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Racconti

Una corsa in salita verso la sua libertà

By Giorgio Curcio
18 Febbraio 2018 4 Min Read
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Una lunga e ripida salita. Sassi tanto appuntiti che ad ogni passo sembravano conficcarsi nei piedi, quasi a farli sanguinare dal dolore. Bianchi come la neve fresca, caldi e assolati come solo ad agosto succede da quelle parti.

Una smorfia dipinta sul viso accompagnava il suo camminare incerto. Ne aveva già sentito parlare mille volte, almeno tante quante erano state le sue fantasie. Fino a quel momento, fino a quell’attimo in cui tutto sarebbe finalmente cambiato.

Non era più il tempo di immaginare, di fantasticare con la mente o di viaggiare da fermi. Bisognava solo raccogliere tutte le emozioni e metterle da parte per un istante, tenerle a bada fin quando non sarebbe arrivato il momento giusto.

Camminò per circa un’ora ancora, sotto il calore impietoso del sole, senza trovar riparo, incurante della sua pelle che aveva già iniziato a cambiar colore. Quasi brillava, splendeva di riflessi accecanti di un cremisi acceso. I capelli erano ormai una massa informe sulla sua testa, avvolti attorno ad una bacchetta di legno. Un rimedio rudimentale ma che aveva alleggerito quel peso sulle spalle. Il canto lontano di uccellino l’aveva distratta solo per un attimo dalla sua meta e subito tornò a camminare.

Non manca poi molto – pensò – e guardandosi attorno come a cercare un punto di riferimento si convinse che in fondo di strada ne aveva fatta tanta. I dubbi, le ansie, le paure e le insicurezze. Queste volta niente e nessuno l’avrebbe fermata, neanche la sua costante abitudine di lasciare le cose a metà, lì sospese e ferme per sempre.

Si fermò un istante, si sciolse i capelli e cercò di raccoglierli di nuovo, questa volta con un senso più logico, inutilmente. Respirò ancora più forte e profondamente, con le mani sui fianchi e gli occhi fissi, stretti nelle palpebre e puntati nel vuoto. Sembrò più lungo di un addio quel suo ultimo sorso d’acqua. Sentiva ogni goccia scorrere nel suo corpo, fino a raggiungere lo stomaco e scoppiarle nel cuore.

Un’improvvisa e innata energia le diede la forza per percorrere ancora quegli ultimi metri, quasi in apnea. “Da quanto ho sognato questo momento – disse fra sé e sé – neanche lo ricordo più.” Ed era vero. Già da molti anni aveva immaginato tutto nella sua mente, ogni passo, ogni paesaggio, perfino i pensieri, li aveva già immaginati tutti, uno per uno e sorrise pensando che in fondo non aveva poi sbagliato tanto.

I piedi non facevano neanche più male: tanto più si sentiva vicina alla meta, più capii che tutto stava finalmente per compiersi. Percorse quegli ultimi metri a passo più svelto, raccogliendo i granelli di forza e coraggio che le erano rimasti. Un’ultima svolta, l’ennesimo passo ed ecco l’arrivo. Aveva davvero raggiunto quel posto. Non aveva più bisogno di sognare o di pensare a quando aveva immaginato tutto: le bastava tenere aperti gli occhi. Lo fece per un tempo che sembrò non finire mai, avvolta in quella visione che sembrava inghiottirla.

Con stupore notò attorno a sé un paesaggio molto diverso da quello che aveva imparato ad apprezzare durante il cammino. Qui i sassi erano più grandi, di un color grigio spento, sparpagliati ovunque e alternati da ciuffi d’erba verde e gialla, leggeri e scostanti, abbandonati al volere del vento.

Il suo volto estatico non nascondeva più alcuna emozione, gli occhi accesi di gioia sembravano trattenere tutti i raggi del sole che intanto, da lontano, cercava di farsi notare. Un ultimo giro su sé stessa e poi via, pronta a compiere quell’ultimo atto.

Senza pensarci troppo si spogliò di tutto quello che aveva addosso, ogni pezzo di stoffa inutile che, a brandelli come stracci, volava di qua e di là, in un ordine confuso a cui non badò.

Sentiva girare la testa, un brivido lungo la schiena un gran chiasso dentro allo stomaco. Un’emozione sconfinata che le sobbalzava nel cuore e riaffiorava su ogni centimetro della sua pelle, su ogni singolo capello. Lo sguardo fisso nel vuoto sembrava disegnare una linea retta immaginaria. Fece qualche passo all’indietro, attenta quasi come se stesse realmente contando i metri che la separavano da quell’ultima follia.

Colmò la distanza allungando il passo, iniziando a correre, buttandosi alle spalle dubbi e incertezze, lasciando per terra il peso della fatica. Sembrava danzare ad ogni metro, quasi come volasse. E, qualche attimo dopo, volava davvero. Fu sorpresa nell’accorgersi che il vuoto fosse così vicino e non riuscì a far altro che chiudere gli occhi. Il vento, forte, la teneva per i capelli. Sentiva ogni sibilo percorrerle il viso con prepotenza, spostarle ogni centimetro del suo corpo nudo. Come un treno in corsa lanciato contro un muro, alla velocità della luce, inarrestabile, incontrollabile.

La sua corsa nel vuoto sembrava non volersi arrestare, aveva perso qualunque controllo del suo corpo. Fu in quell’istante che aprì gli occhi e una distesa blu la colpì con violenza, come una schiaffo. Li richiuse immediatamente e, d’istinto, inizio a muovere freneticamente braccia e gambe, per cercare in modo confuso di riuscire a muoversi dentro quella profonda distesa d’acqua. Riemerse e sentì all’improvviso l’aria calda colpirle la faccia. Tirò la testa all’indietro, spostando i capelli pesanti e colmi d’acqua. Con la mano destra si strofinò il viso per togliere quel po’ di acqua rimasto sugli occhi. Il cuore nel petto batteva con prepotenza, quasi sconvolto anche lui da quanto era appena accaduto. Non aveva mai capito – fino a quell’istante – che forma avesse un sogno.

Inspirò tutta l’aria che riuscì a far entrare nei polmoni, attese qualche secondo e buttò tutto fuori. Un soffio pesante, fatto di attese e speranze, ora lontano.

Che ora fosse l’aveva dimenticato da molto, ma il sole suggerì che il giorno stava ormai per finire. Rimase ancora lì, ferma un’istante con gli occhi colmi e il cuore leggero.

Letto: 9
Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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