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Copertina Inchiuvatu Addisiu
Musica

Inchiuvatu – Addisìu: Il Black Metal che Rende Halloween Ridicolo

By Aleister Rush
31 Ottobre 2025 8 Min Read
0

Ogni anno, quando arriva ottobre e i negozi si riempiono di ragnatele finte, mi chiedo se non stiamo perdendo qualcosa. Se nella corsa a importare Halloween non ci siamo dimenticati che l’oscurità, quella vera, ce l’abbiamo in casa. Non sono uno di quelli che si straccia le vesti per le zucche nei supermercati, ma mentre guardiamo oltremare per imparare come si celebra la paura, ci dimentichiamo che siamo sempre stati circondati da cose spaventose, ma che per noi sono fin troppo normali.

Era il 2017, ottobre, con quella luce che hanno solo le giornate autunnali quando non sai se sono le quattro del pomeriggio o mezzanotte. Dopo i primi contatti col black metal scandinavo ero curioso di scendere nella tana del bianconiglio cliccando compulsivamente tra gli artisti del genere su Encyclopedia Metallum, quando l’occhio mi cade su un nome che usciva decisamente fuori dagli schemi: Inchiuvatu.

Potete solo immaginare lo stupore nel leggere “Country of origin: Italy”. Continuo la mia ricerca esplorando la discografia. I titoli degli album, dialetto – Addisìu, Viogna, Piccatu – mi hanno intrigato. Non potevo non partire dal primo. YouTube, play. Sono rimasto interdetto. Perché quando il black metal incontra la tarantella, quando le urla sposano il dialetto siciliano, quando le tastiere symphonic si mischiano allu fiscalettu… il cervello ha bisogno di un attimo per processare.

Chi Cazzo sono gli Inchiuvatu?

Inchiuvatu è il delirio visionario di un tizio che si fa chiamare Agghiastru (dal dialetto siculo ulivo selvatico).

Tutto inizia nel 1990 e il nostro oscuro santone-terrone decide che il black metal norvegese è troppo… norvegese.

Così prende la potenza espressiva del black metal, ci butta dentro la tradizione folk siciliana, i testi in dialetto che parlano di peccato, morte e tradizioni pre-cristiane, e confeziona quello che diventerà il manifesto della Mediterranean Scene. Un movimento che prima di lui manco esisteva. Come se domani io decidessi che il thall calabrese è il futuro e ci riuscissi pure.

Il punto è che ad Agghiastru dell’originalità non gliene fregava niente nel senso commerciale del termine. Voleva creare qualcosa che non esisteva lanciando “segnale politico” dalla terra italica più a sud d’Europa. E nel 1997, mentre i Dimmu Borgir si preparavano a pubblicare il loro terzo album, lui esce con Addisìu, registrato in un vicoletto stretto e scosceso di Sciacca, circondato da fattucchiere inquietanti e con sua nonna Angela che probabilmente gli urlava di abbassare il volume, mentre era intenta nel recitare il rosario.

Addisiu: la nascita della Mediterranean Scene

Addisiu ( “desiderio”, ma suona molto più oscuro in siciliano) per me ormai è un vero appuntamento annuale: lo ascolto ogni fine ottobre.

Un album nato dal contrasto tra il Vangelo e lo Zarathustra di Nietzsche sullo stesso comodino. Un disco che non vuole liberarti dalle catene della tradizione giudaico-cristiana, vuole spingerti nel giardino del piacere dove ‘benedetta è la lussuria’ e Lucifero – il Dioniso siciliano – è il re. Perché come diceva la massima opprimente che gravava su Agghiastru: “La cruci si potta ‘ncoddu”. E lui ha deciso di abbatterla, non di portarla.

Ma lascia che ti racconti meglio questo disco.

La Storia: Un’Anima nel Giardino del Piacere e del Dolore

L’Invito al Regno Sospeso

Tutto inizia con Veni, l’invito. Un’anima viene chiamata in un regno sospeso tra eleganza e magia. Il pianoforte di Agghiastru disegna un giardino che scintilla di luce fatata, ma è una luce sinistra. Le creature soprannaturali danzano, le fate e spiritelli vogliono giocare, ma sulle spalle si sente già gravare la croce di un oscuro destino.

Il Mito del Re Crocifisso

Poi esplode Inchiuvatu, e la fiaba diventa leggenda nera. Si racconta del Re crocifisso: un figlio sacro martoriato, incatenato da un padre geloso e dal destino stesso. La drum machine è il martello che pianta i chiodi, la chitarra acidissima è la nube da dove i demoni osservano. Il regno dell’inchiuvatu è dominato da dolore e sangue. L’inferno si svela, fondando le regole del mondo in cui tu, io o chiunque ascolti sta per entrare.

La Prova del Sangue

Per attraversare questo regno, devi sopportare dolore e sacrificio: Cu Sangu a l’Occhi. La chitarra e la batteria sono sparate come furie indemoniate mentre trascini la tua croce. È il momento in cui capisci che questo non è un album da ascoltare distrattamente. È un vero rituale di iniziazione.

La Tentazione della Vergine

Arriva Ave Matri, con uno miei testi preferiti dell’intero black metal. Nel giardino del piacere appare una figura immacolata, pura, ma al contempo seducente. La vergine tenta di soddisfare il desiderio proibito. La tastiera comanda mentre u fiscalettu sussurra tentazioni. È la fusione tra eros e sacro: peccato ed estasi si confondono in sei minuti di pura blasfemia.

Il Giardino dei Desideri

La title track Addisiu apre il giardino del piacere in tutta la sua bellezza oscura. I cori di bambini rendono tutto ulteriormente macabro, le voci delle fate e i tamburelli che trasformano una tarantella in un sabba. Spiritelli e i fiori incantati ti osservano tra passione e tormento. L’amore e il desiderio diventano strumenti per affrontare le regole del regno, ma anche segni del male inevitabile.

Il castigo di Dio e il Gioco degli Spiriti

Castiu di Diu mostra la gelosia del Dio creatore mentre Lucifero domina l’inferno. Le croci sparse richiedono nuovo sangue. Poi arriva Lu Jocu di li Spiddi, dove demoni e spiriti giocano e ingannano. L’intro alla Capossela si trasforma velocemente in un altro girone degli inferi, una danza tra morte e piacere dove la volontà umana viene testata fino al limite. È Halloween senza maschere: i mostri e le creature fantastiche sono già nelle tradizioni, nei canti popolari che tua nonna cantava senza sapere che erano più antichi di Cristo stesso.

La Ninna-Nanna dell’Inferno

Nenia è la ninna-nanna malefica che fonde dolore e malinconia. Anime innocenti piangono e subiscono sacrifici. La sofferenza è silenziosa ma potente, simbolo di innocenza perduta. È il momento di respiro prima della discesa finale negli abissi.

L’Unione dell’Anima

Unia è puro pianoforte, una struggente riflessione dell’io interiore. Dove la voce narrante di ricalca nuovamente la fusione tra piacere, dolore ed eternità. Una notte diventata eterna e il giardino diventa specchio dell’anima: un luogo dove corpo e spirito non possono separarsi.

Cristo Crocifisso

Cristu Crastu è il capolavoro nel capolavoro. Il Re crocifisso torna come simbolo del sacrificio imposto. La tastiera iniziale farebbe invidia alle più grandi band symphonic black metal, poi il coro corrotto viene arricchito dagli intermezzi rivoluzionari. Il finale con la banda di paese. Il conflitto tra sacro e profano si intensifica: Dio e Satana giocano con le anime dei mortali.

Il Giardino del Piacere Finale

Dopo un momento di silenzio strumentale (Quiete Morente), arriviamo al climax con Lu Jaddinu di lu Piaciri. Un Eden molto distante dal nostro immaginario. Fiori incantati, donne fatate, stelle brillanti e Lucifero re. Impossibile non rimanerne ammaliati: l’anima è intrappolata tra estasi e dannazione.

Il Destino Compiuto

Luciferu Re chiude il cerchio con una melodia circense che si trasforma in brutalità sonora intransigente. Ormai si è parte del girone. Non c’è ritorno, sei un tutt’uno con l’universo tetro e decorato di magia oscura.

Il Dialetto Come Incantesimo

Il genio di Agghiastru sta nell’aver capito che per raccontare questa storia serviva affidarsi alle proprie radici. Non l’inglese come hanno fatto altre band italiane, ma un siciliano marcato, studiato per essere fonetico, per arricchire la musica come un ingrediente segreto.

Quando Agghiastru canta, non stai solo ascoltando black metal: stai ascoltando secoli di tradizione, di riti pagani mai completamente soppressi, di processioni che sono più antiche del cristianesimo che pretendono di celebrare. Il dialetto diventa incantesimo, formula magica, l’unica chiave necessaria ad aprire le porte del giardino del piacere e del dolore.

L’Eredità di un Disco Impossibile

Vent’anni dopo, Agghiastru avrebbe ammesso di non essere completamente soddisfatto dei suoni di Addisiu. Dice che l’impasto sonoro non era quello che aveva immaginato, che la fusione tra metal, folk e prog non era sufficientemente amalgamata. Col cazzo, dico io.

Addisiu ha qualcosa che nessun altro disco di black metal italiano ha mai avuto: è un’opera d’arte a trecentosessanta gradi. Melodia, testi e la parte visiva sono estremamente sinergiche. La copertina che ti rimane impressa, e nel 1997 si erano  solo gettate le basi per il concept che doveva svilupparsi con i seguenti lavori, formando un puzzle completo.

Il Rituale per Questo Halloween

E quindi eccomi qui, ogni ottobre, a rimettere su Addisiu che mi ricorda di quanto la nostra cultura possieda mostri peggiori nelle nostre radici e li abbiamo dimenticati per accoglierne di nuovi. Proprio perché, forse, i nuovi, fanno meno paura.

Allora, mentre stasera vi preparate per Halloween (che lo festeggiate, lo odiate o lo ignorate come le pubblicità) provate a mettere su Addisiu. Non come sottofondo per la festa in maschera. No, mettetelo quando siete soli, al buio, con le cuffie buone.

Seguite la storia. Dall’invito di Veni fino al destino compiuto di Luciferu Re. Lasciatevi guidare da Agghiastru attraverso Lu Jaddinu di lu Piaciri. Scoprite che Halloween non ha bisogno di zucche quando sei di fronte a una storia cruenta come quella della fede cristiana, che Jack-o’-lantern impallidisce davanti ad Agghiastru, che un Dio che uccide il proprio figlio e che sceglie la morte come strumento per la salvezza, dovrebbe far molta paura.

Perché alla fine Halloween è solo un modo per esorcizzare la paura della morte fingendo che sia un gioco. Ma qui al sud, con la morte ci conviviamo da sempre. Non la mascheriamo, non la rendiamo carina. La guardiamo in faccia, le offriamo un caffè, e se proprio dobbiamo raccontarle una storia, gliela raccontiamo in dialetto.

E Agghiastru? Be’, lui non solo l’ha guardata in faccia. Le ha scritto un’opera in tredici atti, l’ha vestita di blasfemia e poesia, e l’ha fatta ballare con una tarantella apocalittica. Perché questo è Addisiu: il desiderio oscuro di liberarsi dalle catene, il viaggio iniziatico attraverso il piacere e il dolore.

Un disco che nel 1997 era già su un altro livello e che oggi, suona ancora come venuto da un altro pianeta. Un pianeta dove il black metal si balla, dove i demoni parlano siciliano, e dove ogni notte può essere Halloween. O la festa dei morti. O semplicemente un modo per vedere la fede cristiana da un punto di vista differente.


Se non sei rimasto disturbato ti consiglio:

→ The Zen Circus – Il Male | Quando guardarsi dentro spaventa

L’introspezione è il motivo delle nostre paure, ma arriva un momento in cui è necessario affrontarle.

→ Dissidio – Magari Ci Sarà Un Futuro Migliore | Il presente che spaventa a morte

In un periodo storico pieno di incertezze e silenzi, a volte tornare sulla propria strada riporta solamente speranza.

Per altri ascolti che vanno oltre la superficie, dai un’occhiata a tutta la sezione musica.

Al prossimo disco.

Letto: 70
Aleister Rush

Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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