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Approfondimenti

Mario-Amalia-deMa-Robertino: la Calabria cala il poker

By Giorgio Curcio
17 Agosto 2021 3 Min Read
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Ci siamo! Tra poco si vota. Tra meno di due mesi i calabresi hanno la grande occasione di (ri)dare alla Calabria una nuova classe politica, eleggere qualcuno che possa interpretare al meglio questa “voglia di cambiamento” che si respira nell’area, mista ad umidità estiva e fumi di roghi tossici.
Gli uomini e le donne scese in campo per queste elezioni regionali sono tanti, e continuano anche a crescere. Al punto che il nostro ex presidente, Mario Oliverio, ha deciso di rientrare in corsa quasi sul fischio finale di un match ancora apertissimo. Una sfida durissima, con scenari incerti e nomi tanto roboanti da far passare in secondo piano anche i botti del calciomercato dell’Fc Lamezia Terme e del PSG.

Ma andiamo con ordine:

ROBERTO OCCHIUTO

A lui piacciono le sfide. Raggiungere un risultato e, anziché adagiarsi sugli allori, lasciarsi tutto alle spalle e ricominciare. Robertino viene dal basso, c’è abituato. Non ha una famiglia nota o nobile alle spalle, eppure ha raggiunto vette insperabili, dimostrando che il “sogno americano” può essere anche “cosentino”, “calabrese”, “romano”.
Dal giornalismo alla tv, passando per il consiglio comunale di Cosenza fino a quello regionale. DC, PPI, CDU, FI, CCD, UDC e poi di nuovo FI. Sigle di un contesto molto simile e definito, quella destra che gli scorre nel sangue, azzurro e moderato, come Silvio, come il fratello già sindaco della sua città.
Ora la sfida più bella, la più romantica: tornare in Calabria dopo le elezioni politiche del 2008 e riprendersela tutta questa volta. Sull’onda di una destra irrefrenabile che ha già scansato gli estremisti e domato le velleità sinistre del re del tonno e che mira a ripetersi con la scienziata lametina.  Non c’è vergogna nella perseveranza, non c’è alcun limite che possa frenare un sognatore.

AMALIA BRUNI 

Amalia è una donna di scienza, legata a dogmi e leggi precise, ma che lasciano spazio spesso a sorprese e risvolti inattesi. Un po’ come questa candidatura che in pochi si aspettavano, compresa lei. Compresi de Magistris e Occhiuto che ora l’attendono al varco, alla prova del voto. Toccherà alla ricercatrice per eccellenza, lei che è un’eccellenza di questa regione, ricercare, appunto, l’unità di un frastagliato centrosinistra; ricercare la voglia dei calabresi indecisi e quelli che di andare a votare non ci pensano proprio. Spetterà alla scienziata trovare la formula giusta, con il metodo giusto, per sovvertire i pronostici, convincere gli scettici. Compresi quelli “di sinistra”.

LUIGI DE MAGISTRIS 

C’è Luigi de Magistris. Lui si concede alla stampa solo se puntuale, è un tipo preciso. Un po’ incazzuso ma verace, passionale. D’altro canto le sue origini non possono tradirlo proprio ora. Ama visceralmente la Calabria come Napoli, è voluto ritornarci perché «certo di vincere» e di prendersi la Regione meno ambita d’Italia. Sì allo «shock» politico, dunque, alla rivoluzione dal basso guidata dal condottiero partenopeo. No ai «paccotti» di voti e a Spirlì filo-lombardo. Ricordate Cruciani e la storia di Catanzaro? Ecco, Luigi la conosce, sa dov’è e ci ritornerebbe di corsa, a guardare tutti dall’alto del decimo piano della Cittadella e dire guardando negli occhi Mimmo Lucano: «Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ’o nuost!»

MARIO OLIVERIO 

«La politica deve tornare a essere se stessa e non assuma metodi da talk show o da Sanremo, che è un’altra cosa». Così Mario poco meno di due mesi fa, in un fremente hotel del lametino, lasciava intravedere la possibilità di scendere in campo. Di nuovo. Poi la speranza si era affievolita, quasi sparita, così come la possibilità di un’alleanza con Luigi de Magistris. I suoi detrattori però non avevano considerato il pranzo di ferragosto che notoriamente porta consiglio e così, in un atto di generosità, Oliverio ha deciso di (ri)tuffarsi in questo mare di squali, di sfidare il fato e richiamare alle proprie responsabilità una sinistra ondivaga e traditrice.  Mario in fondo non lo fa per vincere: sacrifica se stesso per un progetto più grande che un giorno i calabresi capiranno. Ora è troppo presto.

Letto: 6
Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

  • Giorgio Curcio
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    L’alba tra i tuoi capelli.
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    Ti ho sognata, forse eri tu.
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    Travolti dalla “deriva dell’urlo”
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    Mi piacciono i volti.
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    Un sussulto in questo buio.
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    Un tavolo, un bicchiere. Domenica
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    Marzo, improvvisamente.
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    Due occhi tra la folla, nel buio.
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    Come su una foglia, fra le catene di questo viaggio.
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    Foglie sparse mentre il sole muore
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    A passi svelti il mondo scorre attorno a me.
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    Facce diverse di uno stesso volto
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    Tu non scappare e dammi la mano, c’è ancora tempo per perdersi un po’
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    Ad occhi chiusi disegno il tuo volto.
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    Si vive ancora. Un giorno per volta.
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    Di notte i sogni fanno meno paura ma il cuore batte più forte
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    A chi… compie gli anni!
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    Il respiro non serve, ti percepisco
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    Infilo la testa sott’acqua per contare gli attimi che mi separano dal prossimo respiro
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    Fuori fa freddo e io guardo la linea delle montagne
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    A volte mi guardo dentro e scrivo. Te l’ho mai detto?
  • Giorgio Curcio
    Le illusioni e il vuoto dell’anima: un viaggio nella Generazione Perduta

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Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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