•  
  •  

Premessa: come più volte detto dalle colonne di questo blog, mi viene onestamente difficile intavolare un discorso “da occhio esterno”, una disamina oggettiva e minuziosa su un qualche fatto culturale che ha toccato profondamente le corde di chi scrive. Mi riferisco, ancora una volta, al bagaglio d’esperienza teatrale – ma, meglio, artistica più in generale – che per mezzo della compagnia Scenari Visibili ha coinvolto me e altri amici di questo stesso blog Manifest. Per anni, anzi, le collaborazioni sono state più che spontanee, addirittura osmotiche: mi piace immaginare di essere cresciuti un po’ insieme, dopotutto, Dario Natale (attore, regista, direttore artistico della rassegna RiCrii) e io, specialmente in questi anni più recenti. Lui con la sua esperienza sempre pronta a essere messa in discussione, io (e gli altri amici) con le mie acerbe proposte sempre pronte a essere smussate. Esito naturale di questo processo è stata la creazione del TIP Teatro, nel cuore di Lamezia Terme, e se oggi mi capita di poter dire di avere una qualche esperienza organizzativa, progettuale, comunicativa, ricordo sempre a me stesso, sorridendo, di come tutto iniziò staccando umilmente qualche biglietto o facendo da ‘mascherina’. Questo ambaradàm solo per dire, proverbialmente, che ho intenzione di porre in avanti le mani e ammetterlo: sì, sono chiaramente di parte, sono limpidamente e orgogliosamente di parte, ma ciò non lede il mio diritto alla narrazione, alla ricerca di quanto pure non feci in tempo a vivere o a curiosare. Anzi, il mio dovere in un certo senso è oggi aumentato, in quest’oggi isterico e demente,  in quest’oggi pandemico che ha azzerato le nostre più semplici abitudini così tanto da azzerare anche la nostra attitudine al ricordo, e quindi alla memoria. In questo presente che pare a tratti perduto, insomma, sento maggiori doveri rispetto al passato. Perché se creare socialità, fare rete, distribuire teatro, cinema, arte, cultura, è stato a tratti sfiancante (ma sempre sorprendente) in anni di normale mondanità, che senso restituire oggi a tutte queste cose?

In poche parole: oggi, più di ieri, credo sia necessario recuperare parte di questa nostra memoria, della memoria di Scenari Visibili perlomeno, perché il semplice trascorrere del tempo la mette a dura prova e perché, come dice un grande amico, è possibile provare nostalgia del passato se dal passato è possibile recuperare le componenti attive e positive di ciò che siamo diventati (se non era così, me ne scuso). Dal momento che un simile bilancio, esclusivamente per la rassegna RiCrii, fu proposto già anni fa da mia sorella Valeria, lascio qui il link di quel sintetico ma utile riepilogo (si trova nell’archivio, ancora visionabile, del nostro vecchio sito) e provo a raccontare, invece, le sole esperienze – ma direi visioni, utopie, proposte – di Scenari Visibili nel settore della danza d’autore. E se non mi riesce di farlo dall’esterno, non mi rimane che abbozzare un ennesimo diario.

Non molti anni fa c’è stato un tempo, e in qualche modo c’è ancora, in cui anche in Calabria era possibile assistere a un nuovo tipo di danza, come mi dice Dario, «una danza particolare, tra il teatro-danza e la performing art», in cui spesso e volentieri coreografi e danzatori coincidono in un unicum artistico dalla grande carica emotiva (che, forse un po’ ingenuamente, continuo a considerare il primo obiettivo di qualsiasi arte, visto che ‘emozionare’ continua a stare per ‘scuotere’). Sono passati più di dieci anni dai giorni in cui Dario si rese conto di quanto, pur nella sua scena di teatro contemporaneo ben viva, la Calabria fosse del tutto sguarnita di giovani danzatori di questo tipo o, perlomeno, di situazioni ideali, spazi immaginari, festival (o rassegne, come si chiamavano una volta), figuriamoci laboratori.

«Mi ero accorto di questo Network Anticorpi XL (a Ravenna), una realtà che faceva un enorme lavoro di promozione per la giovane danza d’autore, in particolare riguardo danzatori e danzatrici che erano anche autori delle loro coreografie. Mi misi in contatto e aderimmo come Scenari Visibili, tra il 2008 e il 2009. Siamo sempre rimasti l’unico partner calabrese di questo fortunato network»

Sì, perché in Anticorpi XL oggi (e la gran parte sin da allora) figurano nomi di prim’ordine dello Spettacolo italiano dal vivo, da Capotrave/Kilowatt al Claps Lombardia, dal Teatro Pubblico Campano e quello Pugliese alla Fondazione Piemonte dal Vivo, dalla rete Anticorpi al Teatro di Pisa, quello di Genova, ecc. Sono fatti, storie, momenti di cui Dario mi ha sempre fatto dono nei suoi racconti, visto che la nostra conoscenza fu di poco posteriore all’esperienza di quegli anni. Scenari Visibili metteva su già da un po’ di tempo la stagione RiCrii (nata come “Inverno nello stagno” nella storica trattoria di Cecè, oggi alla diciottesima edizione consecutiva) e alle porte del nuovo decennio maturò l’idea di concretizzare le proprie idee anche su questo versante della danza d’autore.

Lo fece organizzando per tre anni una Vetrina apposita. Nel maggio del 2010 (era l’anno di RiCrii 7) due giovani danzatrici, Michela Minguzzi e Giuliana Urcioli (rispettivamente con “Unbalance#2” e “Ex”) furono protagoniste, con i loro pezzi, all’interno del Palazzo Nicotera-Severisio, appena riaperto dalla città come Biblioteca Comunale (due pezzi dell’epoca qui  e qui ). «Le avevo viste entrambe ad “Ammutinamenti» mi racconta Dario «facevano due assoli molto belli e le feci venire, la Minguzzi, inoltre, il giorno prima fece un piccolo intervento anche al MARCA di Catanzaro, danzando davanti a un’enorme tela dell’Ottocento».

L’anno successivo fu la volta di Daniele Albanese (Stalk) e si trattò questa volta di un laboratorio di quattro giorni (26-29 luglio 2011) con un memorabile esito sull’isola pedonale del corso G. Nicotera (in basso il video e qui la scheda sul sito di Scenari Visibili). «Anticorpi ha, tra le altre cose, un occhio di riguardo proprio alla danza urbana e questa cosa mi aveva attratto in modo particolare».

Nel 2012, invece, ospiti di Scenari Visibili all’ex Teatro Politeama di Sambiase (ora Teatro Franco Costabile dietro iniziativa d’intitolazione proprio di Scenari Visibili) sono stati Daniele Ninarello con “Man Size” (selezionato per CDC- Les Hivernales Avignon 2011 100% Danse “Quand les régions s’en mêlent…”. Anche di quel bel momento il canale YouTube di Scenari Visibili conserva una bella testimonianza video) e Francesca Foscarini (qui il suo lungo curriculum ) con “Cantando sulle ossa”.

Questa triennale esperienza – per la cui effettiva realizzazione fu fondamentale il contributo di un’allora lungimirante Provincia di Catanzaro – almeno dall’interno di Anticorpi XL durò proprio fino al 2012. Poi, Scenari Visibili, piccolo corpo in un mare di giganti, non riuscì a sostenersi economicamente all’interno del Network, ma quanto fu possibile apprendere e ri-scoprire in quegli anni intensissimi fu appreso e ri-scoperto. Da allora, infatti, Scenari Visibili non ha più smesso di strizzare l’occhio alle possibilità espressive della Nuova Danza d’autore. Tanto che ancora oggi – ne è la prova la Residenza che si terrà ad Aprile, online, con Silvia Gribaudi – i riverberi delle esperienze di cui Dario fece tesoro in quegli anni si sentono anche all’interno del nostro TIP Teatro.

«Fu grazie ad Anticorpi che vidi per la prima volta la Gribaudi e Chiara Frigo. Le due fondarono poi Zebra Cultural Zoo. Nel 2010 poi» continua Dario nei suoi ricordi «ai Magazzini del Sale – un enorme spazio di archeologia industriale completamente rivalorizzato – in “Ammutinamenti” fummo premiati anche noi, insieme alle altre realtà del Network, da Danza&Danza» ed è con non poco orgoglio che infatti strizzo lo sguardo ogni giorno alla targa, premio “Operatori – Progetto Anticorpi XL – Scenari Visibili (Lamezia Terme)”, al TIP.

Ma non solo. Coerentemente alle dinamiche strutturali del Network, Scenari Visibili non solo “importò” coreografie di alta qualità, ma pure partecipò alla distribuzione di giovani danzatori calabresi. «Un anno mandai Tommaso Muto, un’altra volta Luna Paese, tutto a spese nostre, parteciparono ad “Ammutinamenti”» Giusto nel 2013, come accennavo, conobbi Dario, e da lì fu una non stop di eventi, performance, azioni a tratti più civiche che artistiche, laboratori, workshop all’interno delle scuole di tutti i gradi. Forse, e mi dà forza il pensarlo in questo momento preciso, per davvero non abbiamo conosciuto tregua.

Così, da quei giorni in poi ricordo alla perfezione tutti gli altri momenti importanti per un certo tipo di Danza e di Teatro. E a rileggere oggi in modo particolare il programma della decima edizione di RiCrii, quella del 2013, non posso non sorridere pensando a quanta poca consapevolezza dovessi avere in quei giorni riguardo al lavoro di Scenari Visibili: si inaugurava la stagione con “Fu“, lo spettacolo dedicato ai due netturbini Tramonte e Cristiano brutalmente assassinati dalla ‘ndrangheta nel 1991, uno spettacolo che contribuì non poco a far riaprire il caso e, comunque, a smuovere di un altro po’ le memorie e le coscienze di una Lamezia Terme ancora oggi per molti aspetti immemore. Vi fu poi la prima edizione del Costabile Pop Contest (troppe parole e troppi ricordi già dette e già ricordati) e la primissima anteprima di Patres, lo spettacolo di maggior fortuna della nostra compagnia, ad oggi con più di 100 repliche (Premio Pradella 2018 Teatro dei Filodrammatici Milano; Miglior spettacolo festival Inventaria Teatro dell’Orologio Roma 2014; Premio contro le mafie del MEI 2014 Faenza; Secondo premio al Festival Teatrale di Resistenza Museo Cervi/Gattatico RE).

Ma rimanendo sulla Danza, sono negli anni più recenti, al TIP Teatro, abbiamo avuto i brividi con Fabrizio Varriale e Chiara Alborino (DanzaFlux) e la loro “Geisha che danza per amore”, ci siamo lasciati incantare da Luana Rossetti e il suo “Hades”, abbiamo riso di gusto con Marco Chenevier e il suo “Quintetto” e siamo stati travolti dall’energia delle Quieora (Francesca Albanese, Silvia Baldini, Laura Valli) prima con “My Place” (regia proprio di Silvia Gribaudi) e poi con “I Will Servive”. È una lista stringatissima, che scritta in questo modo rimane muta ma che comunque vuole essere semplicemente testimonianza di intere e lunghe serate passate a Teatro. E, Dario lo sa, come lo sa chiunque altro abbia accompagnato questa mia piccola crescita, le serate a teatro non le puoi trascrivere su un blog o su un giornale. No, le serate di teatro le racconti a tavola, quando si è un po’ alticci, le commenti ridendo, urlando, mentre ti innamori, mentre vuoi vivere o mentre vuoi morire.

Luana Rossetti in “Hades”
Chiara Alborino in “La Geisha che danza per amore”
Marco Chenevier in “Quintetto”
Le Quieora in “My Place”

Di altre scritture, proprio non saprei. Dio mi perdoni per quelle tre o quattro volte in cui testardamente provai pure ad abbozzarla qualche recensione qua e là di qualche spettacolo visto. Oggi, dopo quasi dieci anni a teatro, ho capito che spesso e volentieri le recensioni sono utili solo a chi il teatro lo fa, non a chi il teatro lo vede, lo visita, lo vive. Al nostro pubblico, o a un pubblico qualsiasi, forse serve solo essere coinvolto con l’azione, piuttosto che con la parola. Forse un nuovo pubblico lo formi trascinandolo a uno spettacolo di danza di cui non saprebbe minimamente dare una descrizione, perché da ‘ste parti può essere cosa ancora del tutto nuova. Forse, magari, lo formi proponendogli un racconto, un monologo, una riscrittura di Shakespeare, e tutto quello che volete, per carità. Infine, e lo capisco ora come non mai, forse lo formi semplicemente rovistando nella memoria. E lasciando che da essa chiunque possa attingere per ri-creare. Ancora una volta.

Di Domenico Benedetto D'Agostino

Sono nato nei giorni della Merla, trent'anni fa. "Vivendo per capire perché vivo, scrivo anche per capire perché scrivo: e vivo per capire perché scrivo, e scrivo per capire perché vivo:" [E. Sanguineti]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.