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Territorio

LiveBlog | Emilia Zinzi: Sentinella della Memoria | Giornate di studio Catanzaro 25-26 marzo 2019

By Domenico Benedetto D'Agostino
25 Marzo 2019 15 Min Read
0

— (Live-Blogging) —

15:00 – Le ricerche sul campo
Modera Maria Saveria Ruga, Università della Calabria – Accademia di Belle Arti di Catanzaro

Francesco A. Cuteri, Accademia di Belle Arti di Catanzaro
La veste bianca d’Europa: Corazzo e i cistercensi
Sul ruolo di madre-paladina di Emilia Zinzi, sulla sua figura, ho già parlato nel 2004. L’ho scritto in questo libro che ho curato – “Con Emilia Zinzi”, Monteleone, 2004.
Parlare di Emilia Zinzi, per me, è parlare di Cistercensi. Come loro, lei era parte della Calabria e la Calabria era parte d’Europa. Nel mio rientro in Calabria, i primi tre monumenti affrontati con i miei studi sono stati: il piccolo eremo di Sant’Elia di Curinga; Santa Maria di Roccella e l’Abbazia di Corazzo. Ho scelto di parlare di queste cose perché effettivamente la vicenda dei Cistercensi è esemplare. Emilia Zinzi capisce subito che i Cistercensi in Calabria hanno una particolarità: sono il riflesso di qualcosa che era già preesistete. Ovvero l’esperienza Benedettina, che conservava tutta la potenza spirituale. Fondamentale rimane lo studio di E.Zinzi: “I Cistercensi in Calabria”, libro di venti anni fa ancora attualissimo. In esso lamentava la scarsa attenzione verso questo mondo. Un vuoto da colmare, da colmare col suo modo di vedere i monumenti. Lei si è soffermata sul mettere in evidenza come le fondazioni più antiche sono ambientate in formazioni essenzialmente di matrice benedettina. Lei diceva: non andate a cercare i resti più antichi. Perché rientra nel modo di pensare dei Cistercensi, quello di rifondare ex novo. Emilia Zinzi parlava di “realtà materica”, un’attenzione non solo ai grandi monumenti ma anche ai singoli uomini che vi hanno lavorato. Corazzo è un luogo non restaurato nel migliore dei modi. Un edificio distrutto dal terremoto del 1783. Ancora oggi mostra la scelta strategica dei cistercensi nel costruire, ad esempio, vicino a un corso d’acqua. Un altro aspetto che vorrei segnalare in conclusione: un filone di ricerca che ho portato avanti, l’aspetto che ho approfondito è quello del ruolo che hanno avuto queste abbazie nel promuovere l’estrazione mineraria nel territorio. Il più grande sogno di Emilia Zinzi era di organizzare un grande convegno sui Cistercensi in Calabria. Fece appello alla Regione Calabria, la quale rispose con un rifiuto.
-> foto delle varie abbazie

Gennaro Toscano, Bibliothèque nationale de France
Sulle tracce di Mattia Preti: Millin a Catanzaro e a Taverna. Appunti e disegni della Bibliothèque nationale de France 
Millin è stato una Zinzi un secolo e mezzo prima. Ha percorso la Calabria e con un disegnatore ha fatto realizzare centinaia di disegni per creare una sorta di album sulla Calabria, anche in vista di un restauro conservativo su questi monumenti. È una ricerca molto lunga quella su di lui, che stiamo portando avanti con altri colleghi di Roma. Abbiamo fatto scoprire la Calabria ad Amburgo, nel 2015, dove una sala intera era dedicata a queste vedute della Calabria realizzate da Francois Catel. Millan è stato un grande archeologo, quasi un funzionario dei Beni Culturali, è stato il primo a indicare la parola che indica un “bene protetto”, cioè vincolato allo stato per quanto riguarda la tutela. Inizia il suo catalogo dei monumenti francesi con un disegno della Bastiglia, simbolo di antichità distrutta. In Francia comincia a tenere dei corsi pubblici, aperti a tutti, in cui insegna l’archeologia e la storia dell’arte dall’antichità ai giorni nostri. Lo fa in Biblioteca, in modo da avere sempre le fonti sotto mano. Quando Millan lascia la Francia per l’Italia ha già visto di tutto. Siamo infatti nella Francia post-napoleonica, e nel Louvre è possibile ammirare l’intera storia dell’arte europa. Viene dunque in Italia per scrivere dello stato di conservazioni dei monumenti italiani che intende visitare. Il suo principale obiettivo è l’Italia del Sud. Il tempo trascorso nel regno di Napoli è superiore a quello che trascorre a Roma, in Veneto ecc. Rimane quasi due anni. È stato il primo a visitare in modo sistematico la Calabria. Prima di lui c’erano solo viaggi parziali. Millan ci riesce perché sul trono di Napoli c’erano Carolina e Gioacchino Murat, perciò scende in Calabria con una scorta militare. Preparò il viaggio con grande meticolosità. A Napoli rimane scioccato dalla scuola Napoletana che scopre all’interno del Museo Archeologico e nelle collezioni reali. Tra i vari artisti che scopre, Mattia Preti, la cui venuta a Napoli, secondo il biografo De Dominici, permise il fiorire di una nuova pittura. Tra tutte le tappe, infatti, si soffermerà molto a Taverna e sarà il primo a dare una descrizione sistematica delle opere del Cavalier Calabrese. Comunque ignora alcune opere importanti, in particolare alla chiesa di Santa Barbara che ignora completamente. I suoi appunti hanno un tono secco e lapidario. Avrebbe dovuto riscrivere il suo diario di viaggio al rientro da Parigi. Opera che purtroppo non verrà mai alla luce.
-> serie di disegni di Millin sulle tappe calabresi.

Giuseppe Mantella, restauratore
Nuove considerazioni sulle tecniche esecutive di Mattia Preti: opere restaurate tra Roma e Malta 
La nostra avventura su Mattia Preti inizia nel 1995. Arrivando a Malta ci siamo imbattuti nella chiesa conventuale dei cavalieri e nelle straordinarie opere di Mattia Preti. L’idea è stata quella, tramite una cooperazione tra l’Italia e Malta, di raccontare la storia di questo nostro artista, cercando di ripercorrere la storia, dal punto di vista storico e artistico, ma anche dal punto di vista cronologico. Abbiamo restaurato finora quasi 40 dipinti e ne abbiamo indagato quasi 50. Mattia Preti arriva a Malta e si dice che la sua tavolozza diventa povera, i suoi colori bui. Ci siamo resti conto che in realtà quelli che sono i colori e il suo modo di dipingere riflettevano spesso le contingenze, i committenti ecc. I colori del Mattia Preti maltesi son dovuti al fatto che a Malta è stata utilizzata la gomma-lacca per rinverdire le vernici. Eliminando questa gomma-lacca ecco che i colori ritrovano la loro brillantezza. Abbiamo avuto la possibilità di accostarci anche ad alcune opere di Taverna. Grazie alla Soprintendenza abbiamo concluso un bel lavoro di diagnostica. Stiamo facendo uno studio particolare confrontando i dipinti romani, napoletani e quelli maltesi. Uno straordinario dipinto: San Francesco Saverio, 1658, arriva a Malta, commissionato dal Gran Maestro. Preti cambia il modo di dipingere a Malta. Nell’isola si stabilirà definitivamente. Quando arriva a Malta, o per carenza di materiale o perché all’inizio non ha la possibilità economica di acquistare i materiali, ha due intuizioni: la pietra locale da utilizzare al posto del gesso; più telai ricucite per ottenere una tela più grande. Grazie a ciò abbiamo avuto la possibilità di indagare anche opere del periodo romano.
Purtroppo è difficile mettersi insieme; difficile collaborare effettivamente. Queste cose non sono né di Taverna, né di Gerace, né di Napoli ecc. Gli studiosi devono mettersi in testa che fin quando non lavoreremo insieme non sarà possibile conoscere adeguatamente Mattia Preti.

Alessandro Russo, archeologo – Vicepresidente Fondazione “Andrea Cefaly”
Scavi archeologici nella Provincia di Calabria Ulteriore Seconda in età borbonica: carte dell’archivio storico del Museo Archeologico Nazionale di Napoli 
Si tratta di documenti del ‘700, un fascicolo che li raggruppa tutti insieme. All’interno di questi documenti, di tipo amministrativo, veniamo a conoscenza di una serie di acquisizioni dall’allora Real Museo di Napoli. Una serie di “scavi di antichità” fatti nel territorio e di materiali acquistati dalla corte borbonica per questo museo. Come sappiamo, Carlo III di Borbone fu il principale fautore di una riscoperta dell’antico, grazie alle scoperte di Ercolano e Pompei. L’attenzione della corte all’antico spinse i proprietari terrieri a scavare alla ricerca di antichità, perché il Re acquistava le cose più importanti. Conosciamo quasi tutti questi documenti, perché alcuni vengono tenuti fuori, soprattutto le “concessioni di scavo”. Questi superstiti documenti sono fondamentali per ricostruire il quadro amministrativo e normativo del periodo preso in esame. Un dispaccio reale del 1755, Carlo III promulga le prime leggi di tutela per gli oggetti d’arte e antichità. Si tratta di una legge ad personam, cioè per le sue acquisizioni. La più importante è la normativa del 1785, citata nei documenti amministrativi, che pone un limite alle incontrollate ricerche, imponendo l’obbligo di richiedere specifica licenza, oltre che di rendere noto gli esiti della ricerca per permettere allo Stato di acquisire eventuali reperti. A Catanzaro esisteva un soprintendente alle antichità che si occupava di reperire dalle famiglie nobili gli antichi reperti rinvenuti per caso. Sono così pervenuti nelle collezioni di Napoli piccoli nuclei di materiale archeologico proveniente dal nostro territorio. Per una serie di ragioni, tutti questi oggetti risultano di provenienza “altra”. Reperti di Tiriolo risultano provenienti da Sessa Aurunca; altri di Catanzaro risultano da “Capua”.

____

13:30 – Visita alla mostra “Archivi fotografici. Immagini e percorsi dal Fondo Emilia Zinzi –
– pausa pranzo – 

11:36 – Fra le fotografie
Modera Gennaro Toscano, Bibliothèque nationale de France
L’Archivio è un’opera d’arte globale. Ci permette di penetrare nel metodo di questi storici, sono fonti per ricerche future, ci documentano uno stadio preciso di conservazione, fondamentali per tutela, restauro. Ci documentano, ad esempio per la Calabria, realtà scomparse che non si possono più ricostruire. Parleremo di 4 esperienze, molto diverse tra di loro.

Maria Saveria Ruga, Università della Calabria-Accademia di Belle Arti di Catanzaro
L’Archivio fotografico di Emilia Zinzi: contesti visivi e sentieri di ricerca
C’è una frase che abbiamo tratto dagli studi di Emilia Zinzi: “Tutto quello che ho studiato e fotografato esiste”. Molti contesti che lei ha documentato sono stati alterati nel tempo. Le campagne di documentazione in tal senso al Sud sono molto rare. Tutti i materiali che abbiamo trovato hanno una provenienza molto variegata. Molte foto dipendono dalla sua catalogazione sul territorio, molte altre sono pensate per le sue pubblicazioni. Altre foto provengono da contatti con molti studiosi. C’è una parte documentale interessante: spesso testimonianze legate alle corrispondenze. Tra le sue cartelle si ritrovano anche gli acquisti delle prime fotografie aeree. Dal 2018 abbiamo iniziato a riordinare questo Archivio in vista della sua digitalizzazione che sta per partire proprio in queste settimane. Al momento dell’avvio non si presentava ordinato, ma distribuito in cartelline e raggruppato in serie non omogenee. Cosa abbiamo trovato da un primo censimento: 5240 fotografie; 4658 diapositive; 1650 negativi; 230 cartoline; 184 lucidi; 12 lastre di vetro; microfiches e vhs.
Due sono stati i momenti delicati: innanzitutto la scelta di un criterio d’ordinamento. Eravamo un po’ bloccati perché ci sembrava che l’unico modo potesse essere quello topografico. Ma poi un momento di svolta è stato il ritrovamento di alcune piccole rubriche della studiosa, con all’interno le sue idee per riordinare le sue diapositive, per soggetto. Abbiamo allora pensato di trovare delle delimitazioni di area culturale.
-> foto 1965, S. Severina
-> rivista Magna Grecia (T.De Santis), alcuni articoli di denuncia di E.Zinzi. Andava contro una visione frammentaria della città.
-> foto 1908, centro storico di Catanzaro.
-> foto demolizione Palazzo Serravalle
-> lettera al direttore: “Licenza di distruggere”
-> campagna fotografica 1961, Parco Archeologico di Scolacium (allora privato). La Zinzi riesce a intervenire sul posto e lanciare una battaglia che negli anni ’80 porterà alla costituzione del parco.
-> “Analisi storico-territoriale e pianificazione. Un’esperienza metodologica nel Sud d’Italia” Rubbettino, 1997.
“Attendere, mentre il male può avanzare, è pericoloso per il patrimonio culturale della Calabria” (Emilia Zinzi).
Fare storia è tradurre un impegno civile.

Claudio Zambianchi, Università “La Sapienza” di Roma
L’Archivio di Lionello Venturi alla Sapienza 
Quello di Lionello Venturi è un Archivio molto interessante, donato dalla famiglia nel 1996. Nel 2001 sono state donate le corrispondenze. Recentemente sono saltati fuori 20 scatoloni di materiali che Venturi aveva usato per redigere il Catalogo ragionato di Cézanne (1936). Venturi (1885-1961), figlio di Adolfo Venturi, padre della Storia dell’Arte italiana e colui che in modo più marcato ha sottolineato il discorso tra ricerca scientifica e tutela, fondamentale in un paese come l’Italia. Lionello si laurea nel 1907 in lettere a Roma, contemporaneo di Roberto Longhi, in un certo senso suo avversario nella Storia dell’Arte italiana del secolo scorso. Da buon figlio di suo padre, funzionario nell’Amministrazione dello Stato, ha cominciato come funzionario nelle soprintendenze di Venezia, poi a Galleria Borghese di Roma, poi a Urbino. Nel 1911 inizia a insegnare a Torino. Nel 1917 si arruola come volontario, ferito, perde un occhio. Nel 1919 diventa Ordinario a Torino. In quegli anni Torino è molto interessante dal punto di vista politico e culturale, nonché roccaforte antifascista. Nel ’31 è tra i dodici professori universitari italiani dichiaratisi antifascisti. Perde la cattedra universitaria, va in America per un ciclo di conferenze ma nel ’32 si stabilisce a Parigi.
Prima del periodo Parigino si interessa di antichi maestri, Giorgione tra tutti, poi dedica un volume alla critica e all’arte di Leonardo, mentre Longhi scriveva sul più grande dei classicisti – Piero della Francesca. Si occupa di Arte Italiana fra il ‘200 e il ‘400. Parla degli impressionisti, perché sono loro che cercando di ripartire da zero sono i fondatori dell’arte moderna e contemporanea. Nel ’29 pubblica i Pretesti di Critica. Gli anni ’30 sono fecondissimi. Stabilito a Parigi fa attività politica e intrattiene contatti con numerosi antifascisti italiani. Pubblica il volume sui pittori italiani nelle collezioni americane; pubblica il Catalogo ragionato di Cézanne nel ’36; pubblica la Storia della Critica d’Arte nel ’38. Si trasferisce negli Stati Uniti, poi a fine guerra torna a Torino e infine a Roma.
L’Archivio Venturi: la biblioteca era già stata donata a un anno dalla sua morte. L’Archivio è invece di lavoro: migliaia di fotografie, messe insieme non con la logica sistematica di un archivio fotografico, ma sono pertinenti a una serie di progetti. Sono naturalmente fotografie di opere d’arte.
-> Fotografie scelte di luoghi dipinti da Cézanne
-> Schizzi e annotazioni molto dettagliate (ad es. sui colori)

Ilaria Schiaffini, Università “La Sapienza” di Roma
La fotografia per la storia dell’arte: la Fototeca di Adolfo Venturi alla Sapienza 
Considerato il padre della Storia dell’Arte Italiana, nonché il primo ad aver utilizzato la fotografia come strumento fondamentale per lo studio della Storia dell’Arte. Ispettore alla galleria estense di Modena; nel 1890 ottiene la docenza, nel ’96 un corso di Storia dell’Arte. Un ruolo fondativo alla fotografia per la tutela e la ricerca. Il suo archivio: 2800 ca. stampe di grande formato; 60.000 ca. stampe di medio formato; 35.000 ca. diapositive in vetro. Un grande lavoro (2016) di inventariazione ma anche di riconoscimento. Un lavoro coordinato da una restauratrice specializzata, Federica D’Elia.
-> foto varie dall’Archivio

Elisabetto Sambo, Fondazione Federico Zeri, Università di Bologna
Un archivio d’autore: la Fototeca di Federico Zeri 
Un Archivio fotografico non è un luogo neutro, ma un luogo in cui si incrociano storie, di studio, di esperienze, di fotografi stessi. La fotografia come oggetto in sé ha delle storie da raccontare. Due date su Zeri per inquadrare la sua figura: si laurea, allievo di Toesca, nel 1945 con una tesi su Jacopino del Conte. Nel ’46 è già Ispettore alle gallerie di Roma, incarico che terrà fino al 1955 per uscire poi, in maniera molto polemica, dalla Soprintendenza. Cosa fondamentale: nel 1947 è incaricato del riordino e revisione del Gabinetto Fotografico Nazionale. Mentre altri archivi che presentano fotografie alle quali corrispondono l’oggetto di studio, Zeri pensa a un Archivio totale. Muore nel 1998, lascia all’Università di Bologna le sue collezioni. All’interno di queste, la fototeca: 290.000 fotografie! Circa la metà rappresenta la pittura italiana. Il resto documenta ogni ramo della produzione artistica: scultura, arte applicata, natura morta, una sezione dedicata ai falsi. Una grande volontà alla completezza, a una documentazione totale. Ha lavorato al suo Archivio per tutta la vita. La cosa più importante dalla quale siamo partiti con la catalogazione è l’ordine: 10.000 cartelle ordinate da Zeri, conservate in oltre 1000 contenitori.
Zeri acquisiva ovviamente blocchi interi, pacchi, di fotografe. Per ogni fotografia Zeri ha scelto quella determinata posizione. Per oltre 50 anni di carriera, insomma, Zeri ha ordinato minuziosamente il suo archivio. Ogni fascicolo ha la sua intestazione. Un grande lavoro è stato fatto per la conservazione, sostituendo le buste con materiali a norma.

11:30
Saluti di Matilde e Vittorio Zinzi.
Vittorio Zinzi: ringrazio tutti voi per la partecipazione e la manifestazione di interesse e di affetto per mia zia. Pensiamo che il materiale del suo Archivio di lavoro sia in ottime mani e che possa servire veramente come fondamenta per le prossime generazione, qui molto ben rappresentate. Loro rappresentano per me la speranza per il futuro della Calabria, terra stupenda ma che ha bisogno di iniezione di energie nuove, per cambiare la mentalità negli anni stratificata.
Matilde Zinzi: ho tenuto molto a ringraziare tutti i singoli e le singole specializzazioni perché Emilia ha sempre voluto lavorare con al fianco tanti interlocutori, indispensabili per il suo lavoro di storica dell’arte. Le armi di Emilia erano lo studio scientifico, fino allo sfinimento anche fisico, la conoscenza approfondita degli strumenti di tutela, il contatto con studiosi italiani e stranieri. Il suo era un continuo ricorso all’appello verso tutti coloro che erano coinvolti nonché un grandissimo coraggio. Studio e ricerca per fare, agire, con forte desiderio di riscatto per la Calabria, vista troppo spesso come terra di pastura (come diceva lei). Dal punto di vista umano, la sua passione, il suo linguaggio, il suo modo di vedere le cose erano pericolosamente contagiosi. Ad esempio nel 1985 quando fu aggredita a Napoli e obbligata a riposo forzato di 40 giorni.

10:44
Saluti istituzionali.
Salvatore Bullotta (Responsabile Amministrativo Assessorato alla Cultura, Regione Calabria)
Ivan Cardamone (Vicesindaco e Asessore alla Cultura, Comune di Catanzaro)
Gabriella Donnici (Direttore Biblioteca di Area Umanistica, Università della Calabria)
Anna Lia Paravati (Presidente FAI Calabria)
Prof. Focà (Deputato di Storia Patria per la Calabria)
Vittorio Politano (Direttore Accademia di Belle Arti di Catanzaro)
Elena De Filippis (Dirigente Scolastico Liceo Classico Galluppi, Catanzaro)

10:40
Maria Saveria Ruga (Storica dell’Arte)
Ci siamo messi tutti a disposizione per dire “Va bene. Facciamolo.” Non ci siamo più preoccupati di essere a Catanzaro o a Cosenza, ma di coinvolgere studiosi dall’Italia e dell’estero. Questo è un momento importante per noi, dal punto di vista scientifico per verificare l’andamento del nostro progetto. Stiamo lavorando su questi materiali ma parallelamente stiamo portando avanti un percorso di formazione. La fondazione Zeri e altri studiosi stanno formando gli studenti nel prosieguo dei loro studi. Un progetto che ha avuto un finanziamento importante e la famiglia Zinzi ha messo un’importante quota oltre che impegnarsi affinché tutti fossero retribuiti per un lavoro così importante.

10:30
Introduzione di Giovanna Capitelli (Storica dell’Arte – Università della Calabria)
Cercheremo di fare un discorso generale che possa inserire questa figura nel più ampio panorama della tutela del patrimonio italiano. Il convegno s’intitola Archivi Fotografici, storia dell’arte e tutela, perché nasce intorno a un progetto. È uno dei tanti momenti di riflessione collegiale, punto d’arrivo intermedio di un progetto nato un po’ casualmente: in qualche modo questo progetto, che vuole l’arrivo dell’Archivio della prof.ssa Zinzi all’Università della Calabria, nasce mentre noi – come gruppo di storici dell’arte – stavamo preparando un Grand Tour della Calabria. Abbiamo immaginato un percorso in otto tappe di tre giorni (preparato con seminari molto lunghi) in cui gli studenti cercavano di fare rete, di trasformare la Storia dell’Arte in un collante che possa essere culturale ma anche intergenerazionale. In questo progetto la figura di Emilia Zinzi era balzata subito agli occhi, occhi che guardano da un lato alla storia degli studi e dall’altro alla tutela. Già alla visita organizzata a Catanzaro avevamo immaginato un momento di ricordo, quasi una performance, ricordando una sua battaglia molto forte: la distruzione di palazzi ottocenteschi. In queste foto vedete i nostri ragazzi mostrare ai catanzaresi delle foto di quella battaglia. In qualche modo, in questo seminario, era nato anche l’incontro con Matilde Zinzi per una fortunata congiuntura.

La famiglia ZInzi ha scelto la Biblioteca di Area Umanistica dell’Unical come sede per l’Archivio e si è deciso di costruire un gruppo, un progetto con la fondazione Emilia Zinzi, per la catalogazione e la digitalizzazione dell’Archivio. Abbiamo cercato l’aiuto di massimi specialisti di archivi fotografici, per esempio l’Associazione Zeri (una delle strutture più importanti per la Storia dell’Arte mondiale). La Regione Calabria ha accolto la nostra proposta progettuale e ora questo convegno celebra i risultati di questa prima fase di progetto.

Solo tra le corrispondenze abbiamo fatto delle piccole scoperte che ci hanno permesso di costruire un’altra rete e avere una nuova idea: un documentario che parli della Zinzi.

___

Per la serie: “Calabresi illustri e perché ci mancano tanto”, proponiamo oggi e domani un piccolo live-blog che tenterà di rendicontarvi interventi, idee, visioni e sensazioni condivise a Catanzaro (oggi presso il Complesso Monumentale del San Giovanni e domani al Parco Archeologico di Scolacium) in merito alle Giornate Internazionali di Studio per Emilia Zinzi.

La mai dimenticata (per lo meno da una certa comunità scientifica calabrese, attenta e puntuale nell’immagazzinare certi insegnamenti) storica dell’arte Calabrese scomparve nel 2014, lasciando, oltre che uno sterminato patrimonio di esperienze, ricerche e – oserei dire – bellezza intellettuale, un immenso archivio fotografico (comprendente libri, fotografie, documenti, disegni ecc.) recentemente donato dai familiari della studiosa alla Biblioteca di Area Umanistica “F.E.Fagiani” dell’Università della Calabria (e viene spontaneo chiederselo: quanto ha provato la città di Catanzaro, città natale della Zinzi, ad accaparrarsi questo importante fondo?)

Emilia Zinzi fu autorità di livello europeo per quel che concerne il rapporto tra la ricerca storico-archeologica e la pianificazione e la descrizione della dimensione urbanistica e socio-economica. Rimarranno indimenticabili molte sue battaglie in difesa dei patrimoni artistici calabresi (e lucani), molto spesso naturale conseguenza delle sue immense opere di ricognizione, a volte ai limiti dei rischi per la stessa persona (per un certo periodo, addirittura, le è stata necessaria la scorta!). Si ricordano, tra gli altri, la battaglia (vinta) per sottrarre alle ruspe la città greca-romana di Scolacium (1961) o il centro di Botricello–Myria (1967); quella a più riprese per l’ecomostro di Copanello, la Congrega di Santa Maria del Carmine, il Palazzo Serravalle, l’Oratorio del Carmine e del Rosario, la Chiesa di Sant’Omobono, ecc. Fu anche componente del Comitato Scientifico per il recupero dell’area archeologica della Mileto normanna e, naturalmente, membro delle più diverse società di studi.

25 marzo 2019 | Giorno 1

Letto: 52
Domenico Benedetto D'Agostino

Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha pubblicato due romanzi, "Al di là delle dune" (2023, A&B) e "Quattro apocalissi" (2024, Qed) e un racconto, "Il buco nero" (2025, Galileo Editore).

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  • Domenico Benedetto D'Agostino
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Domenico Benedetto D'Agostino

Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha pubblicato due romanzi, "Al di là delle dune" (2023, A&B) e "Quattro apocalissi" (2024, Qed) e un racconto, "Il buco nero" (2025, Galileo Editore).

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