Nimby sono entrati quel giorno nella mia vita e ogni volta che ne ho la possibilità sono sempre in prima fila a godermi i loro live.
Ora, mi sembra come minimo doveroso rendergli il favore, parlando del loro ultimo disco, Barbarie, e del live di presentazione dello stesso, che si è tenuto al Cinema Teatro Comunale di Catanzaro il 21 marzo 2025.

Barbarie è il terzo disco in studio del quartetto catanzarese (il loro secondo, in cui hanno imparato a parlare italiano) che dopo una lunga gestazione partita durante il periodo della pandemia finalmente ha visto la luce. Prima ancora di ascoltare, la copertina su tela di Mista Mark (presente in sala il 21) ci introduce al tema centrale: la società ci spinge a conformarci, limitando la libertà. Un’immagine che si intreccia perfettamente con le sonorità e i temi trattati nel disco.

La penna di Tommaso La Vecchia, con una certa facilità, riesce a immortalare spaccati di vita quotidiana in cui è facile riconoscersi. La band crea un sound vario, cucendo a ogni traccia un abito su misura, come abili sarti per le proprie modelle. Il risultato? Un disco che non solo ci invita a scatenarci, ma ci spinge anche a riflettere su temi molto diversi tra loro.
Adesso permettetemi di farvi da Cicerone in queste sette tracce dove cercherò al meglio che posso di trasmettervi cosa sono riuscito a cogliere dopo 5 giorni di ascolto di questo disco:
Avatar apre il disco affrontando un tema sempre più urgente: l’uso scorretto di internet e la nostra presenza sempre più invasiva sul web. Una dipendenza che alimenta abitudini malsane, come documentare ogni momento per mostrarsi al mondo. Così diventiamo spettatori della nostra vita, generando odio, invidia e distacco dagli altri.
Con A Terra, la band cambia registro, ispirandosi ai fatti realmente accaduti a Julian Paul Assange. È un brano che parla con forza di verità e libertà, mettendo in luce quanto, spesso, si paghi un caro prezzo nel perseguire questi valori un tema che oggi risuona particolarmente forte nel nostro contesto sociale.
La terza traccia, Johnny Freak, prende il nome da un personaggio molto amato da Tommaso: il celebre fumetto Dylan Dog. Racconta la storia di Johnny, un ragazzo emarginato dalla società a causa di un esperimento fallito che gli causa una deformità fisica. Nonostante il suo aspetto mostruoso, la sua natura è pura e buona, mettendo in risalto un contrasto tra l’apparenza e la realtà che invita a riflettere sulla discriminazione e sulla solitudine.
Hotel Torino, invece, è un brano che sembra provenire da un’altra dimensione spazio-temporale. Con la sua atmosfera liminale e sospesa, il pezzo ci trasporta in un “qui e ora” che si trasforma in qualcosa di più profondo, come un non-luogo in cui la perdita di sé, anche solo per un momento, diventa necessaria. La malinconia è il filo conduttore, sostenuta da una struttura ritmica coinvolgente, che prepara l’ascoltatore a ciò che verrà. Chissà, scriveranno mai Hotel Torino 2? (Gli amici di Nocera Terinese capiranno). Questo brano aiuta a rallentare un po’, preparando il terreno per la traccia successiva.
Con Montevideo, la band sposta ulteriormente il focus. Probabilmente il pezzo che ho ascoltato di più da quando è stato rilasciato come singolo, Montevideo accentua quel distacco di cui parlavo prima. I Nimby abbandonano le sonorità passate, creando un’atmosfera lontana dalla realtà quotidiana, enfatizzata dai cori e dalle percussioni sempre più calde di Vins Perri. Qui la malinconia domina la scena, avvolgendo l’ascoltatore in una riflessione profonda, lontana. Le influenze de Le città invisibili di Italo Calvino (le ho percepite solo io?) sono molto vivide, e questa è una delle tracce che più mi ha colpito per la sua bellezza.
Plasma Denso, inedito fino all’uscita dell’album, è stata la vera sorpresa di questo disco. Il brano mi ha colpito fin da subito e anche nella performance del 21 marzo è stato impeccabile. È il pezzo che mi resterà nel cuore. Nel live è stata l’ultima traccia con tutta la band insieme, prima della chiusura di Tommaso con la chitarra acustica.
Infine, 3 Ottobre arriva con una dolcezza e una forza che scuotono. È un brano che parla direttamente a chi, davanti a un contesto che sembra bloccato, pensa: “sembrano tutti incapaci, ora ci penso io”. Con arroganza e determinazione, si mette in gioco, pronto a cambiare le cose, affrontando le sfide con la propria forza di volontà. Questo pezzo grida il bisogno di agire, di non restare in disparte, di fare qualcosa di diverso, di rivoluzionario.
Nel 2025, in un panorama musicale sempre più difficile, i Nimby hanno dato speranza scegliendo professionisti e una stamperia di vinili di Cosenza, con una limited edition colorata che custodisco gelosamente.
I Nimby si distinguono per idee originali, identità chiara e perfetto equilibrio tra talento e tecnica musicale. Un gruppo coeso, capace di coinvolgere il pubblico con grande energia, un aspetto che oggi non è affatto scontato. Spero di rivederli presto, non seduto in teatro, ma immerso nell’energia di un concerto tra fan uniti dalla passione per la musica.
Se cercate nuovi ascolti, avete tanto da recuperare qui!
Dal vostro Johnny Freak preferito.

Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
