“Il Decameron come farmaco” – L’ultima meravigliosa fatica del professor Nuccio Ordine
“Umana cosa è avere compassione degli afflitti”
È così, proprio con lo stesso incipit del Decameron di Giovanni Boccaccio, che inizia anche Il Decameron come farmaco. Riso e novella contro la peste per “conservare” la vita e la civile convivenza edito da La nave di Teseo, ultimo saggio del professor Nuccio Ordine, ultimo atto d’amore per la sua letteratura, pubblicato postumo a tre anni dalla sua scomparsa.
Nel libro il professore dà una lettura nuova dell’opera boccacciana, non come una semplice raccolta di novelle, ma come una vera e propria terapia morale e civile perché a una Firenze travolta dal caos della peste del 1348, l’autore certaldese oppone l’ordine della vita comunitaria dei dieci giovani novellatori, al disordine della città contrappone il rigore della villa in campagna, alla confusione fiorentina egli ribatte con la precisa organizzazione in dieci giornate del suo libro.
Il professor Ordine, con una scrittura rigorosa e piena di passione, mostra ai lettori come il divertimento e il riso non siano soltanto forme di evasione, ma un rimedio necessario contro la malinconia e la paura della morte.
La parola come terapia contro il morbo che dilaga a Firenze, la parola come pharmakos, ossia come “medicina” o “veleno”, lo stesso prodotto che può guarire o uccidere, tutto dipende dalle dosi e bisogna fare attenzione perché “se il riso può favorire la guarigione, un eccesso di riso può condurre alla morte”.
Secondo il professore, infatti, le finalità terapeutiche del Decameron trovano la più ampia legittimazione soprattutto nelle novelle della Settima giornata, quella dedicata alle beffe. Il riso, dunque, come cura, come metodo per allontanare la paura per la fine dell’esistenza.
Un ulteriore efficace rimedio per conservare la vita e allontanare la morte si trova nei giardini del capolavoro boccacciano, loci amoeni per eccellenza in cui poter cantare, ridere, ballare e stare insieme senza temere lo scorrere del tempo, senza vivere nella paura per ciò che sarà. È il tempo del qui e ora, del presente, dell’oggi.
Sopra ogni cosa, però, ciò che salva davvero è sempre e soltanto la parola che respinge il timore, che permette di sopravvivere. La vera salvezza è la forza terapeutica del racconto da cui il lettore può trarre lezioni di vita.
E poi ci sono le presenze dantesche sin dal titolo: “l’orrido cominciamento”, le 100 novelle che ricordano i 100 canti della Commedia, il sottotitolo “principe Galeotto” che chiama in causa il celebre verso del V canto dell’Inferno.
E, infine, quella domanda che, sicuramente, ogni lettore del Decameron si sarà posto: “Perché i dieci novellatori decidono, alla fine della decima giornata, di rientrare a Firenze?”. È difficile immaginare che la scelta di ritornare a casa possa essere stata influenzata dalla fine dell’epidemia. L’unica cosa certa è che una volta rientrati a Firenze non ci sono indizi sulle future attività dei ragazzi, Boccaccio conclude il racconto facendoli tornare nella Chiesa di Santa Maria Novella, nel luogo in cui tutto ha avuto inizio. Ed è così che il cerchio perfetto si chiude. I giovani si sono salvati grazie alla forza della parola e del racconto, e, forse proprio per questo, decidono di tornare in una città ancora in preda alla distruzione e al caos.
Qualche sera fa, per la precisione il 21 luglio, a Cosenza, presso il Museo del Brettii e degli Enotri, la professoressa Chiara Cassiani e il professor Matteo Leta hanno dato vita a uno splendido dialogo letterario proprio su quest’ultima meravigliosa fatica del professor Nuccio Ordine.
Tutto è stato magia, dalla presentazione del libro al reading di alcune sue opere, dal ricordo alla sensazione che lui fosse lì, in mezzo a quelle persone incantate dalle sue parole, dalle sue idee, dal suo essere.
C’ero anch’io tra quella folla, con il suo saggio stretto tra le mani, con gli occhi lucidi perché alcune assenze pesano come un macigno sul cuore, ma, allo stesso tempo, con la certezza che chi ci lascia non se ne va mai davvero, soprattutto se ha seminato così tanto e così bene.
Un abbraccio nel vento mio caro prof e grazie, sempre!
Alessandra D’Agostino
Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!