Il punto di vista delle donne nell’Odissea

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“Chi ha sbagliato è già punito dalla storia in cui è imprigionato”

 

“L’Odissea” non è solo la storia del viaggio di un uomo, è soprattutto la storia d’amore di molte donne. C’è Calipso che si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare, c’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto e ci sono le Sirene decise a distruggerlo. C’è Nausicaa che non osa nemmeno toccarlo, c’è Circe che disprezza i maschi finché non ne incontra uno diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e in caparbietà.

Marilù Oliva nel suo romanzo “L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre”, edito da Solferino, dà voce a tutte queste figure femminili e alla dea Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco che Ulisse a fare ciò che devono.

La prima donna che il lettore incontra è Calipso che si innamora di Ulisse con un solo sguardo, si perde in lui e gli offre tutto ciò che ha. Lo ama talmente tanto da non riuscire a lasciarlo andare, e ogni volta che cala il sole, si fa più bella per conquistare qualcosa che comunque le sfuggirà per sempre. Proprio lei che potrebbe sostituire il re di Itaca col primo marinaio che passerà da quelle parti, che potrebbe dimenticarlo con una pozione, in cuor suo sa che non sarà mai possibile perché “Odisseo è insostituibile”. La ninfa, però, deve rassegnarsi alla sconfitta perché Ulisse non si fa toccare neanche dalla tristezza dei suoi occhi guastati dall’abbandono.

È la dea Atena, poi, a prendere la parola. Proprio lei che non riesce pienamente a capire i sentimenti umani, segue le peripezie del suo protetto, ma riflette sulla vita dei mortali, affermando che “gli uomini hanno bisogno di vedersi, di toccarsi. Senza le parole si perdono, senza le carezze si rattristano, senza la voce si smarriscono”.

È la volta di Nausicaa, la figlia di Alcinoo, re dei Feaci. La principessa che potrebbe avere tutti gli sposi che desidera, eppure si innamora proprio dell’unico che non vuole o non può rimanere con lei. Il suo dolore è straziante e silenzioso perché “ogni donna possiede cento modi per essere felice o, al contrario, infelice. In quest’ultimo caso, ha tre possibilità: può mostrare al mondo la sua infelicità, può condividerla con pochi intimi o scegliere di non svelarla a nessuno”. Nausicaa accoglie Ulisse sopravvissuto alle tempeste, naufrago in una terra che non conosce e lo fa perché “nessun migrante è un uomo qualunque, nessuno merita di essere ignorato. Dietro ogni esule si nascondono storie che tutti dovremmo ascoltare attentamente, perché potrebbero ribaltare ogni pregiudizio”.

Poi c’è Circe che prima trasforma i compagni di Odisseo in animali e poi gli indica la strada migliore per tornare a casa. Anche lei rimane affascinata dall’uomo dal genio multiforme e sa che “un uomo così, anche se forse è meglio perderlo che trovarlo, non lo incontrerà mai più”.

È la volta delle Sirene che seducono gli uomini promettendo loro ciò che di più caro hanno al mondo e, anche in questo caso, Ulisse è l’eccezione perché lui “ha sete soltanto di conoscenza”.

Parla, poi, Euriclea, l’anziana nutrice fedele alla sua regina, a colei che “aspetta triste ma decisa, consumandosi i giorni e le notti”, alla sua regina che sente silenziosamente piangere ogni giorno per quel marito lontano da troppi anni.

E infine ecco Penelope, colei che ha fatto dell’assenza la misura dell’amore, colei che non vuole un marito, vuole Ulisse, lui soltanto, l’amore della sua vita, il suo compagno, il suo amico, la sua guida. E quando finalmente il re di Itaca ritorna, lei può abbassare le difese e perdersi tra le sue braccia: “Sono di nuovo al tuo fianco, amore mio. Ci sono sempre stata”.

Un libro che insegna come la memoria possa essere dolore, come l’amore non possa essere controllato, indirizzato, dimenticato. È molto interessante il punto di vista di queste donne che amano, aspettano, salvano, guidano, perdonano, vivono.

Buona lettura a chi si oppone al destino per inseguire il suo cuore. Buona lettura a chi sa che il tempo passa ma non cura le ferite. E infine buona lettura a chi spera aspettando pazientemente.

ALESSANDRA D’AGOSTINO

 

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Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni che, quasi settimanalmente, vengono pubblicate su "Il Quotidiano del Sud". Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!
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