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Ieri al Tip “Mingong”, il primo lungometraggio di Davide Crudetti

By Davide De Grazia
29 Ottobre 2017 3 Min Read
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A volte rimango davvero stupito da alcune dinamiche così simili ad ogni cultura umana. Sono quelle del chi resta e del chi parte, del chi ritorna, del chi pur partendo resta e di chi pur nel ritorno non ritorna più.

I viaggi sono qualcosa che si fanno di continuo se lo si vuole, e forse bisognerebbe trovare una parola che contempli sia il significato di viaggiare che di immaginare. Ieri nel meraviglioso spazio Tip di Lamezia Terme abbiamo assistito al bellissimo documentario “MINGONG” di Davide Crudetti. Che ci ha accompagnato col suo lavoro nel paradiso terrestre del villaggio di Dimen, nel sud est della Cina, dove forti flussi migratori catapultano ogni anno un numero indeterminato di giovani verso la città di Canton. Qui questi vivono una vita fatta di ricordi della propria comunità e contemporaneamente rimandano la gratificazione degli enormi sacrifici al futuro, di quando otterranno la tanto agognata pensione e potranno tornare a Dimen. Nell’intermezzo, sacrificio, dedizione assoluta al lavoro, e poco altro. Ma negli occhi di questi giovani permane una forza, una determinazione, una resilienza che gli permette di non smarrirsi mai, di non abbattersi, di non chiedersi mai se davvero ne valga la pena. Loro hanno in sé degli obbiettivi troppo grandi, che sono quelli di aiutare la sussistenza degli anziani del villaggio, di costruirsi una casa di mattoni per loro vecchiaia, di dare la possibilità ai figli di studiare e di avere una vita migliore. Insomma sembra di assistere nell’oggi al passato dell’emigrazione italiana sia interna che estera, quando milioni di italiani giovani e valorosi contribuirono con le loro rimesse allo sviluppo dell’intero Paese, ma anche dei propri comuni di origine.

Insomma grazie a Davide Crudetti, attraverso lo sguardo rivolto ad una comunità così lontana rispetto alla nostra abbiamo visto quello che eravamo e quello che in fondo siamo. Con delle accortezze, con degli insegnamenti. Chi rinuncia ai propri valori tradizionali, chi dimentica la propria storia, persino la propria diversità, lungi dall’assimilarsi ad un mondo troppo vasto e complicato, rinuncia ad avere un ruolo nel mondo. E’ l’identità, sono le radici che danno senso al nostro presente. Senza legami forti, di carattere culturale ed emotivo, è difficile, se non impossibile avere quella forza e determinazione (con il sorriso) degli uomini e delle donne di Dimen. Essi con il loro lavoro stanno contribuendo in tal modo non solo al miglioramento della condizione della propria comunità, ma anche a quella della Cina. Stanno letteralmente assicurando un futuro al loro Paese che potrà beneficiare di prosperità nella misura in cui riuscirà a conciliare le istanza individuali e tradizionali con quelle collettive. Ogni grande popolo è riuscito in questo. Mi viene in mente una citazione di Montanelli, quando diceva, <<io vedo un futuro per gli italiani, ma non per l’Italia>>. Egli intendeva dire che gli italiani hanno dimenticato del tutto la propria storia, disinteressandosi ad un passato che non può essere dimenticato, perché patrimonio e casa comune, fatta anche di disaccordi e di dissensi, ma fondamentale piattaforma sul quale intessere una narrazione collettiva e aggregante, in cui ognuno possa dire la sua.

Un grande Paese è come un organismo, che funziona bene ed è in salute nella misura in cui le proprie parti riescono ad agire coordinate per uno scopo comune, pur nel limite delle proprie funzioni e peculiarità. Quando una cultura dominante vuole radere al suolo, le differenze fisiologiche geografiche e territoriali, è normale che alla lunga l’organismo Stato e Società si indebolisca. Ed è altrettanto normale che i singoli soggetti ne risentano, perché lo Stato non riesce più a dare loro uno scopo e delle possibilità e perché il soggetto non gode più nemmeno dei benefit di una comunità tradizionale forte di appartenenza che gli dia senso. Insomma lungi da me il poter affermare che la Cina stia davvero tenendo conto delle istanze territoriali locali e individuali, Dimen è il perfetto esempio di come tradizioni e modernità possano coesistere ed insieme rafforzarsi. E’ insomma il solito discorso, come far coesistere le necessità del singolo con quelle dello Stato-società? Come preservare il particolare, nell’interesse del generale? Ogni Stato, più o meno grande dovrebbe chiederselo, nell’interesse di sé stesso. Nell’interesse di tutti.

Letto: 8
Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

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