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“Lacci” di Domenico Starnone

By Alessandra D'Agostino
30 Marzo 2022 3 Min Read
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“Da Lidia mio padre non s’è mai separato, e come avrebbe potuto: l’ha tenuta nascosta nella sua testa e nella nostra casa per tutta la vita”

Siamo nell’Italia degli anni ’60, Aldo è un professore universitario, ha 34 anni, è sposato con Vanda da 12 anni e hanno due bambini, Sandro e Anna, che frequentano le scuole elementari. Una famiglia come tante, una perfezione esteriore che, però, dentro urla. E così, un giorno, inaspettatamente, come un uragano, arriva Lidia e Aldo se ne innamora come un bambino: “Amavo quella ragazza, l’amavo in modo assoluto. L’idea di allontanarmi da lei, di lasciarla ad altri, mi levava la voglia di vivere”. Nulla ha più senso senza di lei e i due iniziano ad amarsi, prima di nascosto, poi alla luce del sole quando lui decide di dire la verità alla moglie.

È l’inizio della fine. Vanda fa di tutto per far tornare a casa il marito: gli scrive lettere su lettere, fa leva sul senso di colpa che lui sente verso i bambini, gli butta addosso il suo dolore, quello di donna tradita che ha dedicato tutta la vita a lui e alla loro famiglia.

Aldo le vuole bene, si sente colpevole di fronte a lei, Sandro e Anna, e decide di ritornare, di provare a dimenticare e andare avanti.

Dopo 52 anni di matrimonio Aldo e Vanda sono ancora insieme, vivono nella stessa casa, sono ormai anziani, i figli sono lontani, ognuno ha preso o prova a prendere la sua strada e loro due possono parlarsi a cuore aperto. È così che Vanda, finalmente, ammette di aver sbagliato, di aver reso ad Aldo la vita impossibile fino alla vecchiaia perché, ogni giorno, gli ha fatto pagare il suo amore per un’altra donna: “Avevi dimostrato in tutti i modi di amare Lidia come non mi avevi mai amata, e sapevo ormai che se un uomo ama un’altra non torna mai dalla moglie per amore”.

È questa la storia raccontata da Domenico Starnone nel suo libro “Lacci”, edito dalla Einaudi.

Un romanzo breve che lascia molte domande senza risposta, che invita il lettore a riflettere, a immedesimarsi, a cercare delle soluzioni, ad abbandonarsi alla vita.

L’autore, in pochi capitoli, ha sapientemente descritto un mondo, una famiglia tradizionale, una gabbia senza finestre illuminata solo dalla luce dei bambini.

Il lettore si lascia trasportare dalla narrazione fluida, simpatizza con i personaggi, prende le parti dell’uno o dell’altro e soprattutto riflettere sui legami, su questi lacci che non dovrebbero mai essere troppo stretti, che dovrebbero permettere di camminare e di inseguire la felicità, perché l’amore, quello vero, non chiede di essere diviso, ma di moltiplicarsi.

Sarebbe stato interessante leggere anche il punto di vista di Lidia, di colei che ha cucita addosso un’etichetta scomoda da portare. È chiaro cosa prova Aldo, quali sono le tempeste che agitano il suo cuore, il suo essere perennemente diviso tra dovere e volere. È comprensibile il comportamento di Vanda, le sue urla, il suo dolore gettato addosso al marito, la sua furia che tanto ricorda quella delle baccanti greche. Ma Lidia? Cosa prova lei quando l’uomo che ama torna a casa, quando riprende a dormire con sua moglie e quando non la sceglie perché sarebbe troppo complicato?

Un romanzo che invita a chiedersi cosa si è disposti a sacrificare e cosa si perde quando si sceglie di tornare sui propri passi. Aldo perde Lidia e perde sé stesso.

Buona lettura a chi ha una ferita nel cuore, “un dolore che è sempre lì, non finisce mai”. Buona lettura a chi sa che “c’è una distanza che conta più dei chilometri e forse degli anni luce, è la distanza dei cambiamenti”. E infine buona lettura a chi ha la forza, il coraggio e la determinazione di scegliere chi lo rende felice “già quando gli apre la porta”.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

 

Letto: 12
Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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Alessandra D'Agostino

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