Archeologia e Podcast. Breve chiacchierata con Chiara Boracchi
Si è tenuto la scorsa settimana l’interessante incontro al Museo Archeologico Lametino, per il ciclo “Antico e Comunicazione”, con l’archeologa, giornalista e podcaster Chiara Boracchi. Celebre sul web per il podcast “Archeoparole” in cui racconta in modo accattivante il mondo dell’archeologia. Milanese, scrive anche di ambiente su LifeGate e ha collaborato su Archeostorie fino al 2022, coniugando la stessa archeologia con il mondo della sostenibilità. All’attivo anche un libro dedicato, “Branded Podcast. Dal racconto alla promozione come “dare voce” ad aziende e istituzioni culturali” (Flaccovio, 2020). In una breve chiacchierata, Chiara Boracchi ha risposto alle nostre domande. Tutto dopo la puntuale conferenza, insieme all’archeologa Stefania Mancuso, e con i saluti istituzionali della direttrice del Museo, Simona Bruni e del direttore della DRM Calabria, Fabrizio Sudano.

«Il podcast ha moltissime potenzialità – ci spiega Boracchi – secondo gli ultimi dati Ipsos sarebbero 12 milioni le persone in Italia che li ascoltano, circa il 39% sono giovani under35, il podcast è personale, on-demand, uno strumento che si attiva come e quando vuoi». E sui rischi, o anzi sui limiti stessi, vista la difficile mission di comunicare un mondo complesso, come l’archeologia, con uno strumento di solo ascolto?
«L’archeologia è fatta di oggetti, quindi per raccontarli bisogna trovare degli escamotage, per esempio raccontando delle persone coinvolte nei ritrovamenti. Oppure raccontando le storie connesse a quegli stessi oggetti. È difficile perché l’archeologia ti porta a chiederti com’è fatto l’oggetto, da dove viene la materia prima, dove è stato costruito, chi lo ha lavorato. Sono domande attuali che hanno a che fare oggi anche con il tema della sostenibilità sociale e ambientale».
Sostenibilità che, per Chiara Boracchi, con l’archeologia si incontra nel settore del turismo sostenibile. «Se vediamo i numeri del Ministero – aggiunge l’archeologa – di solito ci si concentra sui grandi musei, su quelli che fanno effettivamente più numeri, ma questo è un turismo di mass, che punta su pochi beni culturali molto belli ma anche molto noti, e che tralascia una vastità di patrimonio culturale che è invece invisibile».
La strada è insomma ampiamente tracciata, l’archeologia ha bisogno di tutti i media, di quelli tradizionali e di quelli più aggiornati, e l’esperienza di Chiara Boracchi, raccontata da lei stessa al Museo Archeologico Lametino, ha insegnato come consolidare il rapporto tra patrimonio culturale e fruitori della cultura, attraverso il sempre più importante strumento del podcast. Chiara Boracchi è anche su Substack, dove è possibile seguirla tramite il suo progetto “L’orecchio di Dioniso“.
Vive a Lamezia Terme, legge e scrive dove gli capita. A tempo perso si è laureato in Beni Culturali e in Scienze Storiche, a tempo perso gestisce il blog Manifest e a tempo perso è responsabile della Biblioteca Galleggiante dello Spettacolo del TIP Teatro. Di fatto, non ha mai tempo. Ha pubblicato due romanzi, "Al di là delle dune" (2023, A&B) e "Quattro apocalissi" (2024, Qed) e un racconto, "Il buco nero" (2025, Galileo Editore).
