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Musica

Nobraino Animali da Palcoscenico: l’ultimo uomo a cavallo ero io

By Aleister Rush
16 Aprile 2025 5 Min Read
0

Ok, ammetto di essere un po’ in ritardo (di circa un anno), ma lasciatemi spiegare.

È tornata la bella stagione e, come ogni arrivo di primavera, dopo aver passato l’inverno a scavare nella mia cameretta tra vecchi e nuovi dischi e a dedicarmi la sera a qualche videogioco, decido – come al solito – di mettere in pausa la mia vita online e tornare a godermi la movida cittadina.

Stavo iniziando a soffrire il fatto di poter frequentare i miei locali preferiti solo dal giovedì alla domenica. Così decido di rompere la routine e uscire, inusualmente, di martedì sera. Doveva essere una serata tranquilla: una pizza e una passeggiata con un amico che non vedo spesso perché vive fuori. Invece, l’universo aveva altri piani per me.

Ore 19:00, abbandono la mia caverna.

Abbastanza agilmente arrivo in centro, che sembra deserto. La pioggia del pomeriggio credo abbia reso idrosolubili tutti gli altri concittadini, permettendomi di parcheggiare facilmente proprio di fronte al locale in cui di solito mi fermo a bere qualcosa. Noto che è aperto: doveva esserci per forza un evento. Così mi avvicino all’entrata e chiedo come mai questa misteriosa apertura extra all’inizio della settimana.

Una bellissima notizia, inaspettata: Lorenzo Kruger si sarebbe esibito poco dopo. Un nome familiare… ma il mio dubbio viene spazzato via quasi subito dal gestore che chiarisce con la frase: “Il cantante dei Nobraino”.

Lorenzo Kruger
Lorenzo Kruger

Ecco perché ne sto parlando solo adesso.

Perché l’ho riscoperto per caso, come si ritrovano certe perle dimenticate in fondo a un cassetto. Animali da palcoscenico è uscito a marzo 2024. Nessuno me l’ha detto. Spotify non mi ha avvisato. Eppure, quella sera, mentre stavo solo cercando una pizza e due chiacchiere tranquille, mi ci sono imbattuto dal vivo per tre ore, a tu per tu con un cantautore e il suo piano.

L’ho ascoltato. E se siete qui, magari con lo stesso ritardo con cui ci sono arrivato io, vi racconto cosa ci ho trovato dentro.

Al contrario di come eravamo stati abituati nei dischi precedenti, Test di Gravità rimescola le carte e si discosta in modo evidente da ciò che conoscevamo. Chitarra e batteria, che solitamente erano sempre e solo di accompagnamento, sembrano finalmente protagoniste di un pezzo dei Nobraino, e si amalgamano benissimo con la presenza, sempre fortissima, di Kruger.

Fermentazione, per ricordarci a tutti che siamo degli alcolisti per natura.

Avete 10 minuti di tempo per un podcast? Trovatelo. FAKE MUSE EP 1 è un piccolo momento introduttivo della giornalista Astrid Serughetti, che ci accompagna verso il pezzo portante del disco. Per un attimo ho pensato di essere vittima di un bug noto di Spotify, quello che passa pubblicità anche agli utenti premium. E invece…

Glenn Miller, dopo essere stati ben istruiti dal podcast, finalmente possiamo goderci la vicenda del trombonista, raccontata dalla voce e dalla penna di Kruger, con la band che accompagna, come sempre, l’istrionico frontman.

Dubbi sul futuro: eccoci arrivati al pezzo romanticone. Pensavate di averlo schivato? Siamo tornati al classico brano onnipresente in ogni disco dei Nobraino. Qui torna in primo piano la voce di Lorenzo che, da cantautore ormai più che esperto, ci narra del processo che avviene quando nasce un sentimento: la fase “luna di miele”, per poi ricordarci che, nonostante l’ingenuità, in realtà non si fa altro che esporsi all’altro, che ha anche dei difetti, e tutto si complica.

Esperto di Comunicazione tocca un argomento che mi sta particolarmente a cuore. A quanto pare non sono l’unico a considerare un pilastro importante della propria esistenza la scelta delle parole, la voglia di stare al passo coi tempi e il tentativo di veicolare i messaggi giusti, mutando di continuo il proprio modo di porsi.

Pixel vuole parlare a noi giovani e a tutti i vecchi che si sono rincoglioniti dietro ai cellulari. Siamo ormai tutti distratti, ammantati da tutta questa roba effimera che ci sta rendendo sempre più schiavi. I parallelismi con i danni causati da un uso scorretto del mezzo, cellulari o internet che sia, vengono citati tutti, e l’intento sembra quello di darci uno schiaffo (anche morale) per svegliarci e ricordarci quali sono le cose davvero importanti.

Canzone d’amore per correre, la chicca di questo album, per me. Me ne sono innamorato. Non si è proprio capito che ho un debole per le canzoni che parlano di amori complicati, vero? Qui, però, la penna di Lorenzo Kruger tocca i punti giusti, e sono rimasto piacevolmente stupito anche dall’evoluzione melodica del brano, che è un continuo crescendo.

Arte Contemporanea, con una nota pungente, provocatoria e a tratti demenziale, qui si fa critica a tutti gli invasati e alla visione dell’arte malsana che c’è oggi. Il messaggio che passa è ben distinto: trattiamo l’arte e gli artisti nel modo peggiore possibile, dove performance e prodotto stanno rendendo ancor più capitalistico un processo che dovrebbe essere principalmente mosso dal sentimento. Cosa che ad oggi sembra essere scomparso per lasciare spazio solo a performance, dimenticandoci perché le opere di altri tempi sono rimaste fino ad oggi immortali.

L’ultimo Uomo a Cavallo mette in luce quella che è la tendenza dell’uomo ad ostinarsi ad avere ancora atteggiamenti arcaici. Sempre perculando degli atteggiamenti tossici di alcuni individui, vuole smettere di rimanere circondato dalle nostre convinzioni e guardare il nostro piccolo orticello con le nostre certezze, ma anzi, evitare di essere sempliciotti e bigotti. È decisamente il caso di lasciar andare questa visione arcaica e maschilista della vita e abbracciare uno stile che stia al passo con i tempi. Anche se, a me piace anche pensare che non sia altro che la naturale continuazione di un Bifolco che conosciamo bene. Vero, vecchi fan?

Hotel Supramonte è una cover di De André. Non spenderò alcuna parola a riguardo: una rivisitazione in stile loro. Per me, un pezzo totalmente evitabile e che c’entra ben poco con tutto il resto del disco, a mio modesto parere.

Alla fine, dopo otto anni di silenzio, Animali da Palcoscenico segna un piccolo passo in avanti rispetto ai lavori precedenti, pur mantenendo salda l’identità della band in ogni suo aspetto. È un album che prova ad avvicinarsi agli ascoltatori più recenti, ma, a mio avviso, senza riuscire a conquistare pienamente questa nuova audience. Nonostante i tentativi di rinnovamento, la band sembra continuare a osare poco, e personalmente mi sarebbe piaciuto vedere più audacia e sperimentazione. Un buon ritorno, ma non quello che speravo da un gruppo con una storia come quella dei Nobraino.

Stavolta non sono stato ferito con un dito, niente lacrime al minuto. Ma la trama del film muto continua a piacermi.

Se cercate nuovi ascolti, avete tanto da recuperare qui!

Al prossimo disco.

 

Letto: 45
Aleister Rush

Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.

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