101 motivi per cui non mi candido alle elezioni
Anche quest’anno, era inevitabile, qualcuno ci ha provato. Meno seriamente che negli anni passati, devo dire, per fortuna, perché forse superati i 30 sei meno attrattivo come giovane riempi-lista. In ogni caso, quando ancora me lo chiedono, quando ancora mi pongono la fatidica domanda – “Ma come, perché proprio tu non ti candidi?” – faccio fatica a dare una risposta chiara ed esaustiva. Perciò ci ho ragionato un po’, a modo mio, e sono giunto a queste conclusioni. Eccoli, almeno 100 motivi per cui non posso e non voglio assolutamente candidarmi alle elezioni amministrative del mio Villaggio:
non mi candido, perché ho un profondo rispetto per il ruolo politico e vorrei che a rappresentarmi fossero persone preparate o, se giovani, comunque formate da guide autorevoli;
non mi candido, perché, appunto, questa formazione io non l’ho ricevuta da nessuno, non l’ho chiesta e non me l’hanno data;
non mi candido, perché, a dispetto di quel che posso dare a vedere, non sono un cittadino attivo, ma uno che fa cose e muove gente solo perché non ha ancora trovato il suo posto nel mondo;
non mi candido, perché amo della mia città ciò che mediamente gli altri vogliono cambiare, e non mi piace ciò che a tutti sembra utile mantenere;
non mi candido, perché mi scoccia;
non m candido, perché per cercare una stabilità economica non ho il tempo di annaffiare una pianta;
non mi candido, perché il mio isee dice che quest’anno non ho diritto ad alcun bonus gas e luce;
non mi candido, perché abbiamo la 104 ma solo al comma 1 dell’articolo 3, che è un modo figo per dire che non hai “abbastanza” handicap;
non mi candido, perché non avendo nulla da scambiare, non ho alcuno ascendente su nessuno;
non mi candido, perché non avendo nulla da scambiare, comincio a stare un po’ antipatico a tanti;
non mi candido, perché l’unica mia fonte di “reddito” al momento è un rimborso spesa direttamente proporzionale allo stress e all’usura mentale per ottenerlo;
non mi candido, perché quel rimborso spesa da un po’ di tempo è appena utile a coprire la parcella dello psicologo necessario a lenire lo stress e l’usura mentale necessari a ottenere il rimborso spesa;
non mi candido, perché quel rimborso spesa costa pure in termini di credibilità, di neutralità, di antipatia, ancora una volta, nonché di gavetta stupida e finta, utile solo a giustificare il vero lavoro di pochi;
non mi candido, perché lo psicologo della mutua mediamente fa cagare;
non mi candido, perché mia madre è morta, e non ha senso fare politica senza i suoi consigli, senza quel suo abbraccio che scioglieva ogni dubbio;
non mi candido, perché mia madre è morta giovane, che ancora lavorava, e con lei abbiamo visto quanto grande, marcio e ipocrita fosse il sistema sanitario nazionale;
non mi candido, perché mio padre sta invecchiando, stancato da una vita di lavoro servito a poco, sottopagato, quasi inutile, e con lui sto scoprendo quanto vuota sia la parola welfare,
non mi candido, perché sono caputosta, e a 34 anni mi illudo ancora di poter lavorare con le poche cose che mi riescono bene;
non mi candido, perché non sono riuscito ad abilitarmi neppure a una classe di concorso per l’insegnamento, nonostante la 3+2+24cfu;
non mi candido, perché non voglio dare neppure un centesimo a qualsiasi ente, istituto, università, privata o pubblica, telematica soprattutto, per acquistare questa o quella certificazione;
non mi candido, perché non credo alla cultura della monetizzazione e alla monetizzazione della cultura;
non mi candido, perché non credo che le identità, quelle vere, siano in pericolo;
non mi candido, perché non credo che la mia città sia o debba essere superiore ad altre;
non mi candido, perché scrivere poesie mi sembra più utile che redigere un programma elettorale;
non mi candido, perché ho intravisto il “dentro” della politica locale, e non mi è piaciuta;
non mi candido, perché dal dentro di un consiglio comunale puoi dare anche questo o quell’indirizzo politico, ma la macchina amministrativa è un’altra cosa, ha il pilota automatico e quando provoca incidenti dice che la colpa è tua che non potevi nemmeno guidarla;
non mi candido, perché ho aperto partita IVA solo perché tutti me lo sconsigliavano;
non mi candido, dunque, perché potrei fare solo danni;
non mi candido, ancora, perché non svolgendo una professione ben rappresentata, non saprei come dialogare con gli ordini degli avvocati, degli ingegneri, degli architetti;
non mi candido, ovviamente, perché nessuno mi ha mai invitato in alcun club di servizio o ad associazioni filantropiche;
non mi candido, perché faticando ad aiutare me stesso non potrei minimamente aiutare gli altri;
non mi candido, perché in politica le parole hanno troppi significati, molto più che in letteratura;
non mi candido, perché ho il colesterolo troppo alto;
non mi candido, perché non so dire di no;
non mi candido, perché non ho una campagna, un orticello, un giardino, l’ascensore, non ho nemmeno un fottuto divano;
non mi candido, perché non so più distinguere tra utilità dell’inutile e inutilità dell’utile;
non mi candido, perché i responsabili della mia trasformazione in giovane-vecchio continuerebbero a trattarmi come un giovane e basta;
non mi candido, perché non parteciperei mai in nessuno spazio decisionale;
non mi candido, perché non vorrei partecipare in alcuno spazio decisionale;
non mi candido, perché me lo chiederebbero gli stessi che mi hanno negato spazi di partecipazione;
non mi candido, perché mi piace fare il turista ma io turisti non ne voglio;
non mi candido, perché mi fa schifo la turistizzazione della cultura e mi annoia la cultura della turistizzazione;
non mi candido, perché mi piace elencare le cose, enumerarle, dargli infiniti nomi per solo divertimento;
non mi candido, perché non credo che la burocrazia sia un problema da risolvere;
non mi candido, perché il Terzo Settore è trasparente come i fumi di Scordovillo;
non mi candido, perché non riesco a sedere in prima fila a teatro;
non mi candido, perché sono incensurato, e vorrei rimanerlo;
non mi candido, perché non vorrei nessun evento sul lungomare Falcone-Borsellino;
non mi candido, perché non vorrei aprire il Castello Normanno-Svevo;
non mi candido, perché ricoprirei gli scavi archeologici di Terina fino al prossimo secolo;
non mi candido, perché dico sul serio;
non mi candido, perché per Tramonte e Cristiano e la loro ingiustizia questa città non è mai scesa in piazza spontaneamente;
non mi candido, perché questa città non è mai scesa in piazza spontaneamente;
non mi candido, perché chiuderei la Movida a mezzanotte;
non mi candido, perché la cittadinanza italiana non la ritengo una cosa particolarmente speciale;
non mi candido, perché, a poterla dare, darei la cittadinanza italiana a chiunque me la chiedesse;
non mi candido, perché mi impossesserei del Teatro Umberto;
non mi candido, perché darei più ascolto ai miei avversari che ai miei alleati;
non mi candido, perché i medici curanti non fanno più ricette rosse;
non mi candido, perché il servizio civile vale solo mezzo punto;
non mi candido, perché non sono un esperto di arte e questa è una città con troppi artisti;
non mi candido, perché non dormo bene di notte;
non mi candido, perché accumulo impegni e poi me ne pento;
non mi candido, dovrei farmi i meme da solo;
non mi candido, perché l’assenza di stimoli istituzionali per oltre trent’anni – cioè da che ho memoria – mi ha forgiato senza ambizioni e con la propensione ad accontentarmi;
non mi candido, perché sto lavorando minuziosamente e con grande fatica a decostruire questa pericolosa disillusione;
non mi candido, perché devo reimparare a coltivare la noia costruttiva, a non guardare l’orologio per ore, a contare i secondi pesanti come macigni;
non mi candido, perché Piazza D’Armi non è mai stata così bella e viva (sì, a parte u catribbiune);
non mi candido, perché non ho fatto alcun progetto Pon-Por-Fesr in nessuna scuola lametina;
non mi candido, perché mi tocca già passare troppo tempo con la piccola-media borghesia;
non mi candido, perché non vado a messa e non ho fatto gli scout;
non mi candido, perché già non vado a trovare abbastanza la mia nonnina;
non mi candido, perché gli spazi per nuove idee su legalità e civismo sono già occupati;
non mi candido, perché gli spazi per nuove idee su biblioteche, libri e cultura sono già occupati;
non mi candido, perché, come tutti, tendo a essere giustizialista o garantista a seconda dell’accusato;
non mi candido, perché propugnerei l’unione amministrativa Lamezia-Catanzaro;
non mi candido, perché Catanzaro non mi piace, ma i catanzaresi sì, tantissimo;
non mi candido, perché chiuderei al traffico metà città;
non mi candido, perché colorare la Madonnina di tremila colori diversi mi sembra una pacchianata come poche;
non mi candido, perché per quanti giovani nuovi si addentrano in questa bella esperienza, a manovrare le fila sono le stesse 4 o 5 persone degli ultimi 30 anni;
non mi candido, perché il Partito Democratico quando ha governato questo paese ha promosso politiche più destrorse di certi partiti di destra, sul sociale in particolare;
non mi candido, perché i Cinque Stelle, in nome del popolo e dell’uomo qualunque, hanno promosso un’anti-cultura dilagante;
non mi candido perché Azione mi pare rappresenti il meglio del qualunquismo e del pressapochismo odierno;
non mi candido, perché Lega e Fratelli D’Italia sono antichi, antiquati, populisti;
non mi candido, perché Forza Italia… vabbè è Forza Italia;
non mi candido, perché i partiti di ispirazione cattolica sono rimasti al cattolicesimo del XIX secolo;
non mi candido, perché le liste civiche e quelle indipendenti lo sono solo nella grafica del loro simbolo;
non mi candido, perché nonostante tutto questo, in ognuna di queste liste ci sono già, per fortuna o purtroppo, brave persone;
non mi candido, perché o sei un tecnico o hai la passione;
non mi candido, perché nessun politico locale dice la sua sui temi sovralocali, regionali, nazionali o internazionali, e non potrei correre il rischio di lavorare al fianco di chi la pensa esattamente come me;
non mi candido, perché ho smesso di credere nella politica più o meno dal referendum sull’acqua del 2011;
non mi candido, perché non è divertente;
non mi candido, perché non mi voterebbe nessuno e, di conseguenza, sprecherei solo un mese intero della mia vita;
non mi candido, perché la politica è diventata solo l’arte di spostare qua e la dei finanziamenti, di piazzare qui un milione, lì un altro milione;
non mi candido, perché se conti davvero anche un poco, allora cominciano a bussare alla tua porta;
non mi candido perché ho già dato una mano a questa città ma lei si è presa l’intero braccio;
non mi candido, perché sono rimasto per costrizione, non per scelta;
non mi candido, perché la politica non ci ha donato libertà di scelta;
non mi candido, perché credo ancora alla decrescita felice;
non mi candido, perché non sono abbastanza felice.
non mi candido, perché, appunto, questa formazione io non l’ho ricevuta da nessuno, non l’ho chiesta e non me l’hanno data;
non mi candido, perché, a dispetto di quel che posso dare a vedere, non sono un cittadino attivo, ma uno che fa cose e muove gente solo perché non ha ancora trovato il suo posto nel mondo;
non mi candido, perché amo della mia città ciò che mediamente gli altri vogliono cambiare, e non mi piace ciò che a tutti sembra utile mantenere;
non mi candido, perché mi scoccia;
non m candido, perché per cercare una stabilità economica non ho il tempo di annaffiare una pianta;
non mi candido, perché il mio isee dice che quest’anno non ho diritto ad alcun bonus gas e luce;
non mi candido, perché abbiamo la 104 ma solo al comma 1 dell’articolo 3, che è un modo figo per dire che non hai “abbastanza” handicap;
non mi candido, perché non avendo nulla da scambiare, non ho alcuno ascendente su nessuno;
non mi candido, perché non avendo nulla da scambiare, comincio a stare un po’ antipatico a tanti;
non mi candido, perché l’unica mia fonte di “reddito” al momento è un rimborso spesa direttamente proporzionale allo stress e all’usura mentale per ottenerlo;
non mi candido, perché quel rimborso spesa da un po’ di tempo è appena utile a coprire la parcella dello psicologo necessario a lenire lo stress e l’usura mentale necessari a ottenere il rimborso spesa;
non mi candido, perché quel rimborso spesa costa pure in termini di credibilità, di neutralità, di antipatia, ancora una volta, nonché di gavetta stupida e finta, utile solo a giustificare il vero lavoro di pochi;
non mi candido, perché lo psicologo della mutua mediamente fa cagare;
non mi candido, perché mia madre è morta, e non ha senso fare politica senza i suoi consigli, senza quel suo abbraccio che scioglieva ogni dubbio;
non mi candido, perché mia madre è morta giovane, che ancora lavorava, e con lei abbiamo visto quanto grande, marcio e ipocrita fosse il sistema sanitario nazionale;
non mi candido, perché mio padre sta invecchiando, stancato da una vita di lavoro servito a poco, sottopagato, quasi inutile, e con lui sto scoprendo quanto vuota sia la parola welfare,
non mi candido, perché sono caputosta, e a 34 anni mi illudo ancora di poter lavorare con le poche cose che mi riescono bene;
non mi candido, perché non sono riuscito ad abilitarmi neppure a una classe di concorso per l’insegnamento, nonostante la 3+2+24cfu;
non mi candido, perché non voglio dare neppure un centesimo a qualsiasi ente, istituto, università, privata o pubblica, telematica soprattutto, per acquistare questa o quella certificazione;
non mi candido, perché non credo alla cultura della monetizzazione e alla monetizzazione della cultura;
non mi candido, perché non credo che le identità, quelle vere, siano in pericolo;
non mi candido, perché non credo che la mia città sia o debba essere superiore ad altre;
non mi candido, perché scrivere poesie mi sembra più utile che redigere un programma elettorale;
non mi candido, perché ho intravisto il “dentro” della politica locale, e non mi è piaciuta;
non mi candido, perché dal dentro di un consiglio comunale puoi dare anche questo o quell’indirizzo politico, ma la macchina amministrativa è un’altra cosa, ha il pilota automatico e quando provoca incidenti dice che la colpa è tua che non potevi nemmeno guidarla;
non mi candido, perché ho aperto partita IVA solo perché tutti me lo sconsigliavano;
non mi candido, dunque, perché potrei fare solo danni;
non mi candido, ancora, perché non svolgendo una professione ben rappresentata, non saprei come dialogare con gli ordini degli avvocati, degli ingegneri, degli architetti;
non mi candido, ovviamente, perché nessuno mi ha mai invitato in alcun club di servizio o ad associazioni filantropiche;
non mi candido, perché faticando ad aiutare me stesso non potrei minimamente aiutare gli altri;
non mi candido, perché in politica le parole hanno troppi significati, molto più che in letteratura;
non mi candido, perché ho il colesterolo troppo alto;
non mi candido, perché non so dire di no;
non mi candido, perché non ho una campagna, un orticello, un giardino, l’ascensore, non ho nemmeno un fottuto divano;
non mi candido, perché non so più distinguere tra utilità dell’inutile e inutilità dell’utile;
non mi candido, perché i responsabili della mia trasformazione in giovane-vecchio continuerebbero a trattarmi come un giovane e basta;
non mi candido, perché non parteciperei mai in nessuno spazio decisionale;
non mi candido, perché non vorrei partecipare in alcuno spazio decisionale;
non mi candido, perché me lo chiederebbero gli stessi che mi hanno negato spazi di partecipazione;
non mi candido, perché mi piace fare il turista ma io turisti non ne voglio;
non mi candido, perché mi fa schifo la turistizzazione della cultura e mi annoia la cultura della turistizzazione;
non mi candido, perché mi piace elencare le cose, enumerarle, dargli infiniti nomi per solo divertimento;
non mi candido, perché non credo che la burocrazia sia un problema da risolvere;
non mi candido, perché il Terzo Settore è trasparente come i fumi di Scordovillo;
non mi candido, perché non riesco a sedere in prima fila a teatro;
non mi candido, perché sono incensurato, e vorrei rimanerlo;
non mi candido, perché non vorrei nessun evento sul lungomare Falcone-Borsellino;
non mi candido, perché non vorrei aprire il Castello Normanno-Svevo;
non mi candido, perché ricoprirei gli scavi archeologici di Terina fino al prossimo secolo;
non mi candido, perché dico sul serio;
non mi candido, perché per Tramonte e Cristiano e la loro ingiustizia questa città non è mai scesa in piazza spontaneamente;
non mi candido, perché questa città non è mai scesa in piazza spontaneamente;
non mi candido, perché chiuderei la Movida a mezzanotte;
non mi candido, perché la cittadinanza italiana non la ritengo una cosa particolarmente speciale;
non mi candido, perché, a poterla dare, darei la cittadinanza italiana a chiunque me la chiedesse;
non mi candido, perché mi impossesserei del Teatro Umberto;
non mi candido, perché darei più ascolto ai miei avversari che ai miei alleati;
non mi candido, perché i medici curanti non fanno più ricette rosse;
non mi candido, perché il servizio civile vale solo mezzo punto;
non mi candido, perché non sono un esperto di arte e questa è una città con troppi artisti;
non mi candido, perché non dormo bene di notte;
non mi candido, perché accumulo impegni e poi me ne pento;
non mi candido, dovrei farmi i meme da solo;
non mi candido, perché l’assenza di stimoli istituzionali per oltre trent’anni – cioè da che ho memoria – mi ha forgiato senza ambizioni e con la propensione ad accontentarmi;
non mi candido, perché sto lavorando minuziosamente e con grande fatica a decostruire questa pericolosa disillusione;
non mi candido, perché devo reimparare a coltivare la noia costruttiva, a non guardare l’orologio per ore, a contare i secondi pesanti come macigni;
non mi candido, perché Piazza D’Armi non è mai stata così bella e viva (sì, a parte u catribbiune);
non mi candido, perché non ho fatto alcun progetto Pon-Por-Fesr in nessuna scuola lametina;
non mi candido, perché mi tocca già passare troppo tempo con la piccola-media borghesia;
non mi candido, perché non vado a messa e non ho fatto gli scout;
non mi candido, perché già non vado a trovare abbastanza la mia nonnina;
non mi candido, perché gli spazi per nuove idee su legalità e civismo sono già occupati;
non mi candido, perché gli spazi per nuove idee su biblioteche, libri e cultura sono già occupati;
non mi candido, perché, come tutti, tendo a essere giustizialista o garantista a seconda dell’accusato;
non mi candido, perché propugnerei l’unione amministrativa Lamezia-Catanzaro;
non mi candido, perché Catanzaro non mi piace, ma i catanzaresi sì, tantissimo;
non mi candido, perché chiuderei al traffico metà città;
non mi candido, perché colorare la Madonnina di tremila colori diversi mi sembra una pacchianata come poche;
non mi candido, perché per quanti giovani nuovi si addentrano in questa bella esperienza, a manovrare le fila sono le stesse 4 o 5 persone degli ultimi 30 anni;
non mi candido, perché il Partito Democratico quando ha governato questo paese ha promosso politiche più destrorse di certi partiti di destra, sul sociale in particolare;
non mi candido, perché i Cinque Stelle, in nome del popolo e dell’uomo qualunque, hanno promosso un’anti-cultura dilagante;
non mi candido perché Azione mi pare rappresenti il meglio del qualunquismo e del pressapochismo odierno;
non mi candido, perché Lega e Fratelli D’Italia sono antichi, antiquati, populisti;
non mi candido, perché Forza Italia… vabbè è Forza Italia;
non mi candido, perché i partiti di ispirazione cattolica sono rimasti al cattolicesimo del XIX secolo;
non mi candido, perché le liste civiche e quelle indipendenti lo sono solo nella grafica del loro simbolo;
non mi candido, perché nonostante tutto questo, in ognuna di queste liste ci sono già, per fortuna o purtroppo, brave persone;
non mi candido, perché o sei un tecnico o hai la passione;
non mi candido, perché nessun politico locale dice la sua sui temi sovralocali, regionali, nazionali o internazionali, e non potrei correre il rischio di lavorare al fianco di chi la pensa esattamente come me;
non mi candido, perché ho smesso di credere nella politica più o meno dal referendum sull’acqua del 2011;
non mi candido, perché non è divertente;
non mi candido, perché non mi voterebbe nessuno e, di conseguenza, sprecherei solo un mese intero della mia vita;
non mi candido, perché la politica è diventata solo l’arte di spostare qua e la dei finanziamenti, di piazzare qui un milione, lì un altro milione;
non mi candido, perché se conti davvero anche un poco, allora cominciano a bussare alla tua porta;
non mi candido perché ho già dato una mano a questa città ma lei si è presa l’intero braccio;
non mi candido, perché sono rimasto per costrizione, non per scelta;
non mi candido, perché la politica non ci ha donato libertà di scelta;
non mi candido, perché credo ancora alla decrescita felice;
non mi candido, perché non sono abbastanza felice.
Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha pubblicato due romanzi, "Al di là delle dune" (2023, A&B) e "Quattro apocalissi" (2024, Qed) e un racconto, "Il buco nero" (2025, Galileo Editore).
