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Cover dell’album “Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore” dei Dissidio, band alternative rock italiana, pubblicato dopo dieci anni di silenzio.
Musica

Dissidio – Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore

By Aleister Rush
19 Settembre 2025 5 Min Read
0

Ci sono ritorni che non ti aspetti. Poi ce ne sono altri che aspetti per dieci anni senza nemmeno sapere di aspettarli.

È agosto, la seconda giornata del Color Fest XIII sta per iniziare e io sono lì, dopo mille peripezie finalmente ero sotto il palco e sento un caos familiare. I Dissidio. Dopo dieci anni di silenzio, proprio dove tutto era iniziato. E no, non sto parlando di una di quelle reunion nostalgiche dove la band sale sul palco con la panza e l’artrite. Questi tre erano lì, stesso fuoco, stessa energia, come se il tempo si fosse fermato in una bolla e loro fossero rimasti lì dentro, a suonare per fantasmi che nessuno poteva vedere.

La cosa più assurda? Alla fine del live, mentre tutti stavano ancora processando quello che era appena successo, Valentino ci invita a raggiungere lo stand di Semplicemente Dischi. Lì sarebbero stati distribuiti una manciata di vinili. Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore. Un titolo che suona come una promessa incerta, una speranza sussurrata tra i denti. Me ne sono portato uno a casa come si porta via un segreto.

Chi cazzo sono i Dissidio (per chi se lo fosse perso)

I tre membri dei Dissidio in ordine da sinistra: Valentino, Michelangelo e Francesco.

Michelangelo, Valentino e Francesco. Tre nomi, tre calabresi, e una visione del alternative rock che non si accontenta mai di essere solo musica. Loro non sono concerti: sono veri e propri spettacoli. Un teatro accompagnato da distorsioni, performance che potevano farti ridere o mandare in bestia, sempre sul filo del rasoio tra genialità e follia.

Hanno vinto tutto quello che c’era da vincere nella scena underground italiana: Arezzo Wave, Martelive, Rock Auser. In passato hanno diviso il palco con mostri sacri come Linea 77, Cristina Scabbia, The Zen Circus. Erano finiti pure su BLOB, che negli anni 2000 era tipo vincere un Grammy per chi faceva musica alternativa. Poi, dieci anni fa, il silenzio.

Non il silenzio drammatico delle band che si sciolgono sbattendo la porta. No, quello strano, sottile, che ti lascia sempre con un punto interrogativo: torneranno? E soprattutto: perché dovrebbero?

Il disco che non doveva esistere

Qualche sera dopo il Color Fest. Sono a casa, da solo, le ferie quasi finite. Ho cenato con quello che era rimasto in frigo (praticamente vuoto), il vinile dei Dissidio mi fissa dal mobile. È da anni che non ascolto un disco completamente solo, senza distrazioni, senza telefono in mano. Lo metto su. L’ago scende sul solco.

Un cuore fermo

Il disco si apre con i sussurri di Michelangelo, seguiti dal pizzicare leggero della sua chitarra. Poi entrano i fraseggi di basso di Valentino e il timido hi-hat di Francesco.
Il “cuore fermo” non è morte: è pausa. È sospensione. Quel momento in cui accetti il silenzio, ti fermi e lasci andare.
Tutto resta in bilico, sospeso nell’aria, finché tutto esplode. E sono di nuovo loro, i Dissidio: distorsioni e quella forza inesorabile che li ha sempre resi inconfondibili nella scena alternative italiana.

L’odio

È la traccia che mi ha fatto balzare in piedi, lasciando la forchetta a mezz’aria.
Ma non è l’odio che ti aspetti.
Non c’è rabbia adolescenziale, né un hardcore fuori controllo. È un colpo dritto alle ipocrisie quotidiane, una lama che taglia e poi svanisce, lasciandoti nel silenzio con il fruscio finale del vinile.

Il testo è chirurgico: mostra come la convinzione di agire “per reciprocità” non porti per forza a qualcosa di buono. E colpisce l’ego con lucidità, ricordando che la legge del taglione non migliora nessuno: ci spinge solo a uniformarci nell’odio.

Felice e contento

Giro il disco.
E riparte da dove “L’odio” si era fermato, con la stessa voglia di denuncia ma uno sguardo più al personale.
Qui non si parla più delle assurdità del mondo: si parla di te.
Siamo passati da una vera rissa emotiva alle botte tu per tu, dove ogni cazzotto picchia forte e una volta all’angolo ti chiede: cosa ti spinge ad alzarti ogni giorno?
In un presente saturo di disillusione e vuoto di senso, è fin troppo facile dimenticare ciò che conta davvero.

MCSUFM

Il mistero dell’acronimo si scioglie in modo evidente nella versione digitale su YouTube, mentre nel vinile sei costretto ad ascoltare la traccia e ascoltare Michelangelo: «Io la chiamerei Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore».

È come guardare un film di Lynch: non capisci tutto, ma percepisci che il senso è lì, nascosto tra le pieghe.
La chiusura è pura poesia: tutto si spegne, resta solo una folata di vento. Un sussurro che dice più di mille parole.

Dopo il vinile

Finito l’ascolto, resto lì.
Il piatto continua a girare a vuoto, l’ago che gratta sul runout. Non lo fermo subito. C’è qualcosa di ipnotico in quel suono, in quella ripetizione infinita del nulla che mi accompagna fino all’ultimo boccone della mia caprese.

Poi, mentre sono al lavabo a lavare la ciotola e le posate, la mente torna a quella sera al Color Fest, subito dopo il concerto.
Mi ero avvicinato a Valentino e Michelangelo: due chiacchiere tra amici che non si vedono da tempo.
Sorseggiavo una birra in attesa dello spettacolo successivo e non ho potuto fare a meno di complimentarmi con loro per non aver perso un colpo, nonostante gli anni.
Rivedere Michelangelo, che nel frattempo ha intrapreso con successo il suo percorso solista come N.A.I.P., di nuovo in gruppo è stata tutt’altra cosa. Un momento che so già mi porterò dietro ancora per un bel po’.

Il futuro che forse ci sarà

Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore non è il disco del grande ritorno. Come afferma il trio «Il disco, al contrario di “Thisorientamento” che era molto più pensato, è uscito tutto con sessioni di improvvisazione lunghissime in sala prove, i testi sono arrivati solo dopo. Tutti brani sono stati scritti a cavallo tra il 2013 e il 2015, in sessioni di improvvisazione. Sono venuti fuori tutti molto spontaneamente, nessun brano primeggia sull’altro, pertanto non esiste e non esisterà un “singolo”»

È un disco che esiste perché era rimasto nel cassetto per troppo tempo, stampato in poche copie per pochi presenti, come se i Dissidio volessero dire: “Noi ci siamo ancora, ma non per forza per tutti”. E forse è proprio questo il suo valore: in un’epoca di sovraesposizione, di musica che ha bisogno dei TikTok per farsi notare, loro sussurrano. E proprio per questo, li senti più forte.

Il vinile ora è nella mia collezione, tra quelli che non metto spesso ma che so esattamente dove sono. Ogni tanto lo guardo e penso a quel titolo: Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore. Non una promessa, non una certezza. Un “magari”.

A volte è tutto quello che serve per andare avanti.


Se ti è piaciuto questo tuffo nel ritorno inaspettato, ti consiglio di recuperare il mio pezzo sui Post Nebbia, un’altra band che sa come trasformare il silenzio in musica. [Leggi qui →]

O se preferisci qualcosa di più crudo e diretto, c’è il mio articolo sui Nimby e il loro Barbarie, che di futuro migliore non vuole proprio sentir parlare. [Leggi l’articolo →]

Per altri ascolti che vanno oltre la superficie, dai un’occhiata a tutta la sezione musica.

Al prossimo disco.

Letto: 53
Aleister Rush

Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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