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Approfondimenti

Fuori fa freddo e io guardo la linea delle montagne

By Giorgio Curcio
7 Gennaio 2017 3 Min Read
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Sembra ormai un lontano ricordo quell’estate di cui tutti parlano incessantemente, quella in cui ognuno, pare, abbia passato momenti indimenticabili: serate fra amici, gite al mare, incontri casuali e baci rubati.

Ne parlano così tanto – è questa l’idea di cui mi vado convincendo – perché forse hanno lasciato qualcosa in sospeso e che proprio non riescono a risolvere una volta per tutte, tipo quando inizi un disegno o un quadro e alla fine manca sempre quel pezzetto finale che non ti consente di dire “Ho finito!”.

Eppure, lì fuori, qualcosa sta davvero succedendo. Io lo vedo, e lo sento. Basta alzare un po’ gli occhi dagli smartphone, dai nostri pc o dai nostri piedi che a passo confuso si muovono lungo le strade e i marciapiedi.

Se osservate il cielo – vi consiglio davvero di farlo – vi accorgerete di tanti piccoli infiniti dettagli che forse non avevate visto ancora, o che magari non ricordavate neanche più.

Non ditemi che in quel cielo così azzurro, così chiaro, così limpido voi non vedete riflessi i vostri sogni perché non ci credo! Gennaio, credo ormai da un po’ e ve lo confesso, è forse il mese dell’anno che preferisco di più.

Le giornate – quando non piove s’intende – sono luminose, quasi abbaglianti, così tanto che non desideri coprirti gli occhi neanche per un istante, ti lasci invadere dalla luce colto dal desiderio di cancellare ogni piccolo pezzo di buio a cui la tua anima si aggrappa disperatamente.

Ci sono le montagne poi, con tutte le loro belle sfumature. Il verde che diventa blu, il blu che diventa giallo e poi azzurro e ancora di nuovo a ricominciare. Le loro linee sono così nitide, quasi fossero state disegnate da una mano un po’ pazza, o forse – semplicemente – quei pazzi triangoli ammassati l’uno di fianco all’altro sono stati scolpiti nel cielo.

E poi sopra, quasi per dispetto, ci si poggiano le nuvole. Sì, quegli enormi ciuffi bianchi venuti da chissà dove e destinati a scomparire presto al di là dell’orizzonte.

Dicevamo di gennaio. Certo, fa freddo, di questo ve ne sarete accorti tutti. Ma è un freddo necessario, un freddo che smuove i piedi, le braccia, la testa. E allora inizi a camminare senza una meta precisa, senza fermate obbligatorie e pause forzate, un po’ come ogni viaggio, in fondo, dovrebbe essere.

C’è poi quell’aria gelida che smuove i pensieri, li trascina e li poggia da qualche altra parte, altrove rispetto a dov’erano pochi istanti fa e allora inizi ad inseguirli, e ricomincia la corsa. Un freddo che punge, che ti colpisce come schiaffi sul viso, come pugni nello stomaco, come pezzi di vetro che ti attraversano il corpo ma senza farti male davvero. A placare tutto, poi, ci pensano la neve o la notte, loro tanto hanno il potere di cambiare sempre tutto come gli pare.

Cambiano i colori, i paesaggi o forse a cambiare sono i tuoi occhi e i tuoi desideri? Insomma si cambia sempre, forse è questo quello ci spaventa. L’idea di non poterci aggrappare a quello che conosciamo meglio o l’idea di quel tuffo nell’ignoto di cui tanto sogniamo e parliamo. O, forse, ci terrorizza l’idea che ad un tratto non cambi più niente.

Che forse, un giorno, non saremo più in grado di sognare e di pensare alla vita come ad un gioco, un eterno viaggio senza una meta precisa, un cammino costante alla ricerca di quel nuovo slancio tanto sognato e desiderato, forse l’ultimo della tua vita, forse l’ennesimo che alla fine non avrai mai fatto.

Letto: 0
Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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Giorgio Curcio

Sono i ricordi e gli amori che non ho mai avuto, le risate e le bugie, gli schiaffi presi e quelli non dati, ma anche i sorrisi e gli sguardi rivolti nel vuoto delle anime che mi circondano e spesso ne scrivo anche. Giornalista di professione, utilizzo i miei occhi e i miei sensi per trovare un filo che unisce le migliaia di distrazioni che mi circondano e che mi confondono.

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