WOW – Amore: Baci Perugina per voi, un disco per me
Mentre oggi sei stato impegnato nei preparativi per domani comprando i Baci Perugina, chiamare il fioraio e prenotare in un localino carino per te e la tua bella, io faccio una cosa diversa. Da qualche anno a questa parte, quando arriva San Valentino, torno sempre lì. Su un disco del 2014 di una band che probabilmente hai sentito parlare pochissimo, ma di cui sono follemente innamorato.
Si chiama Amore. È dei WOW. E forse proprio per questo che non ho successo con le donne, le metto sempre al secondo posto rispetto alla musica.
Ho scoperto i WOW durante un laboratorio di giornalismo musicale. Tra le varie band che ci avevano proposto di ascoltare c’erano anche loro, ma per un altro album. Uno che con Amore c’entra poco o niente. Però sai quando una cosa ti incuriosisce e inizi a scavare? Ecco, ho scavato. E quello che ho trovato mi ha fottuto il cuore in un modo che non mi aspettavo.
Da quel momento, Amore è diventato il mio appuntamento fisso.
Chi cazzo sono i WOW?
Sono una band romana, anche se definirli “romani” è riduttivo. China, la cantante, è ligure e Thibault, il bassista, è francese, di Strasburgo per essere precisi. L’unico romano vero è Leo Non, chitarrista e architetto sonoro del gruppo.
Si sono incrociati tutti al Pigneto, quel quartiere di Roma Est stretto tra le ferrovie e gli spacciatori, dove la decadenza urbana a volte riesce a diventare creatività.
Prima di Amore i WOW facevano garage punk in inglese grezzo, con tutta la strumentazione che ronza e distorsioni. Poi è successa una cosa: hanno deciso di cantare in italiano. Per China è stato un salto nel vuoto. Nonostante una carriera da attrice, il confronto con la lingua madre la terrorizzava. Pare che la scintilla sia arrivata da un documentario: la storia di un vecchio signore del dopoguerra che, orfano di radio, imparava i brani a memoria per farli ascoltare agli amici. Quel concetto di “riattivazione” (prendere qualcosa che sembra morto e farlo vivere di nuovo) è diventato il motivo per mettersi in gioco.
E per essere precisi, si pronuncia “UOU”.
AMORE, tutto in maiuscolo
Dieci tracce (più una bonus).
Un ciclo che non riesci a spezzare
La title track apre il disco con un’aria da tradimento ciclico, di quelli che ti consumano ma a cui torni sempre nonostante i tira e molla. C’è una gelosia viscerale che attraversa il pezzo, condita da sfiducia, qualcosa che comunque sappia di vecchio.
Il profumo che ti avvelena
La gelosia e Veleno le metto insieme perché si parlano addosso. Sono due facce della stessa medaglia scura: in entrambe i sentimenti diventano forze primordiali che possono portarti alla distruzione. In La gelosia c’è il momento in cui cogli lui con le mani su un’altra, la fiducia che si sgretola, il veleno che inizia a circolare. E in Veleno, appunto, quel veleno arriva a compimento: un testo cupo vestito di sonorità eleganti, una sensualità romantica che però ti trascina verso il fondo. Come un profumo bellissimo che scopri essere tossico.
Credimi, se ci riesci
Il vento ci catapulta in un lento dove l’invito è fidarsi di una promessa. Immagina un tramonto sospeso nel tempo, quel momento esatto in cui qualcuno ti dice “credimi” e tu non sai ancora se lo farai. Il pezzo resta lì, in bilico, e non ti dà la risposta.
La santa che si cancella
Nessuno di voi è una cover di Milva, ripescata dai meandri del Sanremo del ’66, e suona come se l’avessero scritta i WOW stessi. Un perdono che arriva quasi all’autoannullamento, una donna che si cancella per amore. Avete presente, no? Quel tipo di devozione che da fuori sembra follia e da dentro sembra l’unica cosa che ha senso.
Cronaca nera o poesia?
Non sarà un addio è il pezzo più cinematografico del disco. China l’ha scritto durante un viaggio in treno, immaginando una storia alla Celentano: un uomo che compie una follia per amore. Un delitto? Una metafora della fine violenta di un rapporto? Leo Non stesso ha detto che non è detto che il brano parli letteralmente di un omicidio. E forse è proprio questa ambiguità a renderlo così potente: non sai se stai ascoltando cronaca nera o poesia nera, e la differenza, in questo disco, è sottile come una lama.
Il lento che aspettavi
Poi c’è Sospiro, scritta in italiano dall’artista giapponese Kawamura Gun (e già solo questa frase meriterebbe un articolo a parte). Di ispirazione psichedelica, qualcosa di più affine al passato della band, tutto ancora più suggestivo se accompagnato dal videoclip. Un momento di respiro, letteralmente, prima che il disco torni a stringerti la gola.
La finestra che si spalanca
Tu è il ribaltamento. Dove fino a qui abbiamo visto donne succubi delle circostanze, tradite, cancellate, distrutte, qui succede l’esatto opposto. Una posizione presa con forza, senza mettersi i prosciutti sugli occhi. Basta fare le vittime, basta l’autoannullamento: qui si rivendica l’indipendenza emotiva. E dopo sei tracce di amori tossici, fa l’effetto di una finestra spalancata.
Il sole dopo il cinema
Mia Cara Lu cambia registro di colpo, quasi allegro. Si fa spazio l’immagine di Lu, una donna-angelo che non si limita a migliorarti la giornata: ti cambia proprio la visione del mondo. Dopo tutto il marcio sentimentale che il disco ti ha fatto attraversare, questo pezzo è come uscire da un cinema buio e trovare il sole.
Quello che in italiano non sai dire
Tu finiras mal chiude il cerchio con uno scarto: China fa momentaneamente spazio a Leo Non, che ci racconta in francese una storia di autodistruzione per eccessi. Sogni spenti, possibilità bruciate, la corda tirata fino a spezzarsi. Se continui così finirai in miseria, in strada, in un tragico finale. È l’unico brano non in italiano e l’unico con voce maschile, come se servisse un’altra lingua e un’altra voce per dire le cose che in italiano non riesci a confessare.
Dove tutto è nato
E poi Dove sei. Permettetemi di farvi da Cicerone su questo pezzo, perché è forse il punto più alto del disco. È stata la prima canzone mai scritta dai WOW, nata come scusa per conoscersi, diventata la ghost track di questo album già pubblicata come singolo che poi diventa il centro del concept di questo album. Il testo e la musica sono impeccabili, l’interpretazione di China è di quelle che ti fanno restare fermo. Così intensamente retrò e poetica da essere, semplicemente, il titolo del disco fatto canzone.
Come suona?
Amore è questo: un disco che prende la canzone italiana degli anni ’60, quella dei sentimenti enormi portati sul palco di Sanremo in bianco e nero dove l’eleganza non si perde nonostante il loro background garage. Il rumore bianco continua a darti quella sensazione che stai ascoltando un vinile sporco sottolinea l’esperienza di un ascolto del passato, come se avessi ritrovato i vecchi vinili di tuo padre, ma non hai mai ascoltato niente in vinile in vita tua.
Perché dovresti ascoltarlo
Non girerò intorno alla cosa: Amore dei WOW è una delle scoperte più romantiche che ho fatto nel recente passato. E quando dico “romantico” non intendo sdolcinato. Intendo grezzo, sincero, con le unghie sporche di chi registra in casa propria e ci mette l’anima. L’immaginario revival anni ’60, il low-fidelity delle tracce, il coraggio di cantare in italiano sono immortalati in una verità imperfetta, ma più autentica di mille produzioni patinate che riesce a immortalare quell’idea di amore romantico, vetusto e distruttivo che ancora oggi sembra essere resistente.
C’è poi un dettaglio che mi affascina: in un’epoca in cui il sesso nella musica, nei film e in qualunque altro media è pornografia spiattellata, i WOW scelgono l’erotismo del non-detto. La sensualità di questo disco mantiene quell’idea di proibito, dove il doppio senso vince sempre dando spazio alla fantasia di chi ascolta.
È un disco che quasi nessuno conosce. La maggior parte delle persone che ha incrociato i WOW lo ha fatto con Come La Notte, il loro lavoro più esposto. Niente da dire, bel disco. Ma Amore è il figlio che nessuno ha guardato abbastanza a lungo. Quello che non ha fatto rumore, che non è finito nelle playlist curate, che non ha avuto il suo momento virale. E forse è esattamente per questo che funziona ancora: perché le cose che sussurrano durano più di quelle che urlano. La vera avanguardia, a volte, è sapere che non hai bisogno che il mondo ti ascolti. Basta che ti ascolti qualcuno.
Per altri ascolti:
→ Odd Socks – We Are Not Old Socks
Una buona partenza per la band che si lamenta della scarsa conoscenza dell’inglese dell’italiano medio. Stanno ancora imparando la lingua, ma le idee sono ottime.
→ Laguna Bollente – FANTASBOCCO
Uno degli album migliori del 2025 a mani basse. Un duo che si è inserito con prepotenza ed eleganza nei miei ascolti giornalieri.
Per altri ascolti che mettono in discussione il concetto stesso di buon gusto, dai un’occhiata alla sezione musica.
Al prossimo disco.
Ero un metallaro, oggi mi ha mangiato il mondo alternative. Sono sempre alla ricerca di nuove sonorità che scuotino, con un piede nel caos e l’altro nei suoni underground, in una costante commistione di voci distorte e percussioni che imitano il battito del mio cuore. Ah, ovviamente, non prendermi troppo sul serio. Sono un idiota tanto quanto te.
