Si! Boom! Voilà! – Pinocchio: imperfezione e bellezza
C’è un momento nella vita di ognuno di noi in cui la sicurezza diventa una prigione. E l’unica chiave è buttarsi nel vuoto.
L’ho capito quando, scrollando Instagram come un coglione in pausa pranzo (lo facciamo tutti, dai), mi sono imbattuto nella notizia che mi ha fatto sobbalzare dal tavolo: Roberta Sammarelli lascia i Verdena.
Cazzo.
Non è stata una di quelle notizie che digerisci subito (soprattutto mentre mangi i cannelloni). Almeno, io ci ho messo un po’, ma poi ho pensato: quando qualcuno abbandona una nave che non sta affondando (anzi, che naviga benissimo da praticamente trent’anni) o è pazzo o ha visto qualcosa che noi ancora non vediamo.
E poi, ecco l’annuncio: Si! Boom! Voilà!
Chi cazzo sono i Si! Boom! Voilà!?
Stavolta ne so tanto quanto voi, ma vi aiuto a farvi un’idea grazie al background dei singoli componenti.
I Si! Boom! Voilà! sono quello che succede quando cinque colonne portanti della musica alternativa italiana decidono che la comfort zone è sopravvalutata.
I protagonisti
Al basso c’è lei, Roberta Sammarelli, ex Verdena. E già qui potremmo chiudere il discorso, ma sarebbe troppo facile.
Alla voce c’è Michelangelo Mercuri, che voi conoscerete come N.A.I.P. (Nessun Artista In Particolare), quello che a X Factor faceva impazzire tutti con le sue loop station. Io l’ho conosciuto con il suo progetto precedente, come voce dei Dissidio, e ricordo ancora quelle quattro chiacchiere scambiate. Uno di quelli che quando parla di musica gli si illuminano gli occhi come a un bambino davanti a un negozio di giocattoli.
Alle chitarre ci sono Davide Lasala (che oltre a suonare produce, e a che livelli!) e Giulio Ragno Favero. Ecco, su Favero devo spendere due parole: componente dei Teatro degli Orrori. Non sono mai stato un loro grande fan, lo ammetto, ma nutro quel rispetto che si deve a chi fa le cose seriamente, senza compromessi. Di certo è uno dei pilastri della scena alternativa italiana che arricchisce ulteriormente questo nuovo progetto.
Alla batteria Giulia Formica, una donna che ha fatto di questo strumento la sua vita collaborando con tanti artisti importanti (giusto per fare un nome a caso: The Zen Circus), che completa questo quintetto.
L’attesa del burattino
Passata la mezzanotte del 14 novembre. Sono nella mia solita postazione, in camera, e aggiorno Spotify come un dannato. Data cerchiata in rosso sul calendario. Pinocchio esce per Woodworm, etichetta che di cazzate non ne pubblica. Le premesse parlano di noise-punk e di urgenza viscerale.
Belle parole. Ma la musica, come il sesso, è meglio farla e poi raccontarla.
Parte. E capisci subito che qualcuno che ti sta per spingere giù dalle scale mentre stai ancora decidendo se scendere o no.
Quando il legno prende vita
La batteria di Giulia parte come un treno impazzito. La voce di Michelangelo ti graffia dall’interno. Poi il basso di Roberta entra e senti che sta per succedere qualcosa, quel momento prima che il temporale esploda davvero. Le chitarre arrivano stridenti e distorte.
E poi, il vuoto.
Il risveglio
Silenzio totale. È il risveglio del burattino. Michelangelo inizia a chiamare le parti del corpo: e si muove per la prima volta, ogni parte indipendente dall’altra. La musica diventa scoordinata apposta, ogni strumento sembra tirare da una parte diversa, come quando da bambino provavi a muovere le dita dei piedi una alla volta e non ci riuscivi. Quella frustrazione. Quella meraviglia.
Un attimo di ritornello (giusto per ricordarti che c’è ancora una struttura da qualche parte) e poi di nuovo l’esplosione.
La consapevolezza della solitudine
Ma è nell’ultima parte che il pezzo ti colpisce davvero. La quiete torna. Il burattino prende coscienza di sé. E con la coscienza arriva anche la solitudine. Tutto si appiattisce, sembra finita, senti il crepitio del vinile che ha finito di girare.
Poi uno scratch ti riporta nel caos per un ultimo istante, prima che Michelangelo chiuda tutto con poche parole definitive.
Il coraggio dell’imperfezione
Sono decisamente soddisfatto di questo primo esperimento. Pinocchio non è un singolo che vuole convincerti di niente. È la filosofia di cinque persone in una stanza che hanno deciso di suonare come gli pare per immortalarlo in un singolo. È la dimostrazione che si può essere un gruppo rimanendo cinque individui distinti, ognuno con la propria voce, anche a costo di sembrare imperfetti. Anzi, è proprio quella l’autenticità che cercavo.
Il salto nel vuoto
Perché, e qui torniamo all’inizio, a volte per sopravvivere bisogna distruggere quello che hai costruito. Il paracadute è per i codardi. Roberta poteva rimanere nei Verdena per altri vent’anni. N.A.I.P. poteva continuare a fare le sue loop geniali da solo. Favero poteva aspettare gli altri dei Teatro degli Orrori.
Invece no.
Invece Si! Boom! Voilà!
E nel 2025, dove tutto è filtrato, processato, ottimizzato per l’algoritmo, cinque musicisti che si trovano in una sala e dicono “facciamo musica” è la rivoluzione più punk che potessimo sperare.
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Al prossimo disco.
Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
