Skip to content
manifestblog

contenitore di libere scritture

manifestblog

contenitore di libere scritture

  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
  • Chi siamo
  • Blog
    • Agendina
    • Approfondimenti
    • Biblioteca
    • Commento
    • Manifestino
    • Mediateca
    • Musica
    • Pensierini
    • Pinacoteca
    • Poesia
    • Racconti
    • Sport
    • Teatro
    • Territorio
    • Vis-à-Vis
  • Attività
    • Manifestiamoci
    • DeScrivo
Close

Search

  • https://www.facebook.com/
  • https://twitter.com/
  • https://t.me/
  • https://www.instagram.com/
  • https://youtube.com/
Subscribe
Approfondimenti

“A fhina do’ mundu” da De Martino a mia nonna

By Domenico Benedetto D'Agostino
14 Marzo 2022 10 Min Read
0

Cosmogonie e Apocalissi

Benché i motivi che portano alla percezione della fine dei tempi siano tanti e di svariati tipi, è innegabile che uno dei più importanti, e quindi più ricorrenti, per noi uomini è il motivo della guerra. Guerra e Apocalisse si intrecciano da sempre nell’immaginario percettivo umano anche se per molti anni sembravano non toccarsi. Il fascino misterico dell’Apocalisse, infatti, era paradossalmente più comprensibile nella sua componente, per così dire, divina, mentre la gran parte degli uomini oggi, ma potrei sbagliarmi, sa che i loro antenati difficilmente avrebbero potuto immaginare una fine del mondo dovuta esclusivamente alla guerra.


Andando a ritroso di molto, però, non si può non tenere conto dello stesso archetipo divino della guerra, e le molte cosmogonie delle culture antiche sono ancora leggibili ai nostri occhi come importanti testimonianze di un mondo che immaginava la sua origine proprio dalla guerra: titanomachia e gigantomachia per i greci, la guerra tra Marduk e Tiamak per i babilonesi e così via, comunque un modo di concepire le origini maggiormente legato alle cosiddette religioni naturali, perché quelle rivelate (Ebraismo, Cristianesimo, Islam) hanno pensato piuttosto a una creatio ex nihilo in cui la divinità si è manifestata e ha imposto un suo ordine delle cose senza tuttavia affrontare alcuna guerra con eventuali sue controparti (dato da correlare, tra le altre cose, con la diversa concezione del tempo delle due tipologie religiose, ciclica per la prima, lineare per la seconda).
Ma questo, come è facile immaginare, non significa affatto che l’idea della guerra fosse assente in queste seconde culture religiose. Infatti, i loro racconti fondativi sono colmi di battaglie (etniche, tribali, territoriali, di persecuzione, chiamiamole come vogliamo) e, inoltre, i loro monoteismi appaiono oggi sempre più relativi: per esempio, le origini più arcaiche dell’Ebraismo sembrano poggiare piuttosto su una sorta di enoteismo, cioè una religiosità che ruota attorno a un solo dio senza però escluderne altri: in questo senso, non pare esservi differenza sostanziale tra la Guerra di Troia e le guerre tra israeliti e filistei, in entrambi i momenti gli uomini combattono e le divinità partecipano al fianco del rispettivo popolo. In questo caso non parliamo più di cosmogonia, è vero. Tuttavia, ciò che conta è l’immaginario secondo il quale anche la divinità può combattere una guerra e, talvolta, necessita di vincerne una per potere creare.

Amore e Guerra

Naturalmente, in senso moderno ciò porta facilmente a pensare al concetto di guerra santa, così facilmente tornato in auge in questi decenni e, purtroppo, superficialmente etichettata come idea quasi esclusiva di una religione in particolare (l’Islam). Ma non è conveniente parlarne qui, andrei di troppo fuori tema e, soprattutto, è argomento che attiene per lo più al nostro mondo post-moderno, un mondo in cui il sacro e altri concetti fondamentali per queste pagine sono prossimi all’estinzione.
Non che il mio interesse sia prettamente religioso, anzi, ma mi incuriosisce immaginare di che tipo possa essere, oggi, l’idea della fine del mondo. Mi domando, in altre parole, se l’estrema emancipazione laica della nostra società (spesso de facto ma non de iure) abbia potuto modificare le nostre categorie di pensiero sulla guerra, se cioè siamo veramente in grado di immaginarne una senza fare ricorso, nemmeno per un attimo, alla dimensione spirituale. Certamente sì, si dirà, le numerose guerre a cui assistiamo oggi si riescono a inquadrare (non a comprendere, ché, al netto di tutte le analisi geopolitiche, mi rifiuto di pensare che una guerra si possa veramente comprendere) con facilità per quello che sono: pessime attività umane e, anzi, i più ferventi di spirito tra noi non ci pensano due volte a considerare le uccisioni e le guerre (che sono uccisioni organizzate) come l’antitesi stessa di Dio. Questo almeno nel caso delle religioni in cui il concetto di amore reciproco tra Dio e gli uomini è fondamentale. Per esempio, come ricordava Dodds, i greci dell’età arcaica non erano in grado di concepire l’amore di e per Dio (e il celebre grecista ricorda le importanti parole di Aristotele, primo a utilizzare il termine Φιλοθεος, dalla Grande Etica: “sarebbe strano, se qualcuno dichiarasse di amare Zeus”). Comunque, se alle truculente immagini della guerra accostiamo l’idea di un mondo prossimo alla fine, e nel senso più concreto del termine, di sterminio della razza umana e di rovina definitiva del pianeta, cosa cambia? Saremmo ancora in grado di non scomodare Dio anche per un solo istante? Ho scritto che forse i nostri antenati non avrebbero mai immaginato una fine del mondo dovuta alle guerre dell’uomo. Cosa diversa, tuttavia, è immaginare che essi supponessero una fine del mondo che dovesse passare necessariamente per una guerra.

La Fine del Mondo di Ernesto De Martino e il Mundus romano

Mi soffermo solo brevemente sugli altri motivi che ai nostri giorni possono portare a immaginare l’Apocalisse: tra tutti, sicuramente, quello maggiormente realistico è il motivo del disastro ambientale, ovviamente causato da noi uomini. È cosa piuttosto recente ma cresciuta in maniera graduale e inesorabile negli ultimi anni, se è vero che già i nostri libri di geografia delle scuole elementari presentavano – come si possono presentare ai bambini – i paragrafetti sull’effetto serra, sul buco dell’ozono e su altri conclamati disastri.
Si è similmente concordi, comunque, nel considerare lo stato odierno di allerta climatica ancora piuttosto in ritardo rispetto allo stato reale del problema. In tempi di pace – ovvero fino a prima della Pandemia – giornali e notiziari hanno accompagnato le nostre quotidianità con svariati aggiornamenti sulle misure politiche ed economiche che i vari governi hanno comunicato, proposto, adottato e, quasi sempre, disatteso. E pure in questi ultimi due anni, gli anni del Virus, e in queste settimane in cui in Europa tornano a risuonare bombe e sirene di guerra, uno spazio per il dibattito climatico non manca mai, seppure maggiormente declinato nell’ottica energetica e, quindi, prettamente economicistico.
Così, il motivo del disastro ecologico, ambientale e planetario torna a ibridarsi e a rafforzarsi con quello della guerra. La sensazione è quella per la quale se gli uomini sono distruttori del proprio circostante in tempi di pace (che è evidentemente uno status illusorio il cui mantenimento è foriero di un enorme sforzo energetico), in tempi di guerra non possono che esserlo ancora di più; il loro potenziale distruttivo nei confronti del mondo aumenta in modo esponenziale, dimodoché la guerra, ma anzi già la sua percezione, rafforza quell’angoscia dell’esserci di cui tanto ha scritto De Martino, fino ad accelerare il moto della cosiddetta crisi della presenza, cioè una crisi dell’individuo sul piano simbolico-culturale che necessita di precisi istituti per essere risolta (per esempio, la crisi del cordoglio – Morte e pianto rituale – per la quale si attivano le necessarie pratiche di lamento rituale, oggi pressoché scomparse anche alle nostre latitudini).


Alle apocalissi, quantunque di carattere culturale, proprio il grande antropologo napoletano dedicò gli ultimi anni della sua vita. La fine del mondo. Contributo all’analisi delle apocalissi culturali uscì postumo dopo più di dieci anni dalla sua morte, e ancora oggi viene ripubblicato in una nuova edizione – basata su quella francese – maggiormente aderente al carattere frammentario dell’opera che De Martino lasciò in stato di bozza e con alcune sezioni ancora a un livello embrionale.
L’assunto di base lo comprendiamo con semplicità dalle parole dello stesso antropologo in una celebre conversazione con Cesare Cases: “La fine del mondo c’è sempre stata. Che altro vuoi che abbiano pensato gli Incas o gli Aztechi di fronte ai conquistadores spagnoli, questi marziani piovuti da chissà dove, se non che quella era la fine del mondo? Noi possiamo dire che era la fine del loro mondo, ma che cos’è la fine del mondo se non sempre la fine del proprio mondo?”.
Perciò, prima ancora di comprendere di che tipo di fine del mondo possiamo parlare, è d’obbligo quantomeno interrogarsi su quale mondo abbiamo in mente. È d’obbligo a me, che mi domando a che tipo di mondo si riferisce mia nonna quando, nel suo accarezzare il definitivo, mi esprime la sua preoccupazione perché è indubbiamente arrivata ’a fhina do’ mundu.
De Martino torna indietro di secoli fino all’arcaico mundus romano. Quando noi oggi utilizziamo la parola mondo sappiamo che ci stiamo riferendo al pianeta Terra ma nella sua spazialità astratta, cosmologica, filosofica o, tuttalpiù, la usiamo come categoria insiemistica per raggruppare parte dell’esistente (mondo animale, mondo vegetale) o del forse esistente, comunque dell’immaginabile (l’altro mondo, mondo parallelo). È desueto, ma pure resistente nei lessici più alti, l’uso di mondo come sinonimo di pulito, e del tutto corrente ancora in molti dialetti, compreso il mio, della mia esperienza familiare, in cui ogni giorno mi mundu una mela o un mandarino.
Questi due aspetti mondani vanno naturalmente letti in correlazione, quantomeno per consolarci alla illusoria idea che intorno alle origini del mondo non possa esserci alcuna sporcizia. Purtroppo, le graduali conquiste umane del relativismo non ci consentono più l’immaginazione (almeno, è fuori dalla mia portata) di un assolutamente pulito e di un assolutamente lercio.
Comunque, nella Roma arcaica, ed è quello che qui maggiormente mi interessa, il mundus era anche qualcosa di molto più tangibile: una fossa dalla forma circolare, strettamente connessa al culto di Cerere, oltre che dei Mani, quindi dei defunti. La tradizione la faceva risalire direttamente a Romolo e alla delimitazione del pomerium (di cui il mundus era vero e proprio nucleo) anche se a leggerne le fonti (Plutarlo, Ovidio, Festo, Macrobio, ecc.), come specifica De Martino, a volte si ha a che fare con un mundus definitivamente riempito di terra e primizie e sigillato per sempre (connesso con Romolo), altre volte con (e su questo siamo maggiormente informati) un vero e proprio pozzo che almeno tre giorni all’anno (24 agosto, 5 ottobre e 8 novembre) veniva aperto per celebrare il Mundus patet, un rito purificatorio e iniziatico, perché preparatorio a una stagione di rinnovamento. Ma qui è conveniente una decisa semplificazione.
Eminenti teste hanno scritto e scriveranno autorevoli pagine sulla intricata questione dei due mundus e della loro importanza nella religione arcaica romana, ma qui, come mi troverò a giustificare spesso, non solo non mi preme schiarire più di tanto l’oscuro, ma questo oscuro voglio assumerlo come paradigma della mia osservazione. Intendo cioè farmi bastare l’idea, per quanto semplificata, che alle origini di questo mondo ci fosse – e perciò, indissolubilmente, alla sua fine ci sarà – un legame difficile da scindere tra i vivi e i morti, tra la fondazione e la caduta, tra il cielo e la terra.
In questa ultima accezione, anzi, e vista la più che certa connessione del mundus con la più antica Cerere, non sono mancate ipotesi anche etimologiche che hanno voluto collegare mundus a una indoeuropea bocca se non addirittura utero. È vero che i più vi hanno visto invece una origine etrusca, ma quel che conta di questo immaginario del mundus è soprattutto il suo carattere agricolo da poter correlare con l’originale ruolo ctonio di Cerere.
Tutta una sacralità, insomma, che tocca indistintamente le messi, la fecondità, i morti; che, per finire da dove ho cominciato, mentre scrivo sento definitivamente scomparsa, lontana, irrimediabilmente perduta.

Bucare il mondo

Le fosse oggi non sono più sacre, e se anche una sola di esse fosse la bocca degli inferi, da dove potessero fuoriuscire i nostri defunti, ecco, io credo che noi non la riconosceremmo, e non tanto a causa dei cristianesimi che hanno spostato i morti dalla terra al cielo ma, piuttosto, per nostra vera e propria incapacità. Saremmo più che pronti a negarne l’esistenza e un suo ipotetico carattere apocalittico. Leggevo, giorni fa, un articolo di semplice quanto inutile divulgazione riguardo ai progressi in campo energetico di una grossa società americana: stando alle nostre conoscenze attuali potremmo già da ora raggiungere il centro della Terra per usufruire di una pressoché illimitata energia geotermica. Non occorrerebbe altro che penetrarla, la Terra, per almeno venti chilometri, al netto dei dodici che l’uomo è già riuscito a raggiungere in Russia.
Sia chiaro, senza neppure un minimo di conoscenza dell’argomento non posso che limitarmi a riportare il fatto, e, in ogni caso, si deve preferire la fuga da qualsivoglia acritico ragionamento anti-progressista, almeno se il progresso è progresso di ogni aspetto del mondo. Ma lamentare la puntuale mancata riflessione, dopo secoli di presunte conquiste razionali e dell’intelletto, questo sento di poterlo fare. Troppo spesso si tende invece a una riflessione post; forse per nostra naturale disabitudine alla immaginazione, è vero, ma è comunque sintomatico che in ogni preventivo studio di fattibilità manchi una intera componente etica. Al come e quando è possibile realizzare, insomma, non si accompagna mai un quanto è giusto realizzare. Forse basterebbe riavvicinar anche di poco l’architettura e l’ingegneria alle loro origini umanistiche. Forse anche qui, è un discorso banalizzante.
Resta il fatto che il nostro mondo – questa volta inteso soprattutto come pianeta abitato e ancora abitabile – lo abbiamo sempre bucato e trivellato, e continuiamo a farlo senza troppe preoccupazioni.


È stato salvifico, di recente, vedere Il Buco di Michelangelo Frammartino: il suo antro, che è grotta calabrese, l’ho riconosciuto per davvero come utero della Terra, e in un’ottica psicanalitica oserei dire che è riuscito a farmi riconoscere il doloroso richiamo verso l’utero materno, che è ritorno a mia madre, alla mia matrice, e non so ancora rendermi conto di quanto mi sia straziante una realtà in cui mia madre si è ammalata proprio a partire dal suo utero. Quando i medici ci diedero la notizia ricordo che vollero darci una concreta speranza di guarigione informandoci di quanto fosse una fortuna, relativamente, ammalarsi all’utero, in quanto tra i pochi organi completamente asportabili senza complicanze: in una donna non più fertile, poi, a cosa serve? Non ricordo cosa rispondemmo. Forse nulla. E ancora oggi non saprei che dire.
Ma Il Buco di Frammartino è durato troppo poco. Oggi le fosse e i fossati tornano a essere quelli delle bombe e dei missili che abbondano a tutte le ore in tv e sui social. Il grano che nell’antica Roma si raccoglieva presso il santuario di Cerere, forse nel mundus, è oggi il grano russo e ucraino che non verrà raccolto, che è già falciato dalla guerra e mietuto dalle bombe. Paventano, per la sua mancanza, una carestia tutta moderna; le famiglie, in preda a isterismi, tornano ad affollarsi nei supermercati come appena due anni fa, mentre corpi rotti, sventrati, slogati e ammassati dichiarano dall’Ucraina, e da ogni altro fronte del mondo, il nostro fallimento. Anche gli uomini, come il grano, vengono mietuti. Saranno gettati in qualche fossa disadorna, senza lapidi e memoriali. Per questi morti la fine del mondo è giunta per davvero. E noi, alla prossima semina, a differenza dei nostri antenati, di questi morti avremo già smarrito il ricordo.
Post scriptum. Mi hanno appena informato di una curiosa congiuntura: “l’ultima dormita del baco, in molti dialetti calabresi, si chiama (dormita) a munnu”. Grazie.

Letto: 38
Domenico Benedetto D'Agostino

Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha pubblicato due romanzi, "Al di là delle dune" (2023, A&B) e "Quattro apocalissi" (2024, Qed) e un racconto, "Il buco nero" (2025, Galileo Editore).

  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Color Fest chiude la XIV edizione con 10.000 presenze alla Riviera dei Tramonti
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Sta per tornare il Color Fest! E noi non vediamo l’ora
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Scordare Scordovillo – Cronachina dalla Quarta città della Calabria
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    I Putan Club aboliscono il palco per possederti
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Diario di un genocidio”. L’ex ministro della cultura palestinese Atef Abu Saif a Lamezia Terme
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il viaggio, la trasformazione, “il Vento del Mare del Nord” di Salvatore Molinaro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Tamburo è Voce… Battiti di un Cantastorie, il Tour di Nando Brusco prosegue ed entra nel vivo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Archeologia e Podcast. Breve chiacchierata con Chiara Boracchi
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Torna il Festival della Lettura – Reading. La IX edizione a Cosenza dal 23 al 25 maggio
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    101 motivi per cui non mi candido alle elezioni
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Col buio me la vedo io”. Appunti da una presentazione
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La politica è l’arte di rimangiarsi la parola
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Scultura Dipinta”. Inaugurata nuova mostra di Antonio Saladino
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Stiamo Strette”. Le donne strettesi alla Biblioteca del TIP Teatro giovedì 3 aprile
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Mi svelo”. Il libro testimonianza di Siria Scarfò al Chiostro Caffè Letterario
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Festival della Lettura “Reading” | Il mio ultimo giorno
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Festival della Lettura “Reading” | Il mio secondo giorno
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Festival della Lettura “Reading” | Il mio primo giorno
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Festival della Lettura – Reading: pubblicato il programma completo!
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Torna il “Festival della Lettura – Reading” a Casali del Manco
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Divina Commedia “censurata” a scuola: un problema di “identità”?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Continua Shogun! Annunciate due nuove stagioni per il futuro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Come diventare cielo: sindrome dello ‘ncialàto
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quando capiremo “noi uomini” che la lotta al Patriarcato riguarda anche noi?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Le ultime “Strade di Memoria”: Museo Diocesano e Saluti
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “I quattro desideri di Santu Martinu”, in scena Dario De Luca
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Torna “Cose Belle Festival” tre giorni di creatività a Tropea
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Anche a Lamezia una voce per la Palestina
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La mia pagina bianca. Frammenti di un monologo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Le Scuole, il Dimensionamento e un’altra occasione persa per la Politica
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Strade di Memoria” all’Abbazia Benedettina: contro le nuove indifferenze
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il ritorno del Teatro Studio Krypton: in scena la storia di Filippo Brunelleschi
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Mario Bianchi e il Teatro Ragazzi: “Vietato prendere in giro i bambini”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Dalla Fattoria Didattica all’Abbazia Benedettina: continuano le “Strade di Memoria”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Lo stupido lusso di apparire puliti. Io e le mie scorie
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Caro Professore Ordine, quando ci facevi lezione tu…” lettera da un giovane vecchio studente
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Strade di Memoria”: terza tappa al Mercato Coperto di Nicastro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    I Moti di Reggio nell’ultimo studio teatrale di Carullo-Minasi, Sabato al TIP Teatro di Lamezia Terme
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Strade di Memoria”: seconda tappa all’Antico Mulino delle Fate e a S. Teodoro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Seconda tappa di “Strade di Memoria” all’Antico Mulino delle Fate
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Dieci noviluni per Consuelo e Carla: io e la mia polvere
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il diritto di un’opera a essere esistita nel suo tempo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Strade di Memoria”: prima tappa a Nicastro tra Archeologia e Tradizioni
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Torna a Lamezia il poeta bolognese Bartolomeo Bellanova
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Strade di Memoria” per Città Invisibili
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Pronti a partire per le “Strade di Memoria”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Fin dalla prima ciocca corvina
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Terribile è il disgelo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Nella lotta tra Stato e Messina Denaro vincono il cancro e i meme
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quattro chiacchiere con faccinatriste: storia, progetti e divenire dello “spleen di un lunedì nuvolo” :(
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Per un solo e fragile filo d’erba. Io nel “Giardino di Laura”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La rabbia e l’Asfalto: tre poesie di Armando Grosso
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Quando ravvivi nel pensiero i morti…” una poesia di Alexandros Panagulis
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Mancu crepara pozzu cchjiù”. Dove morire è diventato un lusso
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Perché non capiamo ancora la Restanza?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Oltrepassare” di Martino Ciano. Ipotesi di recensione
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Pronto a sbarcare sull’arcobaleno” Reading per Totosaff | Antonio Saffioti
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    I dittatori sono tutti criminali. Non tutti i criminali sono dittatori.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: “Manuale di Filosofia Fantastica” di Francesco Costa
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: “Di tuberose, fresie e gelsomini…” di Michela Cimmino
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Continua “Orào” al TIP Teatro con la poesia di Marco Ammendola
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #acquaciciana | Sì, Gramellini, facciamo davvero tutti schifo.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quattro Stanze Minime / parte ii
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Morte antologica permanente” e altre poesie di Pietro Pancamo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Libro del mese: “Vascello Fantasma” di Marietta Salvo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il “Piedichiusa Park” e il cittadino senza diritto all’informazione
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quattro Stanze Minime / parte i
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La strana Vigilia di Natale dell’egregio dott. František Kratochvil
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Torna RICRII e il suo teatro contemporaneo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #Orào | Rassegna di poesie dai mondi possibili al TIP Teatro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Vogliamo dare finalmente un po’ più di visibilità e dignità agli altri sport?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Siamo tutti “Ombre di nuvole” nell’ultimo libro di Domenico Mauro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Un estinguersi di parole eruttanti. La prima silloge di Vincenzo Costabile
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Miegliu ’e ’na sciolla mu ne jettàmu”. Abbiamo condannato la montagna
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il giorno quando Jugale si candiderà alle regionali in Calabria
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Vibo Valentia Capitale italiana del libro 2021. Un’ennesima opportunità per la Calabria.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Una proposta per la Calabria: garantiamo il voto via posta per i fuori sede!
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Spazi reali e spazi urbani per una Nuova e Giovane Danza D’Autore in Calabria | Scenari Visibili
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Mercoledì 3 marzo presentazione del libro “Parole nel deserto della migrazione” di Ayman Al-Bawab
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Che cosa è mai la Calabria”? di Luigi Accattatis (1869)
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quand’è che la Calabria meriterà una sanità decente?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Un paese che chiude le scuole e non sospende un campionato di calcio è un paese di merda
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La ricerca umanistica e la pandemia: le biblioteche sono i nostri laboratori
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    E se la Calabria non esistesse? Grazie Muccino, ci hai ricordato di essere ancora alla ricerca di un’identità
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Con un milione e settecentomila, mio cuggino lo farebbe meglio”. E diciamo per davvero.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Due meravigliosi “ex inediti” di Michele Pane
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Supermàrchette | Poesia per la domenica pomeriggio
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “A scuola per restare” in Calabria. Dispensa riepilogativa per r-esistere
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: Requiem (uma alucinação). Quanto vale Antonio Tabucchi
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Perché non riusciamo a fare a meno della poesia. Frammento per un amico
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: Guida Archeologica della Calabria Antica (Rubbettino, 2018)
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Del buono e onestissimo teatro: Terra di Rosa. Vite di Rosa Balistreri
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: Come neve. 13 racconti brevi di Giulia De Sensi, tra eleganza e introspezione
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Ricostruire l’identità. Il «dramma sociale» del colonialismo e la performance come azione riparatrice. Il caso di Christian Botale Molebo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    È GIUNTA! La solita drammatica e pessima minestra.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Torneremo a inventarcelo un futuro. Lotteremo ancora.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La peggiore narrazione della Calabria, comunque, è quella che non esiste
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    VEC – Vocabolario Etimologico Calabrese. La presentazione del Primo Volume il 30 gennaio all’Unical.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La Calabria al primo posto per numero d’imprese con certificazione biologica
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Di teatro, di poesia, di Roberto Latini, di Mariangela Gualtieri e di qualcos’altro. Appuntamento al TIP Teatro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La rinascita della Biblioteca Comunale di Curinga “Tommaso Campanella”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cosa potevamo fare ai nostri tempi? Io e un mio futuro figlio.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Siamo cresciuti mentre continuavate a chiamarci giovani. E non ve ne siete accorti.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Astor Piazzolla rivive a Lamezia con Alessandro Quarta e l’Orchestra Femminile del Mediterraneo
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Corrado Alvaro su Tommaso Campanella | “Uno dei più alti drammi della volontà di potenza”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Dell’ineffabile Mistero
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    LiveBlog | Emilia Zinzi: Sentinella della Memoria | Giornate di studio Catanzaro 25-26 marzo 2019
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Piccola Apocalisse Lametina
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cara madre, contro il cinismo e gli equilibrismi io, oggi, mi schiero.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Freesia refracta | è ancora presto
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Come fare la rivoluzione con un libro e una sorella
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il Drago del pressappochismo. Quando di beni culturali si parla per polemica.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    A Francesco Borrelli / di Fabio Strinati
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Live Blog | Diretta di #impressionimobili 9/6/2018
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cosa rimane di tutte quelle masturbazioni mentali?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Se tu ci sei, amore |
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Live Blog | Diretta di #impressionimobili 05/05/2018
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Sabato sera ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Commento | M.Yourcenar tra memoria & inganno o dell’arte del passato-presente
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Preferirei parlarvi di fiori ma… non siamo ancora pronti ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Nicastro | Alla ricerca delle antiche chiesette di S.Marco e del SS.Salvatore
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Lamezia | Massimo Bray tra utopia e stupore all’istituto Einaudi
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Non smettere di studiare: come ricordarti per sempre
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Trovatori di un patrimonio perduto: Roberta dagli ulivi del Salento
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cosa sono io.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Io e la mia tesi. Pare che domani ci sia il sole
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    EFFE Collective Un nuovo collettivo fotografico calabrese.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Studio mancato sulla depressione (in tre colonne) ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Fatti di parole. Tre giorni di narrazione teatrale con Proskenion e TIP.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Io e la mia ombra ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Costa Nostra “Impensabile che in luogo tutelato da un vincolo ambientale paesaggistico venga programmata una zona industriale”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Breve monologo per Caino
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Sybaris. Ovvero: tutte le donne di Sibari su’ puttane!
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Come convivere con quel piccolo ma pesante senso di insoddisfazione ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Sciabaca 17: l’affascinante viaggio tra i libri antichi e Tommaso Campanella con Antonella De Vinci
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Sciabaca17: Bevilacqua “La felicità consiste nel seguire il proprio genio”.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    [DOCUFILM] Appunti di campeggio (sui luoghi e sul tempo) ~ 3/3 GALLICIANO’
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: L’Anarchico di Calabria: Bruno Misefari e la sua perenne attualità.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    [DOCUFILM] Appunti di campeggio (sui luoghi e sul tempo) ~ 2/3 ROGHUDI
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il mio ultimo libro catalogato ~ suggestioni per aspiranti bibliotecari.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    [DOCUFILM] Appunti di campeggio (sui luoghi e sul tempo) ~ 1/3 GERACE
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Lamezia non è una città per giovani. Fenomenologia di una guerra inventata.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Apologia del Non Posso ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La luna è una puttana ~ e altri versi a caso…
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    L’intellegibile stanchezza di me stesso ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Io e la mia non-espressione
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    ~ La mia PoesiaInCostruzione. Per un haiku soltanto.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    ~ Civita, 31/05/2017
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La nuova Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo ~ presso il TIP Teatro
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Sull’orlo di una crisi di scena” ~ il Teatro e la patologia di tutti noi.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    fare / PUBBLICO ~ la tre giorni teatrale al TIP seguita da “Manifest”.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Siamo quel che abbiamo voluto ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Ritorno a Nocera Terinese. Forza viva che anima e informa di sé il presente. Il reportage di Manifest.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il mio enorme calderone ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Di quella volta che incontrai Tito Petronio Nigro a cavalcioni del Nulla.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quando vi dico di lasciarmi stare ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Saturdiary: diari del sabato ~ Il mio hobby preferito.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: Sergej Esenin, Poesie e poemetti ~
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Saturdiary: diari del sabato ~ Il mio ultimo esame.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Pensiero Uno.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Il mondo là dentro. KALT – Cantiere Laboratorio Teatrale.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Guardami: sono nudo.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Sì, ma senza impegno”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Manifestiamoci #squarciailvelo per festeggiare insieme la fine dell’anno.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    PER UNA BIBLIOTECA DI RESISTENZA. Mie cronache da Lamezia.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Io & i miei personaggi
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    #pilloledilibri: La casa sull’altopiano, piccolo e delicato gioiello di Giulia De Sensi
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Salmo di tutti gli indifferenti.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Quando tutto crolla – 4 poesie “nascoste”
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Noi non leccheremo. Buoni motivi per tutte le occasioni.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Francesco Colelli: L’arte del Settecento in quel di Nicastro.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – Le mostre: Nadia Lucisano.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – Le mostre: Chiara Mastroianni.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – Zampalesta Cane in Tempesta.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – Le mostre: Giulio Polisicchio (Landscapes Calabria)
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – “Bollari – Memorie dallo Jonio”.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – L’apertura.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Cleto Festival VI – Oggi inizia la sesta edizione sui “luoghi”.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Revolution! La nuova Calabria indipendente che cresce.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    L’insostenibile pesantezza del “benessere”.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “I MUNDIZZI” – Dialogo tra una bambina e un tappo di bottiglia.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Ogni tanto parlo da solo e cerco di darmi dei buoni consigli.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Qui è la Costa Nostra
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Orazio. Poesia contro tutti i rompicoglioni del mondo.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Ultime ore di Matera; appunti.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Manifest per Shakespeare&Cervantes
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Vi chiedo scusa se non riesco a smettere di sognare.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Studio sulle cose e sulla loro idealizzazione.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Vorrei poter uscire da questi versi.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Canto della Calabria.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Dove comincia il mare. (Monologo Breve).
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Apologia della “Troia” e Vaginocentrismo.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    La donna: conoscenza, coraggio o sfiga?
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Al Cafè Retrò con Erica Mou, intervista e sensazioni di una grande serata.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Lettera alla mia professoressa e al mio liceo.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    25/06
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Ogni Rivoluzione comincia solo se sei tu a incominciarla.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Con Tonino Iacopetta per Franco Costabile: ricreare il senso presente
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    “Dietro casa”, al parco fluviale.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Sgarbi tra Catanzaro e Cosenza. Lamezia “graziata”.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Suppongo i colori che m’avvolgono.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Costruiscimi tu.
  • Domenico Benedetto D'Agostino
    Tutti i poeti hanno fallito.

Tags:

ApocalisseGuerra
Author

Domenico Benedetto D'Agostino

Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha pubblicato due romanzi, "Al di là delle dune" (2023, A&B) e "Quattro apocalissi" (2024, Qed) e un racconto, "Il buco nero" (2025, Galileo Editore).

Follow Me
Other Articles
Previous

Quattro Stanze Minime / parte ii

Next

#acquaciciana | Sì, Gramellini, facciamo davvero tutti schifo.

No Comment! Be the first one.

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Most Viewed Posts

  • HACHIKO – memorie di una troia: volgarità d’autrice (Aleister Rush) (21.673)
  • Guida rapida per diventare un intellettuale del lametino. 10 semplici mosse (Salvatore Giuseppe Di Spena) (2.172)
  • Tony Pitony – Tony Pitony: Come inciampare con stile (Aleister Rush) (1.780)
  • Ghiannis Ritsos. La poesia contro la dittatura. (Francesco M.) (1.358)
  • La Casa dove gli incubi si realizzano, Shirley Jackson e “L’incubo di Hill House” (Emanuela Stella) (1.351)
  • Nuova Bella, 230 metri sul livello del mare | Storie di Provincia (Salvatore Giuseppe Di Spena) (1.214)
  • “Caro Professore Ordine, quando ci facevi lezione tu…” lettera da un giovane vecchio studente (Domenico Benedetto D'Agostino) (1.088)
  • Sul teatro e sull’arte. La funzione catartica dell’arte e quella alienante dei moderni mezzi espressivi (Davide De Grazia) (983)
  • La “sans par”, la donna più bella del Rinascimento: Simonetta Vespucci (Emanuela Stella) (971)
  • Il quartiere Bella in un racconto dell’Ottocento (Salvatore Giuseppe Di Spena) (931)
Copyright 2026 — manifestblog. All rights reserved. Blogsy WordPress Theme