Skip to content
manifestblog

contenitore di libere scritture

manifestblog

contenitore di libere scritture

  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
Close

Search

  • https://www.facebook.com/
  • https://twitter.com/
  • https://t.me/
  • https://www.instagram.com/
  • https://youtube.com/
Subscribe
ApprofondimentiTerritorio

Una Montagna di pace, il dibattito

By Davide De Grazia
27 Giugno 2016 11 Min Read
0

Abbazia di Corazzo, comune di Carlopoli, 26 giugno, ore 15:30. Inizia il dibattito tanto atteso di questa nuova montagna di pace, 10 anni dopo l’ultima, intitolato “Perché restare. Nuove prospettive per le aree interne”. Aprono le danze Dario Natale di Scenari Visibili e Domenico D’Agostino di Manifest con un reading con scritti tratti da Cesare Pavese e da Ernesto De Martino. Ma un pensiero va subito a Bruno Arcuri, ex sindaco di Carlopoli e primo organizzatore di questa meravigliosa festa. Bruno era un ragazzo impegnato e solare, tutti gli volevano bene. Purtroppo se n’è andato troppo presto in un tragico incidente, a tutti è rimasto nel cuore. «Per Bruno» esordisce Dario e conclude dicendo «Oggi è la giornata della bellezza e la bellezza non muore mai». Non ci potrebbe essere ricordo migliore.

A questo punto prende la parola Carmine Gigliotti di Rivientu che ci spiega cos’è il coordinamento territoriale del Reventino. Esso nasce tre anni fa per raggruppare associazioni e persone della zona. L’obiettivo principale dell’associazione è il recupero dei centri storici, la valorizzazione dei prodotti enogastronomici locali e la tutela dell’ambiente. A questo punto giova ricordare il gruppo escursionistico Discovering Reventino che si occupa della riscoperta dei sentieri dell’area e il Gruppo di Acquisto Solidale del Reventino che mette in contatto senza intermediari produttori e consumatori, con l’esclusivo utilizzo di prodotti alimentari biologici o naturali. Altro obbiettivo di Rivientu era quello di creare un evento unico che fungesse da volano per tutte le iniziative del coordinamento, oltre che fondamentale momento di aggregazione e interazione per gli abitanti dei comuni del gruppo del Reventino e della Presila. La voce di Carmine, fino a quel momento pacata, si anima quando dice «si devono abbattere le logiche del campanilismo perché c’è bisogno delle competenze e delle energie di tutti per rilanciare il territorio soprattutto ora che la zona è stata dichiarata dalla giunta regionale “area pilota” della Calabria nella strategia nazionale delle aree interne. Carmine prosegue ribadendo che il coordinamento è aperto a tutti e collabora tra le tante realtà con la Carovana. Altro obbiettivo è quello di sostenere le scuole del territorio e finanziare loro progetti. In fine conclude con una citazione di Franco Arminio: «Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore, attenzione ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato, a una qualunque macchina che passa per strada».

A questo punto la parola passa ad Alessandro Randone, anche lui parte di Rivientu e tra gli organizzatori della giornata. Alessandro introduce il professor Teti (ordinario di antropologia all’Unical, scrittore di successo e soprattutto tra i più grandi conoscitori della cultura calabrese) e Domenico Lucano (sindaco di Riace, nominato da qualche mese tra le cinquanta persone più influenti al mondo dalla rivista “Fortune” per avere sperimentato con successo nuove forme di integrazione per rifugiati ed immigrati di paesi poveri, attraverso il recupero del centro storico del suo paese). Secondo Alessandro, e noi non possiamo che condividere, Lucano e Teti sono due esempi di persone impegnate che mettono a servizio della collettività la loro passione politica e intellettuale.

Continua il giro degli ospiti e degli organizzatori. La parola passa a Mario Talarico, sindaco di Carlopoli, comune su cui sorgono i ruderi dell’abbazia di Corazzo. Dopo un saluto agli organizzatori e al pubblico, pone la domanda centrale del dibattito: «Perché rimanere nelle aree interne?». Alla domanda si risponde e ci risponde così: «Il nostro è un territorio che merita riscatto, di essere preservato a livello ambientale. Oggi come avvenne dieci anni fa, c’è una nuova ondata di associazionismo. Non bisogna demordere, noi come amministrazione vi daremo sempre tutto il sostegno possibile. E speriamo che ci saranno nuove edizioni di Una Montagna di Pace…»

Dopo questa frase di speranza, il testimone degli interventi giunge a Valeria D’Agostino di Manifest. Valeria esordisce chiedendosi che cosa ci facciamo sotto quel sole cocente (in effetti è stata una giornata molto soleggiata con un sole bollente, quale solo in montagna si ritrova in estate). Introduce così il discorso che poi verrà approfondito dagli ospiti: «Oggi parleremo di restanza e di viaggiare stando fermi». Secondo Valeria dobbiamo superare tutte le retoriche del fare rete dal basso rendendo concreti tutti questi proclami di intenti. Per fare ciò non basta rimanere, ma bisogna farlo in maniera attiva, comunicando meglio, concentrandosi sull’organizzazione, andando al di là, oltre, il mero fermento, superando i reciproci pregiudizi che ci dividono, per fare finalmente meglio delle generazioni che ci hanno preceduto. Ma i giovani non possono fare tutto da soli, hanno anche bisogno di maestri e buoni esempi. Vito Teti e Domenico Lucano, lo sono. Quest’ultimo con la sua buona amministrazione ci insegna che l’accoglienza e l’integrazione sono non solo possibili, ma auspicabili. Purtroppo, però, nonostante questi esempi virtuosi c’è ancora molto da fare nel campo delle coscienze, con le nuove generazioni non sempre sensibili sul tema dell’immigrazione…Valeria conclude l’intervento, e c’è un simpatico siparietto di Dario Natale e Domenico D’Agostino che seduti atterra (siamo al centro dell’Abbazia, in un luogo molto suggestivo) fingendo di leggere un giornale, attraverso citazioni ad effetto ci danno interessanti spunti di riflessione: «Un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via (C. Pavese, La luna e i Falò); «Non capisce, forse, non ama il proprio paese chi non l’ha abbandonato almeno una volta, e credendo fosse per sempre” (M. Soldati)». Ci sarebbero molte riflessioni da fare su queste massime, ma ancora bisogna giungere al punto focale del nostro dibattito e sono certo che il lettore si sarà un po’ stancato nella lettura, tuttavia egli si rinfranchi pensando che il meglio deve venire…

pubblico

Ecco, la parola passa a Lucano, che esordisce subito così. «Che senso ha rimanere? Dove viviamo è una metafora di altri luoghi che è il mondo…Ho cominciato ad interessarmi attivamente di politica già alle superiori… Lo devo al mio insegnante di religione, don Natale Bianco, poi scomunicato dalla Chiesa perché ritenuto sovversivo. Egli ha contribuito nella lotta di resistenza contro la ndrangheta che ostacola lo sviluppo della nostra regione. Don Bianco fece una scelta di campo in un paese come Africo, dove la ndrangheta è fortissima. Altra vicenda che favorì la mia formazione fu quella di Rocco Gatto, l’unico abitante di Gioiosa ionica, che si rifiutò di abbassare le serrande in una giornata di lutto proclamata dalla mafia. Per questo e per non aver mai voluto pagare il pizzo il 12 marzo ’77 fu ucciso>>. Lucano parla come se stesse conversando con dei vecchi amici, è pacato, ma le sue sono storie forti, fuori dall’ordinario, di una terra estrema nelle sue manifestazioni, come le alluvioni improvvise che vi si abbattono, o le siccità, che sembrano prosciugare il cielo per mesi nel periodo estivo. A Riace, ci dice Lucano, non fu semplice affermarsi e diventare sindaco. C’erano molte resistenze da parte della popolazione che lo riteneva un estremista di sinistra. Eppure, pur riconoscendosi nei valori della sinistra, Lucano ci dice che nell’accoglienza dei profughi curdi, che giunsero a Riace tramite un veliero alla deriva, più che dell’aiuto dei compagni di Rifondazione, ricevette quello del vescovo locale, Bregantini. Il prelato diede una scossa alle coscienze dicendo di finirla con la politica del se o dell’abbattimento: «Finitela di dire ormai…». Continua Lucano,  «la politica è importante. Io sono stato eletto nel 2004 dopo un decennio di impegno sul territorio». Ma la politica non è tutto per il sindaco di Riace, per esso è molto importante anche la produzione di pensiero, coma fa Teti, che sostiene di aver letto e di conoscerne bene le opere da cui ha tratto grandi insegnamenti. Ma il problema dell’immigrazione travalica i confini calabresi, è universale perché riguarda il rispetto dei diritti umani. I media a tal proposito non fanno una buona opera di informazione dando troppo spazio a gente come Salvini, che diffonde odio e sospetto. Queste persone fuggono dalla fame e dalla guerra, non vengono qui in vacanza, ma per il nostro sistema economico tutto questo è ininfluente, e anche la politica non fa molto. A Riace invece, sostiene Lucano, si è considerate queste persone innanzitutto come uomini con dei bisogni simili ai nostri, spauriti, soli, in difficoltà, come non accoglierli? Si può essere tanto inumani? Oggi bisogna finirla di parlare solo di sviluppo, ma si deve porre come una priorità della politica quella di costruire processi di pace, a partire dal locale per rendere il mondo migliore. Su 1800 abitanti oggi a Riace, ci sono circa 500 immigrati di oltre 20 nazionalità diverse che vivono nella parte alta del paese, dove lavorano e hanno ripreso i vecchi mestieri in via di estinzione. Essi non solo sono integrati, ma soprattutto sono in interazione con gli abitanti locali, tanto che definirli stranieri è oramai non solo poco carino, ma anche non veritiero. E poi c’è la bellezza di incontrare nuovi esseri umani in un paese che si stava estinguendo, in cui si poteva uscire per le strade e non incontrare nessuno. Oggi il paese è vivo e vitale, ed è diventato un posto famoso, conosciuto in tutto il mondo, un modello da seguire, un modello di integrazione e di accoglienza. All’epoca fu fatto tutto senza finanziamenti, a dimostrazione che i soldi non sempre sono necessari, e che sono possibili grandi opere senza fare immani colate di cemento. «Noi non abbiamo più dato concessioni edilizie. Avevano fatto un piano strutturale per 25000 persone quando questo paese non ne aveva nemmeno 2500. Noi lo abbiamo bloccato e in compenso abbiamo recuperato il centro storico, senza così cementificare inutilmente la costa. L’arrivo degli immigrati è stata una manna dal cielo, una risorsa per Riace, e poi tanto come disse una signora anziana del posto: Chiù scuru da a mezzanotte ‘un po venire» [più buio della mezzanotte non può fare].

Grandi applausi per Domenico Lucano. Il suo intervento ha scosso le coscienze, il messaggio è arrivato. Sono questi i politici che vorremmo… Peccato che ce ne sono pochi. Ma la parola passa subito al professor Teti. È stata una giornata estenuante, cotti dal sole, c’è stanchezza da parte di tutti, ma il professore non capita di poterlo ascoltare tutti i giorni, allora il pubblico rimane numeroso, silenzioso e attentissimo.Teti si interroga subito, da antropologo, sul perché viaggiare o, invece, restare. Forse il viaggio o la restanza ci aiutano a rispondere alla domanda più importante che un uomo possa porsi «Che ci faccio qui? ». Titolo anche di una delle opere più importante di Chatwin. Forse per rispondere a questa domanda, così semplice ma anche complessa Teti ha girato in lungo e largo la Calabria, cercando risposte che non siano solo personali, alla sua inquietudine. Dalla ricerca, lunga una vita, si rileva che l’inquietudine è propria dei calabresi, e quindi non è un dato soggettivo, ma culturale (si consiglia a tal proposito la lettura di “Terra inquieta”). È forse anche a causa di questa inquietudine che il Calabrese viaggia, emigra, erra, se non altro, anche solo con la fantasia….Insomma la grandezza di Teti (e di Lucano) è che la sua storia personale si intreccia strettamente con quella collettiva. La sua è una esperienza particolaristica che travalica la propria individualità, per divenire sintomatica del tempo e dei luoghi… Per questo il professore ci narra dei suoi viaggi, dei paesi che ha studiato e dei cambiamenti che sono intercorsi ivi nel tempo. Purtroppo il più delle volte paesi poco popolati sono diventati disabitati, come i tanti borghi  grecanici che lui analizza così bene ne “Il senso dei luoghi”. Ma ci sono delle eccezioni importanti, Riace e Corazzo. Il primo paese era stato vistato da Teti negli anni ’90 ed era un paese oramai in abbandono, invece venti anni dopo si era ripopolato «con un regista come Wenders visto girare tranquillamente tra le strade, e un sindaco che baciava gli immigrati in arrivo». Una scena da film, se non fosse vera… In piccolo un’esperienza simile si può dire che si stia verificando anche a Corazzo. «Venti anni fa questo era un luogo pieno di erbacce. Invece oggi questa festa, il prato curato, tutto quello che vedo dà grande speranza. Vedo una Calabria che rinuncia al “se”. Che sa anche fare a meno della politica. In una terra antica, ricca di storia, di tradizioni e cultura, che non ha nemmeno un assessore alla cultura. Ma bisogna andare al di là. In un periodo di grande trasformazione forse parlare di restare può sembrare inattuale. Io amo viaggiare ma anche restare crea spaesamento, quasi uguale a chi viaggia. Restare non ha nulla di statico, vorrei declinare meglio questo verbo utilizzando delle metafore che forse possono illuminare meglio la questione. Oggi sappiamo che ciò che rimane può essere riutilizzato. Il cibo. Le rovine ad esempio. Come qui a Corazzo. I ruderi di questa abbazia non riguardano solo il passato, ma possono diventare le basi per nuove identità. Nell’800, in pieno positivismo, si chiamavano relitti le cose che dovevano essere messe da parte, gli scarti da buttare [magari in una discarica per essere bruciati. Oggi sappiamo invece che anche i rifiuti possono essere riutilizzati attraverso la raccolta differenziata]. Quel paradigma non è stato molto produttivo». Per questo similarmente ai resti, anche il restare può essere un termine che implica movimento, futuro, ricerca di nuove identità che poggino su quelle antiche, ma che tengano anche conto dei cambiamenti avvenuti nel mondo. «Bisogna uscire dalla dicotomia restare o partire. Alvaro lo aveva capito, che chi resta anche parte e viceversa. A noi è nuociuto questo contrasto tra chi resta e chi è partito. Sono piuttosto dei poli dialettici che devono dialogare». Detto ciò Teti si complimenta per il nome dato all’evento, la pace ma anche la montagna. La montagna è la spina dorsale della nostra regione, invece per cinquanta anni è stata associata al passato e all’arretratezza, non tenendo conto delle sue mille risorse. Bisogna invece cambiare del tutto prospettiva, anche il paesaggio si guarda dall’interno verso il mare, e non viceversa. Infatti nella Calabria del passato tutte le fiere si svolgevano all’interno e le marine erano quasi disabitate. Ancora oggi, nei paesi del basso Ionio i morti sono sotterrati nella parte interna del paese, non sulla costa».

Detto ciò Teti riprende il concetto di restanza: «Restare non deve diventare uno slogan. Chi resta deve riorganizzare l’identità dei luoghi. Essa non è qualcosa di definitivo. La Calabria è fatta di paradossi. Noi dobbiamo selezionare le cose migliori per creare una nuova identità che abbia radici solide, ma non dobbiamo nemmeno dimenticare i lati oscuri della nostra terra, se non altro per trarne ammonimento. Quindi chi resta deve conoscere le tradizioni e la storia della regione. Bisogna riempire l’utopia della nostalgia di contenuti; vivere questa terra come una città creando legami con il passato e tra i luoghi. Oggi è veramente l’ultima occasione. Quindi oltre a interrogarsi sul senso del restare, bisogna diventare pragmatici senza perdersi in conflittualità sterili ma distruttive, ponendosi invece obbiettivi comuni, organizzandosi in maniera efficiente ed efficace. Voi dovete creare ciò che resta. Scegliere il meno peggio in politica non funziona più, bisogna andare al merito. In passato in Calabria si sono fatte tante iniziative folkloristiche o sagre strafinanziate dalla politica, ma cosa ne resta? I paesi devono vivere anche in inverno, e l’esempio di Riace a questo punto è paradigmatico. Il turismo estivo non basta. Ma purtroppo di Lucano ce ne sono pochi, per questo insieme all’etica della restanza bisogna sviluppare quella della mediazione per non farsi ingabbiare in logiche distruttive, perché anche se a volte ci arrabbiamo, tutti amiamo questa terra».

Il dibattito si conclude così. La palla passa  al Teatrop con un breve spettacolo. Si aspettano i concerti della sera, e finalmente un po’ di frescura, perché dopo l’impegno ci vuole anche un po’ di divertimento. Ci rivedremo tra un anno, forse anche prima, con una Montagna di Pace. Questa nuova edizione ha avuto grande successo, sperando che oltre ad una giornata diversa, sia iniziato anche un nuovo cammino, da percorrere tutti insieme….

Letto: 3
Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

  • Davide De Grazia
    Folgore
  • Davide De Grazia
    Il Joker, tra critica sociale e disagio psichico
  • Davide De Grazia
    Dalla parte della professoressa e dei ragazzi della II E dell’Iti di Palermo
  • Davide De Grazia
    Estate
  • Davide De Grazia
    La salvaguardia dei boschi contro gli esiti dei cambiamenti climatici
  • Davide De Grazia
    Tutto ciò che non sono riuscito a darti
  • Davide De Grazia
    Hanno tutti ragione
  • Davide De Grazia
    Bisognerebbe amare
  • Davide De Grazia
    Rettile
  • Davide De Grazia
    Psicanalisi e modernismo
  • Davide De Grazia
    Riappropriarsi delle radici
  • Davide De Grazia
    “The Wolf of Wall Street”, una commedia americana
  • Davide De Grazia
    The Witch – Uno dei più interessanti film horror d’autore degli ultimi anni
  • Davide De Grazia
    Sull’anziana età, ovvero, l’ultima generazione di vegliardi
  • Davide De Grazia
    Il curriculum, ovvero nuove forme di selezione, nei rapporti interpersonali
  • Davide De Grazia
    “It”, il film: un pagliaccio che non terrorizza
  • Davide De Grazia
    In un giorno di pioggia
  • Davide De Grazia
    “Pastorale americana”, il capolavoro di Philiph Roth
  • Davide De Grazia
    A me mi piace il blues
  • Davide De Grazia
    L’uomo morale
  • Davide De Grazia
    Ieri al Tip “Mingong”, il primo lungometraggio di Davide Crudetti
  • Davide De Grazia
    Nel solco della notte
  • Davide De Grazia
    Fotografie
  • Davide De Grazia
    La corrente
  • Davide De Grazia
    Calabria grecanica tour: “Roghudi, il paese abbandonato”
  • Davide De Grazia
    Passione
  • Davide De Grazia
    Estate
  • Davide De Grazia
    A te voglio donare
  • Davide De Grazia
    Sponz Fest: il senso e l’anima dei luoghi
  • Davide De Grazia
    Sui rischi e gli effetti del riscaldamento globale
  • Davide De Grazia
    Signora della notte
  • Davide De Grazia
    Bullismo: vittime, senza colpa
  • Davide De Grazia
    Sesso, amore, società
  • Davide De Grazia
    Relazioni liquide
  • Davide De Grazia
    Sul teatro e sull’arte. La funzione catartica dell’arte e quella alienante dei moderni mezzi espressivi
  • Davide De Grazia
    Società liquide, ovvero forme post moderne di libertà
  • Davide De Grazia
    Cantico di Natale
  • Davide De Grazia
    Sulla desolazione culturale di questi anni
  • Davide De Grazia
    BookCrossing | “La metamorfosi”: il caso inquietante di Gregor Samsa
  • Davide De Grazia
    Cosa mi ha insegnato la lettura di Bukowski
  • Davide De Grazia
    BookCrossing | “On the road”: alla ricerca dell’assoluto
  • Davide De Grazia
    Pino Aprile presenta “Carnefici”
  • Davide De Grazia
    Violenza contro le donne o violenza contro l’umanità?
  • Davide De Grazia
    Sogno distopico
  • Davide De Grazia
    Questi fiori non appassiranno mai
  • Davide De Grazia
    Al di là del piacere
  • Davide De Grazia
    Terremoto
  • Davide De Grazia
    Incontro con Antonello Caporale. “Acqua da tutte le parti”
  • Davide De Grazia
    Felici e Conflenti. La conferenza stampa
  • Davide De Grazia
    Verità
  • Davide De Grazia
    Incontri Bestiali. Presentazione del libro di Giuseppe Paolillo
  • Davide De Grazia
    Oggi la violenza permea tutto
  • Davide De Grazia
    Costa Nostra: un’esperienza esemplare
  • Davide De Grazia
    La ragazza della luna
  • Davide De Grazia
    Luna di Giugno
  • Davide De Grazia
    Voltarelli presenta Profazio
  • Davide De Grazia
    “I mille morti di Palermo”. Memoria e ricordo
  • Davide De Grazia
    Un “marziano” a Trame
  • Davide De Grazia
    Dialogo
  • Davide De Grazia
    Miraggio
  • Davide De Grazia
    Assenze
  • Davide De Grazia
    Gattu curzunaru
  • Davide De Grazia
    La bellezza è…
  • Davide De Grazia
    Piacevole incontro
  • Davide De Grazia
    Ricordare
  • Davide De Grazia
    Terra ammainata
  • Davide De Grazia
    La danza della morte
  • Davide De Grazia
    Vittime del nostro tempo
  • Davide De Grazia
    In fiera opposizione
  • Davide De Grazia
    L’uomo è per natura altruista?
  • Davide De Grazia
    Operetta Burlesca di Emma Dante ieri sera al Teatro dell’Unical (Recensione)
  • Davide De Grazia
    Verso un’etica del cibo, riflessioni sulla scorta della presentazione del libro “Fine pasto” di Vito Teti
  • Davide De Grazia
    Venere della notte
  • Davide De Grazia
    Rinascita
  • Davide De Grazia
    Mattino di primavera
  • Davide De Grazia
    Illuminazione
  • Davide De Grazia
    Occhi d’Amore
  • Davide De Grazia
    Venerdì Santo
  • Davide De Grazia
    Donna
  • Davide De Grazia
    Feticcio d’amore
  • Davide De Grazia
    Fiore colorato in un deserto salato
  • Davide De Grazia
    I tuoi occhi per me fiumi di stelle che intersecano mondi
  • Davide De Grazia
    Caduto dal cielo
  • Davide De Grazia
    Il sogno
  • Davide De Grazia
    Il giuoco dell’universo
  • Davide De Grazia
    La strada della fascinazione
  • Davide De Grazia
    Tenebre
  • Davide De Grazia
    Nuove realtà
  • Davide De Grazia
    Cani
  • Davide De Grazia
    Decollatura
  • Davide De Grazia
    Incontri
  • Davide De Grazia
    Nostalgia
  • Davide De Grazia
    Viaggi interstellari
  • Davide De Grazia
    Foglie d’inverno
  • Davide De Grazia
    Eva
  • Davide De Grazia
    La barca
  • Davide De Grazia
    Segnali di fumo
  • Davide De Grazia
    Addii
  • Davide De Grazia
    La mia stella
  • Davide De Grazia
    La Poesia è…
  • Davide De Grazia
    La tempesta
  • Davide De Grazia
    Bolgia
Author

Davide De Grazia

Il poeta non è altro che un canale, un medium per l'infinito, che si annulla per fare posto a forze che gli sono immensamente superiori e, per certi versi, persino estranee. D'altra parte chi sono io di fronte al tutto, ma al contempo, cosa sarebbe il tutto senza di me?

Follow Me
Other Articles
Previous

Voglia di fuggirmi

Next

Ti consiglio un libro: La meccanica del cuore.

No Comment! Be the first one.

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Most Viewed Posts

  • HACHIKO – memorie di una troia: volgarità d’autrice (Aleister Rush) (21.673)
  • Guida rapida per diventare un intellettuale del lametino. 10 semplici mosse (Salvatore Giuseppe Di Spena) (2.172)
  • Tony Pitony – Tony Pitony: Come inciampare con stile (Aleister Rush) (1.780)
  • Ghiannis Ritsos. La poesia contro la dittatura. (Francesco M.) (1.358)
  • La Casa dove gli incubi si realizzano, Shirley Jackson e “L’incubo di Hill House” (Emanuela Stella) (1.351)
  • Nuova Bella, 230 metri sul livello del mare | Storie di Provincia (Salvatore Giuseppe Di Spena) (1.214)
  • “Caro Professore Ordine, quando ci facevi lezione tu…” lettera da un giovane vecchio studente (Domenico Benedetto D'Agostino) (1.088)
  • Sul teatro e sull’arte. La funzione catartica dell’arte e quella alienante dei moderni mezzi espressivi (Davide De Grazia) (983)
  • La “sans par”, la donna più bella del Rinascimento: Simonetta Vespucci (Emanuela Stella) (971)
  • Il quartiere Bella in un racconto dell’Ottocento (Salvatore Giuseppe Di Spena) (931)
Copyright 2026 — manifestblog. All rights reserved. Blogsy WordPress Theme