#acquaciciana | Sì, Gramellini, facciamo davvero tutti schifo.
#acquaciciana | Sì, Gramellini, facciamo davvero tutti schifo.

#acquaciciana | Sì, Gramellini, facciamo davvero tutti schifo.

#acquaciciana | nasce oggi la mia rubrica dal titolo “Acqua Ciciana” (o Acqua Ciolla, o Acqua Allurdata, se preferite) interamente dedicata al contro-commento verso Massimo Gramellini, del quale non si noteranno mai eventuali pseudodifetti personali, perché – a differenza sua e di altri abili narratori/mistificatori – è delle idee e dei contenuti che occorre discutere e non dei modi con cui essi si veicolano. Il che può significare, per esempio, che Alessandro Orsini – o chi per lui, regola generale – può essere narcisista, antipatico o il cazzo che più gli pare purché non commetta alcun reato. Purtroppo, però, la macchina del fango operata dai tanti Gramellini (sia perciò chiaro: Gramellini, in questa rubrica, si intenderà sempre come sineddoche) è un’orchestra dalle indubbie qualità organizzative.
Perché un professore come Orsini, piaccia o non piaccia, che si sia d’accordo o in disaccordo, appena terminata l’ennesima puntata di Piazza Pulita, lascia sul banco diversi studi della sua materia (Sociologia generale e Sociologia del terrorismo), da voluminose opere monografiche a interventi su riviste di settore. Di Gramellini, invece, una volta bevuto il suo caffè estremamente ristretto, rimangono titoli del calibro di “Fai bei sogni”, “Avrò cura di te”, “C’era una volta adesso”. Per carità, opere magari di una certa bellezza narrativa e che verosimilmente possono meritare persino la classifica ma… ci verrà perdonato se non li si potrà utilizzare come strumenti utili ad approfondire il suo pensiero geopolitico. Ma veniamo al Caffè di oggi, perché questo ragionamento lascia comunque il tempo che trova: non ascolterete mai in TV, non leggerete mai su un quotidiano una critica – magari pure spietata – a uno come Orsini sulla base del suo lavoro (che è quello di studiare e di insegnare ciò che si studia).
No, è di gran lunga più intelligente – ed evidentemente una certa Scienza delle Comunicazioni contemporanea lo avalla – delegittimare i contenuti e le idee di un avversario in modo INDIRETTO, dimodoché 1) non ci sarà neppure bisogno di “studiarli”, leggerli nella loro veste più completa possibile; 2) sarà sufficiente attaccare l’avversario in modo DIRETTO sulla base di quante volte agita le mani, quante volte ripete la parola “io”, cosa scrive su Facebook magari con voluta ironia.
Ecco la caffeina di oggi: Gramellini ogni giovedì si sintonizza con il bravissimo Formigli (fondamentale la lode appena al secondo rigo, vien da pensare che per il Gramo la bravura di Formigli sia conseguenziale al modo in cui uno come Orsini esce fuori ad ogni puntata del suo programma, pensiamo un po’, addirittura “semi-bastonato” da uno come Parenzo). Segue, il Gramo, con un neologismo triste che – trattengo a fatica le bestemmie – trovo di un osceno inimmaginabile: il Pacinarcisismo. L’effetto è enorme, bisogna dargliene atto, ma più la leggo, questa parola, più la ripeto ad alta voce, più mi salgono i brividi. Uno scrittore italiano, uno che di mestiere scrive verosimilmente di emozioni per fare emozionare, è riuscito a svalutare il concetto di “Pace” (addirittura usa il maiuscolo per il suo neologismo, sicuramente con molta umiltà) presupponendone una esistenza funzionale al narcisismo (che, ci tengo a ricordarlo, non è una malattia, almeno nella fattispecie con cui siamo soliti ormai utilizzare questo “ismo”, in modo improprio, come sempre facciamo, ché il narcisismo patologico è cosa molto seria). Seguono le indicazioni sulla faccia sofferta di Orsini e sul suo tono di voce assertivo e piagnucoloso. Ok, Gramo, stai benissimo, stai andando forte (cit.), mitico! Va tutto bene, tranquillo. Segue lo sfottò vero e proprio su Orsini e su chiunque, in queste settimane, stia provando a fare un po’ di dietrologia. Altro concetto, questo, purtroppo svalutato con molta facilità, ma a ragionarci qualche secondo in più possiamo arrivarci tutti: la dietrologia è di per sé una cosa negativa? Credere che il mondo – ancora più nella nostra epoca – si regga su equilibri tanto geografici quanto STORICI assolutamente delicati e intricati è essere narcisisti o dietrologisti? Pensare che a ogni atto/decisione (politica, militare, sociale, ecc.) faccia seguito un effetto, è davvero qualcosa per cui vale la pena farsi prendere per il culo da Gramellini? Immagino un ipotetico lettore, di mattina, appena terminato il Caffè: “Wow, ha ragione Gramellini, non mi frega un cazzo di cosa è successo fino all’altro ieri, Putin è un pazzo criminale va eliminato e basta, stop”. Un lettore, purtroppo, meno ipotetico di quanto io voglia sperare.
Segue ancora – come già Fulvio Abbate ieri con mia cocente delusione – la notazione dell’ironico (o anche non lo fosse, sticazzi) post di Orsini su Facebook in cui annuncia la fine della sua collaborazione con il Messaggero. Verrebbe spontaneo credo a molti: e al popolo? Passiamo alla seconda parte, quella fondamentale, ché Gramellini ha già sprecato la sua prima colonna solo per queste minchiate. Si accusa Orsini, fondamentalmente, per questo assioma così semplificato: “facciamo schifo”. Attenzione, il Gramo molto sottilmente evita di intitolare “facciamo schifo tutti” oppure “facciamo schifo anche noi”, eh no. È molto più utile non specificare, è più attrattivo e funzionale alla distruzione dell’avversario intitolare “facciamo schifo”, quindi qualcosa del tipo “Orsini ha detto che facciamo schifo” = Orsini odia noi e l’Occidente = Orsini è con Putin. Questo bel ragionamento è dunque propedeutico alla massa di peracottari che non leggendo o ascoltando neppure una sillaba di quanto si è detto a Piazza Pulita (o altrove), in situazioni del genere si limitano a commentare cose del tipo: “vattene in Russia”, “vattene al Cremlino”, “se tanto ti piace la loro libertà perché sei ancora qui?”. Poco importa che un professore italiano (sempre Orsini) sia stato persino costretto ad una triste autogiustificazione reiterata: “sono un liberale”, “io amo l’Occidente”, “Putin è un criminale”. Eh? Cosa? Qualcuno ha detto qualcosa? No, no, Gramo, sta tranquillo, nessuno ha detto niente, continua pure.
E infatti alla chiosa, vero capolavoro di questo caffè di oggi, Gramellini osa: Orsini non vuole che Putin “cada”. Mentre lui, invece, spera che la Russia, un giorno, sia bella, libera e democratica come noi occidentali. Molto velato, appena percettibile, un certo americanismo patologico: non te la sei sentita, Gramo, di spingerti oltre dicendo che saremo noi – dopo aver eliminato Putin – a portare la libertà in Russia?
Così, con questa bella poesia (infilaci la libertà ed emozionerai sempre e comunque) personale termina l’ennesimo Caffè rovesciato sull’avversario. Un caffè che, attenzione, come gran parte degli editoriali (è il loro stile, diaristico, da “blogger”) inizia e termina in prima persona. Cioè: nel Caffè di oggi Gramellini esordisce decidendo, intanto, che Formigli è bravissimo e termina dando per certo che la Russia non è libera (per carità, nessuno dirà mai il contrario) ma un giorno lo sarà come noi-Occidente. In mezzo a questi due Io – ed è questa la cosa più divertente – sta il fango gettato verso un “pacinarcisista”, uno che evidentemente non la pensa come lui, un professore la cui unica “colpa” è stata quella di mettere in guardia, di ricordare che ad ogni azione corrisponde una risposta, che combattere contro la Russia non è come combattere contro l’Iraq, che inviare armi non può che provocare ulteriore escalation oltre che maggiori morti di quanto già non stiamo vedendo, oggi, dal comodo dei nostri divani (un giorno scriverò solo sul successo tutto moderno di questo “stare sul divano”). Un professore, Orsini, a cui oggi hanno oscurato la pagina WikiPedia. Bravo Gramellini, anche oggi hai fatto il tuo dovere!

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