L’intellegibile stanchezza di me stesso ~

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Stasera pensavo che la vita raggiunge il picco dell’antipatia e della cattiveria quando ti fa sentire l’odore della stanchezza nelle cose che più ami. È una stanchezza intellegibile, quella, non comunicabile a gesti o ad espressioni. Ma poi mi sono ricordato che la vita stessa è un’espressione il cui colore o sapore è dato da noi stessi.

Dunque eccovi il mio me stesso: un bislacco miscuglio di ipocondria e finta modestia, una fragile allitterazione in un verso libero ma che vorrebbe essere sciolto. Mi piace pensare di poter vivere d’assoluti, almeno fin quando non termina la playlist del giorno; mi piace pensare cosa e non cosa potrebbe piacermi, ciò che potrebbe provocare in me un’accensione quasi mistica dietro sguardi, parole e visioni. La non-espressione di un’amica è comunque poco, come il poco che so e le mie prose intermittenti tra un’immagazzinare bellezza e un porsi interrogativi di sorta.
Gli stessi mondi da me creati corrispondono ad ogni singolo nervo del mio collo e delle mie braccia; faccio parte di una folta schiera che crede di non arrivare più in là dei tre puntini di sospensione. La post-coital tristesse del mio sistema nervoso sa di non avere speranze contro la forza attrattiva di un plenilunio e il mio sangue è comunque felice di potersi gelare pur nella canicola estiva che va tanto di moda oggi.
È molto quel di cui poco mi frega e questo non l’ho imparato tramite nessuno. Ho solo imparato l’arte delle interrogazioni e del come dare un becero sistema di catalogazione a qualsiasi cosa. La curiosità rimane l’unica certezza nella mia insalubre crescita a metà; essa resta il miglior metodo di classificazione del genere umano.
E per questo l’unica mia più grande paura è quella di non riuscirla a trattenere dietro il mio sterno per sempre.

About Post Author

Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, trent'anni fa. "Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo:" [E. Sanguineti]
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