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“Il rosmarino non capisce l’inverno” di Matteo Bussola

By Alessandra D'Agostino
8 Febbraio 2023 4 Min Read
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“A te che cadi, ma non resti lì”

“A cosa pensa una donna quando lascia qualcuno? Quando si innamora senza scampo? Quando non viene ritenuta all’altezza? A cosa pensa una donna quando, assordata dalle voci di tutti, capisce all’improvviso di avere soffocato la propria? Di non essersi mai davvero prestata ascolto?”

È su questo che riflette Matteo Bussola nel suo romanzo “Il rosmarino non capisce l’inverno” edito da Einaudi.

In un intreccio delicato di tanta umanità, il lettore impara a conoscere diverse figure femminili, a comprenderle, ad accoglierne il dolore, ad amarle. Ogni pagina è un piccolo mondo abitato da queste donne forti che non hanno paura di mostrare le proprie fragilità.

È così che conosciamo Margherita che è schiava di un lavoro che ha scelto solo per rendere felici e orgogliosi gli altri, non sé stessa; Aurora che non vuole avere figli e quasi si sente in dovere di giustificarsi soltanto perché “non accetta di mettere al mondo una vita che se ne andrà, su cui una parte di lei dovrebbe vegliare per sempre”; Sara che è stata tradita dal marito, l’ha scoperto nel modo peggiore e, nonostante questo, ogni tanto pensa ancora a lui, anche se si impone di non farlo perché “un’assenza può continuare a essere una presenza”.

C’è Giuseppina che a 53 anni si innamora di un ragazzo conosciuto nel centro di accoglienza in cui fa la volontaria; Maddalena che si crede invincibile e, invece, si ammala senza preavviso ma non vuole essere chiamata “guerriera” perché “la verità è che nella malattia non ci sono guerre da vincere, ci sono solo persone che fanno di tutto per restare vive”.

Poi c’è Teresa che prova a condurre una vita normale nonostante i ricordi che, ogni giorno, diventano sempre più offuscati anche se non abbastanza da non renderla cosciente che “la felicità, purtroppo, la riconosci spesso dopo, quando non ce l’hai più”.

Il lettore, successivamente, si imbatte in Brunella la scrittrice in cerca di nuove storie; in Alma che, per non sentirsi più terribilmente sola, invia una lettera ad uno sconosciuto di cui poi, sfidando il tempo, si innamora perché “avrebbero potuto non conoscersi mai, per fortuna è successo”.

C’è Vera che dopo aver trascorso una vita intera a occuparsi della sua famiglia, capisce che è finalmente arrivato il suo turno e che “i sogni, per quanto semplici, hanno bisogno di essere accuditi, fatti fiorire, non si possono affrontare con leggerezza, senza alcuna preparazione”; e Marika che subisce la famosa “pausa di riflessione” da parte di un uomo che non è mai stato veramente suo.

Ci sono, poi, Greta e Martina che, un giorno, per diversi motivi, dicono addio per sempre a ciò che erano state insieme, a una cosa che non sarebbe mai più tornata intera perché “ci sono cose che quando si rompono non avranno mai oro intorno ma solo cocci aguzzi e freddo e vento e silenzio”.

Andando avanti nel racconto, il lettore si imbatte in Aika, una bambina che non può ricordare suo padre perché la vita ha precocemente deciso per loro e anche se lui non potrà tornare, lei, ogni tanto, “alza il naso in su, guarda il sole fino a che non le vengono le lucine negli occhi, poi li chiude forte e le sembra di vederlo”.

Poi ci sono Rosi che non ricorda più nulla, ma la sua nebbia è meglio della cruda realtà che la renderebbe cieca con un solo sguardo; Isabella donna intelligente e fiera, libera di amare a modo suo, un modo che, però, non corrisponde a quello degli altri; Emma che si arrende, finalmente, alla sua vera io perché “ci sono cose a cui riesci a dare un nome solamente con il tempo”; Perla che pensa solo alla carriera perdendo di vista la storia delle persone che ha di fronte; Angela che finalmente è un’agente e quell’apostrofo, per la sua vita, fa davvero la differenza e Daisy che vuole allontanarsi e affrancarsi dalla sua famiglia per poi scoprire che si ritorna sempre lì dove si è nati.

E poi proprio alla fine del romanzo ci sono loro, Emma e Mira, vero filo conduttore di tutta la storia, cuore di ogni cosa, loro che si sono amate sempre pur non potendosi amare mai.

Matteo Bussola ci regala una storia pulita, un romanzo dal ritmo incalzante che si legge tutto d’un fiato ma che si assapora lentamente come tutte le cose belle e preziose.

Buona lettura a chi sbaglia e sa tornare indietro. Buona lettura a chi comprende che la strada per rendere felici gli altri si interseca perfettamente con quella per rendere felici, prima di tutto, noi stessi. E infine buona lettura a chi si fida ancora dell’amore pur sapendo che “anche gli onesti possono trafiggerti con una lama, soprattutto se sono coloro ai quali hai affidato il tuo cuore”.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

Letto: 414
Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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