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“Quel che affidiamo al vento” … la mia recensione

By Alessandra D'Agostino
24 Agosto 2020 3 Min Read
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Buon pomeriggio a tutti. E’ la prima volta che scrivo qui e inizio parlando di un romanzo a me molto caro, letto quasi per caso… E’ uno di quei libri che mi hanno “chiamata” e, anche questa volta, non ho sbagliato ad ascoltare la sua voce! Vi lascio la mia recensione, buona lettura!

 

“A volte piangeva, altre volte invece rideva, che la vita sa essere buffa anche quando capita una tragedia”

Nel giardino di Bell Gardia è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone si recano lì migliaia di persone che hanno perduto qualcuno e alzano la cornetta per parlare con l’aldilà, perché “anche se passa del tempo, il ricordo di chi abbiamo amato non invecchia. Invecchiamo solo noi”.

Yui ha trent’anni, fa la speaker radiofonica e, un giorno, durante la diretta della sua trasmissione, scopre dell’esistenza di questo “telefono del vento”. Non riesce a resistere al richiamo, perché recarsi in visita in quel luogo potrebbe rappresentare un nuovo inizio o, semplicemente, una cura per le sue ferite ancora sanguinanti.

La sua esistenza, infatti, si è interrotta l’11 marzo 2011 quando lo tsunami si è portato via sua madre e sua figlia Sachiko.

Proprio a Bell Gardia, Yui incontra Takeshi, un medico di trentacinque anni, padre di Hana, una bimba muta dal giorno in cui è morta la madre.

Per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e anche un luogo comune in cui, piano piano, riuscire a parlare di sé. Ecco perché quando su questo giardino sta per abbattersi un violento uragano, Yui decide di proteggerlo a ogni costo, di mettere in salvo ciò che ha sanato il suo cuore ed è stato un balsamo per la sua anima lacerata. Perché quella cabina, che disperde le parole nel vento, è sinonimo di speranza, è un ponte tra chi parte e chi resta, tra chi c’è ancora e chi non c’è più.

Yui, allora, parte per affrontare questa sfida e, finalmente, si affida perché “quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene” e proprio in mezzo al vento che le aveva tolto e poi donato, lei si ritrova e fa pace con sé stessa.

Yui capisce che è arrivato il momento di perdonarsi, perché essere ancora vivi non è una colpa e l’unica terapia possibile è l’amore che, però, “funziona solo quando ci credi. Ma soprattutto solo quando ti senti pronto a lavorarci”. Yui, finalmente, comprende che è l’amore il vero miracolo “anche il secondo, anche quello che arriva per sbaglio”.

È questa la storia raccontata da Laura Imai Messina, nel suo romanzo “Quel che affidiamo al vento” edito da Piemme.

L’autrice conduce il lettore in un luogo realmente esistente nel Giappone, parlando delicatamente della tragedia dello tsunami del 2011. Eppure, nonostante il tema affrontato, ogni parola dona speranza, ogni frase ci fa capire che bisogna tenersi stretta la gioia, così come il dolore.

Takeshi e Yui sono due sopravvissuti, due persone che hanno attraversato la tempesta, hanno guardato la sofferenza dritta negli occhi, l’hanno accolta, fatta loro e, poi, lentamente superato.

Takeshi e Yui, con forza e dolore, hanno accettato il proprio abisso e sono risaliti perché “il tempo fa passare certe cose, ma per certe altre invece scava e se non ci si dà una mossa, poi rimangono i segni”.

Buona lettura a chi sa che la vita consuma e “col tempo crea innumerevoli crepe”. Buona lettura a chi comprende che sono proprio questi strappi profondi “a decidere la storia di ogni persona, a far venir voglia di andare avanti per vedere cosa sarebbe successo poco più in là”.

E infine buona lettura a chi affida le sue domande al vento perché sa che non tradisce mai e, al momento giusto, è capace di riportare ogni risposta.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

 

 

 

Letto: 16
Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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Alessandra D'Agostino

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