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Biblioteca

“Rigenerazione K035” di Sara Maria Serafini

By Alessandra D'Agostino
27 Gennaio 2023 3 Min Read
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“vivere nell’attesa della sua morte era insostenibile”

In uno Stato che ha per obiettivo l’incapacità sociale di fallire, Lia, nella notte di Natale, si macchia di un delitto senza ragione. La sua memoria sarà ripulita e inserita in una trama di simulazioni in cui il suo alter ego, Amalia, per avere una seconda chance, dovrà superare gli innesti di ricordi e non cadere di nuovo in errore.

È questa la trama di “Rigenerazione K035”, il nuovo libro di Sara Maria Serafini edito da Divergenze. Si tratta di un romanzo distopico in cui si insegue la chimera di una società impeccabile, in cui ogni individuo si comporta in maniera ineccepibile senza commettere alcuna sbavatura, senza che sia minimamente prevista un’uscita fuori dai margini della perfezione.

Quando Lia compie la sua deviazione, imprevedibile e senza movente, ha trentacinque anni e conduce una vita apparentemente tranquilla.

Per evitare che la sua esistenza venga archiviata definitivamente, l’esperimento prevede di ricreare la sua vita senza smarginatura. È così che Lia viene messa nella condizione di vivere la sua vita a partire dal giorno prima dell’evento zero. Lia viene rigenerata, si trasforma in Amalia, e K035 è l’identificativo usato per lei, la sigla con cui viene riconosciuta dal sistema.

Amalia, però, non è mai da sola, è sempre scortata da LIWY, un assistente universale dotato di intelligenza artificiale che guida le azioni quotidiane delle persone. Ha continui déjà-vu, ha spesso la sensazione di aver già vissuto una situazione che si sta verificando nel suo presente. L’Agenda dello Stato registra tutto perché la rigenerazione non è infallibile, c’è sempre una percentuale di rischio, qualcosa che non si può calcolare, né prevedere: l’istinto umano.

E allora è proprio lì che l’ingranaggio si inceppa, che Lia trova spazio in una mente nuova, quella di Amalia.

Sara Maria Serafini ha portato a termine un romanzo difficile da scrivere, un’opera scomoda, tutta giocata sul “doppio”, un concetto pirandelliano che qui torna in maniera potente. Il personaggio di Lia, però, non vive una crisi di identità, non è un moderno Mattia Pascal che decide volontariamente di cambiare vita, nome e città. Lia non sceglie, è parte di un progetto più grande che non è in grado di controllare, così come non si possono dominare gli istinti.

Quella raccontata dall’autrice è una storia che appassiona, che si legge tutta d’un fiato, che ti avvolge con un velo di tristezza e che ti lascia un sapore amaro in bocca.

Fa male pensare agli sbagli commessi, alle scelte che, nonostante il dolore, si rifanno, alla vita che gira come una trottola impazzita riportandoti sempre al punto di partenza.

Nel libro si legge che “i ricordi rendono deboli”, è vero… i ricordi ci rendono fragili e vulnerabili. I ricordi spesso sono una ferita che non riesce a cicatrizzarsi, una piaga che non sana. E cos’è che fa più male leggendo queste pagine magistralmente scritte? Forse la consapevolezza di non avere tempo, di non poter tornare indietro. Lia, e poi Amalia, guardano il tempo passare senza, però, esserne le vere padrone, lo guardano scorrere senza che ciò porti ad un futuro diverso.

Questo romanzo attraversa l’anima del lettore lasciando una sensazione di vuoto. Chi non vorrebbe un po’ più di tempo? Tempo per dire, per sentire, per infuriarsi, per amarsi, per abbracciarsi un’ultima volta, per non commettere gli stessi errori.

Buona lettura a chi sa di aver perso un’occasione, a chi crede che la vita sia in debito con lui e a chi ha bisogno di un’altra opportunità.

Buona lettura a chi desidera tornare indietro, per non aprire mai una porta, per non rispondere mai a un messaggio, per non accettare compromessi, per proteggere sé stesso e chi ama… anche se, in fondo, già lo sa che rifarebbe quelle scelte, continuando a sperare invano in un finale diverso.

ALESSANDRA D’AGOSTINO

Letto: 12
Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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Alessandra D'Agostino

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