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Speakeasy - Nati Inciampati
Musica

SPEAKEASY – NATI INCIAMPATI è la parola d’ordine

By Aleister Rush
6 Febbraio 2026 9 Min Read
0

Ho mille sogni nel cassetto. Mentre per alcuni ho avuto il coraggio e mi sono dato la possibilità di provare a viverli (scrivere questo diario d’ascolto è uno di questi), altri rimangono ancora chiusi lì dentro. Uno di questi, di cui sanno davvero in pochissimi ma che ho immaginato milioni di volte, è quello di aprire uno speakeasy.

L’idea è quella di un luogo tutto mio, nascosto dentro un palazzo dimenticato, che all’esterno sembra abbandonato ma che custodisce un locale curato nei minimi dettagli. Un’atmosfera raccolta e tranquilla, dove il cellulare non prende e i selfie sono vietati. Qui si viene per rallentare, ascoltare buon jazz e lasciarsi sorprendere da nuove conversazioni e incontri autentici. Naturalmente si entra solo con una parola d’ordine. Perché ogni vero speakeasy ha bisogno del suo rito d’ingresso.

Purtroppo per me, non sono per niente un buon gestore di locali notturni e, per quanto romantico sia, le attività nei miei dintorni già arrancano con delle vistose insegne… figuriamoci aprire un locale da frequentare solo con la parola d’ordine. Qui. Nel profondo sud Italia.

Quindi chiudiamo di nuovo nel cassetto l’idea del locale esclusivo e parliamo degli SPEAKEASY, che sono la band di oggi e che qualche giorno prima della chiusura del 2025 sono usciti con il loro primo album: NATI INCIAMPATI.

Chi cazzo sono gli Speakeasy?

Ad oggi sono quattro amici dalla Brianza: Rocco Tettamanzi, Leonardo Bellani, Leonardo Bellani e Giacomo Riva.

Ho detto ad oggi perché fino a qualche anno fa la formazione era composta da cinque membri, ma Lorenzo Sesana per ragioni personali ha deciso di percorrere nuove strade e lasciare il progetto.

La band nasce nel 2018, in una sera come tante. Rocco, Paolo e Lorenzo si ritrovano alle quattro del mattino in un parcheggio, usciti da un locale con il solito dubbio che si crea in queste situazioni: fumare l’ultima sigaretta o andare a casa. E lì Lorenzo se ne esce con una proposta che cambia un po’ le cose: mettere su una band. Rocco convince Leo poco dopo e portano avanti il progetto senza batteria fino al 2019, quando Giacomo decide di mettersi in gioco e da lì riarrangiano tutto.

Dopo tanta gavetta e tanto divertimento, a marzo 2024 esce il loro primo EP Via Briantea (che ho recuperato recentemente, e già da qui avremmo potuto capire che c’era diversa carne sul fuoco). Poi una breve visita sul palco di X Factor, sempre nel 2024, ma non sono andati troppo lontani. E aggiungo una nota personale: meglio così.

Come li ho scoperti

Lo dico subito: non sono stato un pioniere. Stavo scorrendo le storie su Instagram quando mi è apparsa una storia di Davide Lasala (si quello dei Si!Boom!Voilà!)con sotto George Best. Ho premuto play, ho ascoltato quei primi secondi e l’ho aggiunta direttamente alla mia playlist. Senza pensarci troppo. A volte le scoperte migliori funzionano così: niente algoritmi studiati, niente consigli ragionati. Una storia, un play, e sei dentro.

Quando il 12 dicembre 2025 è uscito Nati Inciampati, ho fatto quello che faccio sempre con i dischi nuovi: un primo ascolto distratto mentre stavo lavorando ad altro. Sottofondo. Passata una settimana, però, l’ho rimesso su con attenzione. Ed è lì che mi hanno fregato. Lo spessore dei testi mi ha colpito in pieno, e nei giorni a seguire il disco è entrato in rotazione fissa.

Nati Inciampati

11 tracce. E vi racconto cosa ci ho sentito personalmente.

L’impatto emotivo

La voce di Rocco apre i primi tre secondi di Parole al Miele, prima di farsi accompagnare dalla band in questa dolcissima e impacciata confessione d’amore. La canzone è scandita da ipotetici regali che però non vengono mai fatti, perché implicherebbero una dichiarazione ufficiale, mentre la zona di comfort del protagonista è restare in un rapporto senza etichette. In fondo, a chi non spaventano i cambiamenti? Poi però lei pronuncia quelle due parole magiche che mandano in crisi, perché manca il coraggio di dirle a propria volta. Non è solo timidezza: è il timore di esporsi e di non trovare le parole giuste. Nonostante i mille discorsi preparati e le tante scuse inventate, alla fine l’unica cosa davvero necessaria sarebbe lasciarsi andare e dire quelle due semplici parole al miele: ti amo.

Poi arriva Una Domenica Mattina e qui devo chiederti di fermarti un attimo. Presta attenzione alle parole. Leggi il testo. Perché questa è una di quelle canzoni che ti fanno venire la pelle d’oca, ed è uno di quei classici esempi per cui mi batto ogni santo giorno affinché si presti davvero attenzione a ciò che si ascolta. Raccontare la storia di due ragazzi che perdono la vita mentre sono ancora a scuola a causa della depressione, con una delicatezza rara e attraverso immagini forti ed evocative… le ho sentite talmente poche volte che le posso contare sulle dita d’una mano.

(Concedetemi un respiro prima di proseguire, perché queste prime due tracce pesano eccome.)

Le storie

Angelina è un pezzo di spessore. La protagonista è una prostituta di un paesino di provincia. Tutti lo sanno, ha diversi clienti. Ovviamente non è vista di buon occhio e combatte contro i bigotti del paese. Se si parlasse di una storia recente, non ci sarebbe molto da commentare. Ma appena capiamo che Angelina ha vissuto prima dell’approvazione della legge sull’accesso legale all’aborto, tutto cambia. Qui apprezziamo pienamente come il declinare una proposta di matrimonio sia una cosa realmente all’avanguardia, simbolo di indipendenza e libertà.

Ora una domanda. Cito testualmente: “Ci si può innamorare follemente di una persona anche solo per un’ora?”. Sono certo che, se ti ponessi questa domanda, non la collegheresti mai a un titolo come Nanana, il classico motivetto di una canzone di cui non sai davvero le parole. Un ragazzo approccia una ragazza: lui è nato a Milano, lei è una studentessa fuori sede. Parlano, si cercano nel locale anche quando fanno finta di ignorarsi. Si piacciono tanto. E quando non c’è più niente da dire, si baciano. Lui la accompagna a casa. Da lì in poi puoi dare libero sfogo alla tua fantasia. Ma tutto si rompe al mattino: lui si riveste e scappa. Restano solo tante domande sospese, a partire da quella iniziale. E forse non avremo mai una risposta. (La mia personalissima teoria? Questa storia qualcuno gliel’ha raccontata davvero, e dopo la classica battuta “buona per farci una canzone”, l’hanno fatta sul serio.)

Crescere e inciampare

Se non sei fan delle storie di una notte, c’è comunque Come Sempre Tu, dove c’è spazio per rivolgere i propri pensieri a una persona unica e speciale che nonostante tutto si è riusciti a ferire. Col senno di poi arriva una riflessione più matura: forse il destino non è immutabile e le persone possono cambiare. Ma non per questo devono cambiare i risultati delle scelte passate. E va bene così.

Eccoci alla title track dell’album. Nati Inciampati è un brano che si allontana dalla narrazione dei social, quella che ci spinge nella ruota del criceto a inseguire modelli di vita irraggiungibili. Qui arriva un invito diverso: accettare che non tutti cambieranno il mondo e che rallentare non è una colpa. Anzi, spesso rallentiamo proprio perché inciampiamo lungo il percorso. Eppure oggi l’inciampo viene visto come un fallimento, quando invece è una parte inevitabile della crescita. Fa male, a volte sembra ingiusto, ma è proprio ciò che ci permette di diventare chi siamo. Ti auguro vivamente di inciampare.

La Mia Generazione allarga il tiro. Quello che nella title track era personale, qui diventa collettivo: ci si rivolge dichiaratamente alla generazione dei nativi digitali, toccando a tutto tondo le tematiche calde per ventenni e trentenni. Consumismo abituale, status, apparenza… tutto viene buttato nel calderone. Giusto per ricordarci che facciamo il possibile per nascondere i difetti come atteggiamento di senso comune, mentre il clima bellico sembra scaldarsi e la nostra generazione ha paura. E non vuole affrontarla.

Il cuore della band

George Best è il singolo con cui li ho conosciuti, e c’è un vero richiamo al loro passato. Nasce da Leonardo che gioca con un nuovo delay… un gioco che rimane in sospeso per qualche anno, prima di riprenderlo e trasformarlo nella traccia che possiamo sentire oggi. Tutto scritto nella loro sala prove, su una vecchia testata del letto con un pennarello.

Il testo parla di loro come band. Tutto parte mentre Rocco sta guardando il panorama fuori casa sua dal balcone, e ci ha messo circa una settimana prima di scriverlo tutto. È un brano importante anche perché segna il passaggio dalla lingua inglese all’italiano. Per anni si sono detti che avrebbero suonato a Wembley. Non ci sono mai riusciti, ma credo che questo brano possa davvero diventare un successo per aprire un piccolo spiraglio. Qui gli Speakeasy si mettono a nudo, e si sente.

Chiudere il cerchio

Dopo essere stati presi a schiaffi dalle tracce precedenti, Dovunque Sei, Ovunque Andrai alleggerisce i toni e si trasforma in una ballad nostalgica. I momenti del cazzo in cui ripensi a una tua ex? Tutto viene condensato qui. Detto in tutta onestà: è la traccia che mi convince meno. Sembra posizionata strategicamente per dare respiro all’album, ma personalmente non riesco a cogliere bene dove voglia parare. Se però hai bisogno di coccolarti con una canzone in un momento pessimo, potrebbe fare al caso tuo.

Ma proprio come gli attimi in cui ti perdi nella nostalgia, si torna con i piedi a terra con Cambio di Scena. Il focus è sullo sguardo indietro e lo sguardo a oggi. A quando si era ragazzi, era facile fare l’alba, prendere le cose con leggerezza, e tutti i problemi svanivano quando ci si beccava in piazza con la cricca. Tutto sembra eterno in quei momenti, anche se imprevedibili e caotici. Eppure quella magia si rompe, le cose cambiano; ma certe cose di certo non cambiano mai, come l’appuntamento in piazza. Questa è una delle tracce più forti del disco, e si sente ad ogni ascolto.

Crescere chiude il giro, riprendendo il tema dell’accettazione. Non poter cambiare il mondo o capirlo tutto fino in fondo, affrontare le promesse che ci fa credere la società ma che vengono infrante. Persone ridotte a numeri. Ma c’è una rivendicazione: mantenersi fedeli ai propri ideali. In sostanza, crescere significa essere imperfetti ma autentici, e l’importante è essere consapevoli, non è necessario avere risposte secche e definitive.

E come suona?

Nati Inciampati è un disco che suona decisamente rock, con venature che strizzano l’occhio al britpop. La produzione è pulita, le chitarre guidano tutto, e in alcuni passaggi la band osa uscire dallo schema con qualcosa di più garage rock: distorsioni e delay che danno un po’ di sporco al suono nei momenti giusti.

A conti fatti

Se devo essere onesto, a un certo punto c’è una certa ridondanza nei temi: amore, crescita, nostalgia tornano spesso in modo troppo simile, ma è più una mia considerazione personale che un difetto reale. Nel contesto dell’intero album non stonano, e anzi danno coerenza a un disco che vuole chiaramente raccontare una fase precisa della vita.

Il salto di maturità rispetto all’EP Via Briantea è evidente. Quello era un biglietto da visita; questo è un disco che ha qualcosa da dire e sa come dirlo.

George Best e Cambio di Scena sono le tracce che ti restano addosso, quelle che alzi il volume e riparti da capo. Parole al Miele e Una Domenica Mattina hanno i testi più profondi, il tipo di parole che ti costringono a premere pausa e riascoltare. Nati Inciampati ci ricorda che non c’è fretta di arrivare e tanto vale godersi il viaggio.

Gli Speakeasy hanno tirato fuori un primo album che ha personalità e non ha paura di affermare il proprio punto di vista sul mondo. 

Nati Inciampati è come quello speakeasy che sogno di aprire. Un posto nascosto, che dall’esterno non sembra niente di speciale, ma una volta dentro scopri qualcosa di curato, autentico e impossibile da dimenticare. Devi solo avere la parola d’ordine giusta. La mia era una storia su Instagram. La tua potrebbe essere questo articolo.

Per altri ascolti

→ Odd Socks – We Are Not Old Socks
L’EP di esordio di una band che ancora parla in inglese, ma che sta imparando l’italiano.

→ I Cani – Post Mortem | La fine come nuovo inizio
Perché dopo ogni morte c’è sempre qualcosa che ricomincia, anche quando pensi di aver chiuso per sempre.

Per altri ascolti che ti fanno dire “ma che cazzo?”, dai un’occhiata alla sezione musica.

Al prossimo disco.

Letto: 39
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