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Relazioni liquide

By Davide De Grazia
13 Marzo 2017 3 Min Read
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Una caratteristica peculiare dell’uomo moderno, è l’assenza di legami fissi. Non avendo legami fissi gli individui, per sfuggire ad un senso insopportabile di solitudine, sono costretti ogni giorno ad intessere nuove relazioni; essi devono connettersi (con un termine volontariamente mutuato dal lingueggio del web), ma devono farlo attraverso legami allentati, che si possano sciogliere appena lo scenario sia mutato, e questo di sicuro avverrà, nel tempo della modernità liquida.

A differenza delle relazioni del passato, oggi, si parla di fare rete. Il termine indica un contesto in cui si possa entrare ed uscire facilmente. Quando si è connessi, non c’è nessun legame solido da sciogliere. Si può quindi staccare la connessione in qualsiasi momento. E se anche relazioni di tal fatta, di solito sono abbastanza superficiali, non implicando un coinvolgimento emotivo reale e uno scambio di contenuti tra le parti, si può sempre supplire con tanta quantità. Cioè moltiplicando le connessioni. Basta essere veloci, sempre in movimento. Solo così ci si può mantenere leggeri e giovani. Vero unico mantra del nostro tempo.

Peccato però che anche in questo caso la cura non faccia altro che rinvigorire la malattia, consistente nella paura di essere oggetti a perdere, meri rifiuti della società del consumo, i c.d. perdenti del mondo solido. Solo digerendo qualcosa possiamo oggi ritenerci degni appartenenti della specie umana (l’uomo infatti da tempo si è tramutato da homo sapiens ad homo consumens), e per degni appartenenti si intenda, essere consumatori, non consumati, i rifiuti umani, i derelitti della società, coloro che non hanno dignitas, e che per questo possono essere al massimo tollerati, se non del tutto smaltiti…

Fagocitati nell’universo del web profondo (che sembra essere diventata una sterminata periferia senza centro, come è tipico dei non luoghi) oggi vivono milioni di individui, persi in un presente eterno ed erratico, liquido, che non lascia appigli, come il mare nel corso della tempesta. Un presente in cui al massimo si può solo sperare di sopravvivere, e dove dunque l’individualismo regna sovrano.

Ma l’uomo sin ora ha sviluppato la sua civiltà su un terreno ben fermo, solido. Cosa può fare, se invece di esser piantato su una base stabile si ritrovi ad annaspare in mezzo ad acque turbolente dove si può solo imprecare e sferrare colpi contro quegli uomini che, come lui, cercano di afferrare il primo appiglio per mettersi in salvo? Certo è sconfortante pensare ad un uomo-naufrago che persa la barra del timone, e finito in mare, si accanisca verso se stesso e gli altri.

Tuttavia, se invece di un atteggiamento così egoistico e irrazionale, l’uomo-naufrago adottasse un atteggiamento collaborativo con i suoi simili, per tentare di costruire una nuova imbarcazione di fortuna, uscendo, in tal modo, dalla tempesta del mondo liquido? Certo l’impresa è improba, ma la situazione non è nemmeno così disperata. Echi dal mondo solido ancora giungono ad indicare nuove rotte per territori dove l’uomo, non più cibo per altri uomini, possa unirsi sotto il segno del dialogo; precondizione per qualsiasi civilta’ in cui i diritti umani non siano solamente dichiarati, ma effettivi e valorizzati. Un mondo di uomini e non piu’ di consumatori antropofagi, ultimo stadio di un consumismo cannibale.

Letto: 3
Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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