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Una collina due palme
la facciata della chiesa in un angolo lontano
la porta santa dietro le spalle
due bandiere decrepite
balconi balconi balconi
balconi neri all’ombra eccetto che un paio
olezzo di fogna
un mafiosetto il suo sputo
da sopra la scala sulle teste
dei passanti lo trova divertente
poi la sigaretta
un serpente di luci strisciante
assonnato sbadiglio
un bar un altro bar
una paninoteca la cernita
dove andare dove non andare
e poi tanta tanta folla
città viva dicevano vengono
dalla provincia e dalla provincia attigua
dalla provincia partono a notte fonda
alle province ritornano
la luce dell’alba è ben più rumorosa
ben più ribelle ben più turistica
e fa girare anche l’economia dello spirito
l’amico assente l’amico dell’amico presente
nei prossimi anni concorsi comunali
mi pare di sentire da qui il lamento del cane
sopra il timpone chiuso in un garage
mi pare di sentire da qui il silenzio di tomba
lungo i binari di nicastro
nicastro – s.eufemia tuttora il tratto ferroviario
più affascinante e poi se aguzzi bene la vista
vedi ben tre cimiteri
sciocchi ingenui malfidati necrofili
a cosa servirà poi l’istituzione stessa cimiteriale
se questa è una città viva?
città di cultura sì lo scrivono sui cartelloni
l’ho letto su facebook lo scrivono
tanto i giornalisti tanto i frustrati
tanto gli anticonformisti tanto io
e ancora non ho ben capito chi sia
il nuovo vescovo – ché quello vecchio farà
ora vita morigerata fino alla fine dei suoi giorni?
Ché quello più vecchio ancora
ha scritto tanti libri? Ché
che qualche vecchio prete sia finito
all’inferno? In buona compagnia cristiana
e con quel poveraccio che morì
cadendo da un tetto – sarà meglio per l’anima sua
che si sia trattato di un tragico incidente
e poi le bombe gli attentati i furti
le ronde notturne il poveraccio onesto del quartiere
qualche corpo spiaccicato sull’asfalto
andavo alle medie un lunedì qualsiasi
del secolo scorso
la terra qui tutto intorno
ha smesso di funzionare
ma se mai dovesse succedere davvero
qualcosa di diverso
seppellitemi nella terra su cui sbucciavamo
i nostri ginocchi – io e mia sorella maggiore
fino ad allora prometto
di essere felice.

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, trent'anni fa. "Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo:" [E. Sanguineti]

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