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“Sono tornato per te” di Lorenzo Marone

By Alessandra D'Agostino
27 Novembre 2023 4 Min Read
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“Non so vivere senza di te”

“No, io voglio che tu mi dica la verità,

che sapresti vivere senza di me, e che potresti farlo,

ma non lo vuoi, vuoi stare con me”

 

Cono Trezza, soprannominato Galletta perché vivace e impertinente, è un giovane ragazzo del Sud, cresciuto in Campania, a Monte Rianu, al confine con la Basilicata. Fa il contadino come suo padre e, a parte il lavoro nei campi, l’unica cosa che cattura la sua attenzione è Serenella Pinto, figlia di un artigiano di idee socialiste, bella come il sole, con gli occhi neri dentro cui “ci si smarriva e solo a vederla faceva venire in mente l’estate”. I due, un giorno, capiscono d’amarsi e aspettano soltanto il momento giusto per sposarsi, ma sono gli anni Trenta del secolo scorso, e a mettersi tra loro ci sono prima i fascisti, poi la partenza per il servizio militare e, infine, dopo l’8 settembre 1943 la deportazione in Germania.

Cono riesce a sopravvivere grazie alla speranza di rivedere Serenella, di tornare da lei, ai loro campi e alla loro casa per poterli ricoltivare e ricostruire. Ma a tenerlo in vita è anche l’aiuto di un compagno di prigionia dal cuore grande e la sua abilità nel tirare di boxe. C’era uno sport, infatti, che veniva praticato nei campi di concentramento, il pugilato. Piaceva al Führer, piaceva alle guardie naziste che scommettevano sugli incontri, piaceva ai kapò che obbligavano i prigionieri a combattere di notte su ring improvvisati.

È questa la storia raccontata nell’ultimo romanzo di Lorenzo Marone, “Sono tornato per te” pubblicato dalla casa editrice Einaudi.

Un romanzo meraviglioso che entra nell’anima, che si incastra nelle pieghe del cuore, che fa riflettere, commuovere, provare rabbia verso ciò che è stato e speranza in un futuro in cui nulla di tutto ciò dovrà più accadere.

Quello tra Cono e Serenella è un amore che attraversa la guerra e che rimane intatto nonostante gli orrori, il dolore, la lontananza, il tempo.

Un romanzo storico perché racconta fedelmente una delle pagine più buie del nostro passato, ma anche un romanzo di formazione perché all’inizio della vicenda il protagonista ha appena 16 anni, mentre alla fine è un uomo adulto segnato da ciò che ha visto e vissuto.

“Sono tornato per te” narra la storia di chi è sprofondato in un inferno e ne è uscito aggrappandosi a un ricordo, anche se, a volte, “il ricordo è il traditore più feroce, giunge di soppiatto e non porta quasi mai nulla di buono” e “per alcuni il ricordo del tempo felice è il peggior dolore”… come non pensare, leggendo quest’ultima frase, al V canto dell’Inferno e a Dante che fa pronunciare queste parole ad una Francesca disperata che dovrà scontare la sua pena per l’eternità?

A volte la memoria è già dolore, altre volte, invece, è salvezza… Nei lager il ricordo tiene in vita oppure annienta, salva oppure condanna, lenisce le ferite oppure lacera la carne.

Cono, in quel baratro senza luce e senza umanità, sceglie la strada dell’accoglienza, abbraccia la sua croce chiedendosi “se fosse quella la fede, provare compassione per un altro uomo e sentire d’essere una sola cosa con lui nel dolore, sapere che nella sofferenza siamo tutti uguali, tutti ultimi”.

Cono, grazie al pugilato, prova a sopravvivere. Lui che “era abituato a stipare il dolore come stipava il fieno o la legna per l’inverno” impara a soffrire senza lamentarsi, a piangere senza lacrime, a sperare senza aspettarsi miracoli.

Cono, in quel campo senza tempo e quasi fuori dallo spazio, incontra l’amicizia, mette “da parte il timore, che fa vedere le cose peggiori di quel che sono” e prova ad accettare le cose che non si possono cambiare.

Forse è così che si sopravvive, forse è soltanto così che si riesce ad andare avanti, forse a volte più che il coraggio è la disperazione a far muovere, a dare la spinta.

E allora al lettore sembra di poterlo toccare questo ragazzone alto e forte che voleva solo tornare a casa, dalla sua famiglia, dalla sua futura sposa. Al lettore pare di sentirlo Palermo mentre, lavorando nell’officina sorvegliata dai nazisti, parla dell’amore e della pazienza che accompagna ogni attesa. Al lettore sembra di vederlo Gaston trascinarsi nel fango, Sasà e Fiorillo consolare, Duccio capire di aver sbagliato e il professore dipingere una bellezza che non ha più davanti agli occhi ma tiene al sicuro nel suo cuore, convinto che, un giorno, potrà salvare il mondo.

Ho scritto molto, ma tanto ancora avrei da dire su questo romanzo che mi ha tenuta incollata alle sue pagine, che mi ha mostrato una realtà dura ma anche un’umanità che vorrei potesse essere più attuale.

Lorenzo Marone ci ha consegnato un altro gioiello, una pietra preziosa che va maneggiata con cura, così come si dovrebbe fare con i ricordi, con le lacrime, con la storia, con l’amore.

Buona lettura a chi parla di rado e ha imparato a tener dentro le tempeste che lo abitano. Buona lettura a chi riesce a donare un sorriso senza pretendere nulla in cambio. E infine buona lettura a chi sa che “morire è solo non essere più visti” e continua, perciò, a mandare baci nel vento.

 

ALESSANDRA D’AGOSTINO

 

 

 

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Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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Alessandra D'Agostino

Sono una prof di Lettere appassionata e sorridente! Amo insegnare, leggere e scrivere recensioni, racconti e poesie che, spesso, hanno ricevuto pubblicazioni e premi letterari nazionali. Il mio motto è: "Se la fatica è tanta, il premio non sarà mediocre"... La vita mi ha insegnato che Giordano Bruno non si sbagliava!

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